TERMINATOR SALVATION

Titolo Originale: Terminator Salvation: The End Begins
Genere: Fantascienza, Avventura, Drammatico
Regia: McG (Joseph McGinty Mitchell)
Sceneggiatura: Anthony Zuiker, John Brancato, Jonathan Nolan, Michael Ferris
Cast: Christian Bale, Sam Worthington, Anton Yelchin, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard, Roland Kickinger, Michael Ironside, Helena Bonham Carter, Chris Ashworth
Colonna Sonora: Danny Elfman
Produzione: The Halcyon Company, IMF Internationale Medien und Film GmbH & Co. Produktions KG, Intermedia Films, Lin Pictures, T Asset Acquisition Company
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 115 minuti
Data di uscita: 5 Giugno 2009

 

“Terminator Salvation” è il primo capitolo di una nuova trilogia, ambientata nell’apocalittico futuro da cui provengono i cyborg chiamati Terminator e teatro della guerra tra umani e macchine.
Diretto con energia dal regista McG, autore dei due “Charlie’s Angels”, il film ha per protagonisti tre uomini destinati ad incontrarsi tra loro nel corso della guerra: il giovane Kyle (Anton Yelchin), destinato in futuro a viaggiare nel tempo, il misterioso Marcus (Sam Worthington) e John Connor (Christian Bale), quest’ultimo leader/eroe/profeta della resistenza umana contro l’avanzatissimo network robotico di Skynet, deciso a “sterilizzare” la terra dagli umani e che -nella precedente trilogia- aveva tentato inutilmente di eliminare Connor spedendo indietro nel tempo vari androidi killer.
Se nei tre precedenti film avevamo visto tre differenti tipi di Terminator antropomorfi come il T-800 (interpretato da Schwarzenegger), il T-1000 (Jason Patrick) e la Terminatrix (Kristanna Loken), in questo nuovo capitolo scopriremo un numero più alto di macchine assassine, ovvero motocicli antropomorfi, serpenti meccanici, hovercraft e giganteschi robot.

La proliferazione di modelli robotici, con relativi effetti speciali, è uno dei pochi elementi di interesse (soprattutto visivo) di questo film, che presenta una storia fin troppo lineare e banale, popolata da personaggi caratterizzati senza molti spunti d’introspezione. Tutto è raccontato con molta velocità e poca sostanza, immergendo fin dai primi momenti lo spettatore nel vivo della storia, introdotta da un paio di righe di riassunto dopo i titoli di apertura. In questo nuovo capitolo non ci viene mostrato l’inizio del conflitto (per l’attacco atomico di Skynet dobbiamo andare a rivederci il finale di “Terminator 3”), ma assistiamo alla guerra in corso, che viene illustrata in maniera blanda e schematica, assumendo i contorni di un semplice sfondo alle vicende di Marcus, John e il giovane Kyle.
La sceneggiatura non riesce a raccontare efficacemente l’ambito di devastazione, di paura e pericolo inerente una guerra contro un nemico implacabile e metodico, né tantomeno sviluppa progressivamente fatti e personaggi, con una storia che si limita a fungere da giustificazione narrativa per una serie di sequenze d’azione. Lo spettatore non viene catturato emotivamente dalla trama, di per sé abbastanza superficiale e noiosa nonostante larghezza di mezzi, effetti speciali ed un montaggio asciutto e veloce. Causa di questo non è imputabile soltanto alla debolezza dello script, ma anche alla regia di McG, professionista tecnicamente anche preparato, ma fallace da un punto di vista di costruzione narrativa, con inquadrature scolastiche e poco creative, senza un’ombra di pathos né di focalizzazione dei personaggi.

Ulteriore elemento di allontanamento dalla prima trilogia è il concepimento di un habitat non più notturno né post-urbano, bensì selvaggio, illuminato ed agreste, che si allontana dalle atmosfere originali riportando alla mente addirittura quelle della saga di “Mad Max” (vedi la sequenza dell’inseguimento tra l’autorimorchio e la robomoto), sottraendo così continuità e solidità alla storia del film in rapporto a quanto già visto precedentemente.
E’ poi assente quel clima claustrofobico di desolazione e pericolo incombente che il regista James Cameron era riuscito a dipingere nei brevi flashback all’interno dei suoi due “Terminator”; benché coscienti delle differenze e difficoltà che ci siano tra il realizzare pochi minuti di un film ed un intero lungometraggio, non possiamo non notare quanto quello di McG sia meno originale e più debole narrativamente dei film diretti da Cameron. “Terminator Salvation” è un prodotto commerciale fine a sé stesso, privo della drammaticità, l’ineluttabilità e la caratterizzazione dei personaggi del leggendario “Terminator” del 1984, limitandosi a sfruttarne giusto gli archetipi principali. E la strizzata d’occhio ai precedenti episodi, con il cameo (digitale) di Schwarzenegger/Terminator, non fa altro che sottolineare l’estraneità di questo film con gli altri, aumentando delusione e nostalgia del pubblico.

Paolo Pugliese