Nell’estate
del 1979 un gruppo di adolescenti di una piccola cittadina
dell’Ohio sta girando un film amatoriale con una cinepresa
in Super 8 vicino ai binari della ferrovia. Mentre sono impegnati
nelle riprese, assistono ad uno spettacolare incidente ferroviario,
in cui deraglia un treno in corsa a causa dell’impatto
con una macchina. Nella contea arriva subito l’esercito,
che comincia a recuperare materiale misterioso trasportato
dai vagoni militari e poi comincia a delimitare la zona e
far sfollare la gente, in base al rischio di un contagio biologico.
Lo sceriffo locale, insospettito dal comportamento criptico
delle autorità militari, indaga per conto suo e scopre
qualcosa di molto più spaventoso di quanto all’inizio
avesse osato immaginare: il treno stava trasportando un carico
militare segreto proveniente dall’Area 51, in Nevada,
e i soldati stanno dando la caccia a qualcuno, o qualcosa,
fuggito dal treno…
Per
inquadrare questo film nella giusta ottica, bisogna fare una
piccola, ma basilare, precisazione: “Super 8”
è un nostalgico omaggio ai cosiddetti “Pop Corn
Movies” di fine anni ’70 e metà anni ’80;
una pellicola che si rifà abbondantemente ad un certo
tipo di cinema di intrattenimento creato da gente come Steven
Spielberg (non a caso produttore di questo film), George Lucas
e Joe Dante. A distanza di anni, infatti, vengono ripresi
tutti i collaudati elementi concettuali e narrativi di un
genere avventuroso-fantastico le cui regole oggi appaiono
sorpassate o dimenticate, ma che in realtà hanno lasciato
semi a livello germinale nel moderno cinema che conosciamo
oggi. Il gruppo di ragazzini protagonisti, l’ambientazione
nella piccola cittadina di provincia, l’entità
extraterrestre, le azioni autoritarie e ottuse dell’esercito,
l’anno 1979 e le prime Bmx citano apertamente un trittico
di pellicola famose Spielberghiane come “E.T.”,
“Incontri Ravvicinati del terzo Tipo” e “I
Goonies”, ma anche film di genere come “Starman”,
“Gremlins”, “Andromeda”, “Predator”
e persino “King Kong”. E’ soprattutto dai
primi tre che il furbo regista/sceneggiatore/produttore J.J.
Abrams assimila materiale e modelli di riferimento per la
sua opera, replicandone il timbro narrativo di innocua avventura
thrilling mescolata al percorso di formazione adolescenziale,
in fuga dal mondo (crudele) degli adulti.
Il
film, al di là del suo aspetto citazionistico, mantiene
una certa coerenza di fondo, con un intreccio che alterna
due livelli diversi di racconto, uno contenuto nell’altro:
da un lato si pone la minaccia dell’esercito e la presenza
ultraterrena in una determinata zona, con conseguenze dirette
sulla gente, mentre dall’altro c’è la narrazione
incentrata sui ragazzini protagonisti, con un’attenzione
introspettiva sia per le dinamiche del gruppo sia per la loro
interiorità pre-adolescenziale. Una piccola storia
(quella dei ragazzi, quasi tutti ben caratterizzati) che viene
inserita in una più grande (quella della fuga/incontro
ravvicinato alieno), con un’impostazione narrativa che
gioca non solo con generi e citazioni, ma anche con archetipi
di mistery e di fantascienza classica (“Destinazione
Terra” o “Ultimatum alla Terra”, ad esempio),
mantenendo fino in fondo un’ambiguità sulla natura
(e soprattutto sull’aspetto) dell’extraterrestre,
che sarà rivelato solo nell’ultima dozzina di
minuti del film, replicando sia l’estetica della creatura,
sia il suo scontro contro l’esercito, visti nel “Cloverfield”
prodotto dallo stesso Abrams. Autocitazione? Certamente si.
La
tensione del film, però, viene progressivamente a mancare
a causa di uno spropositato dilatamento della storia, senza
inserire adeguati elementi a suffragio, con una catena di
eventi narrati mal suddivisa, soprattutto nella prima parte;
in essa, nonostante un ottimo e promettente inizio, non accade
sostanzialmente molto: un limbo narrativo di oltre un’ora
al quale finalmente segue l’atteso incontro ravvicinato
e risolutore che dà senso compiuto alla storia di “Super
8”, in un finale che risulta frettoloso nonostante trasudi
di quella poesia adolescenziale tipica del cinema di Spielberg.
Se lo sviluppo della trama è tutt’altro che perfetto,
la pellicola è comunque interessante dal punto di vista
della regia, con Abrams che dimostra di conoscere bene la
sintassi filmica. Completa il quadro un funzionale cast composto
da attori non famosi, ma bravi, con una menzione speciale
per la piccola Elle Fanning (sorella dell’altra talentuosa
Dakota Fanning), la cui presenza buca lo schermo e mette in
ombra tutto il resto. Occhio, infine, ai bei titoli di coda.
Paolo
Pugliese