Dopo
piccoli gioielli di genere quali “Trainspotting”,
“The Beach” e “28 Giorni Dopo…”,
Danny Boyle, regista che predilige la fantascienza elegante
e la bellezza scientifica, torna sul grande schermo con una
pellicola che risulta però essere una delle sue opere
meno riuscite. SUNSHINE affronta il tema dell’estinzione
del Sole: nel 2057 l’astro rischia di spegnersi e con
esso tutto il genere umano. Unica speranza di salvezza sarà
trasportare un dispositivo nucleare che dovrà cercare
di ridare vita al Sole. La missione viene affidata alla navicella
Icarus II e al suo equipaggio, otto astronauti che, agli ordini
del capitano Kaneda, cercheranno di portare a termine il difficile
compito e a salvare la Terra. Ma il viaggio è tormentato
da insidie ed imprevisti: l'equipaggio prima capta misteriosi
segnali di un’altra navicella -la Icarus I- partita
per la stessa missione e scomparsa sette anni prima, poi perde
il collegamento radio e si ritrova a dover combattere non
solo per il futuro del nostro Pianeta, ma anche per la propria
sopravvivenza e salute mentale.
Nelle intenzioni del regista, SUNSHINE sarebbe dovuto essere
“un viaggio psicologico”, che però ha perso
questa sfumatura e questa peculiarità a causa di buchi
narrativi e di una trama sviluppata male, supportata e resa
forte solo da una qualificata preparazione tecnica, dalla
fotografia (Alwin Kuchler) con lenti anamorfiche, dagli esterni
realizzati in CGI dalla Moving Picture Company e in scenografie
(Mark Tildesley, designer Richard Seymour) ispirate a sottomarini
nucleari, impianti di trivellazione petrolifera, missioni
NASA e riprodotte in vari teatri di posa con set costruiti
anche in dimensioni reali.
Debole anche l’interpretazione dei protagonisti: è
pur vero che gli astronauti sono provati da una permanenza
nello spazio di ben 16 mesi ai limiti delle umane possibilità,
in cui si prova di tutto ed è facile andare fuori di
testa, ma finiscono per sembrare tutt'altro che professionisti:
litigano, urlano, si accusano, si disperano, si sedano per
non suicidarsi, con dialoghi banali, sterili che impoveriscono
ancora più la trama.
Il clima claustrofobico e visionario proprio di Boyle finisce
però per sminuire la dimensione spazio-temporale del
film e l’attrattiva del vuoto cosmico, delle astronavi
nello spazio, della maestosità dei corpi celesti, in
un miscuglio di elementi thriller, azione e horror alquanto
disomogenei. Il regista si ispira visibilmente a Kubrick e
a Tarkovskij per raccontare il complesso incontro tra l’uomo
e la quiete dello spazio, ma infarcisce la pellicola di un
troppo banale spiritualismo: vengono rivelati segreti, prendono
vita nuovi misteri e gli astronauti si trovano alle prese
con qualcosa di razionalmente incomprensibile, con il Sole
morente che porta messaggi impenetrabili dalla forte valenza
trascendente. Abbondano i deliri misticheggianti ed apocalittici,
che rendono ridicole le tematiche alla base del film, tematiche
che non arrivano mai e che non vengono esplicitate abbastanza.
Possiamo dire che SUNSHINE è un film che mette in primo
piano l’eterna lotta tra la scienza e la fede, tra l’uomo
ed i suoi limiti –da notare, infatti, il nome dell’astronave,
Icarus, proprio come l’uomo che osò sfidare gli
dei volando verso il Sole-, un film che in un primo momento
sembra per coinvolgere lo spettatore, ma che poi, ad una seconda
rivisitazione a mente fredda, non riesce neanche ad essere
di intrattenimento e ad appassionare, data la narrazione delle
vicende, che avvengono in maniera quasi meccanica, e vista
anche la scarsa caratterizzazione e il poco approfondimento
psicologico dei personaggi, che in un contesto “chiuso”
come quello della navicella, sarebbe stato fondamentale all’intreccio.
Nonostante questa trama tentennante, questa mescolanza troppo
confusa di generi e questo “essere anonimi” dei
personaggi che non affrontano neanche lontanamente il dilemma
morale, bella è tutta la poesia incentrata sul Sole,
sulla sua luce, sul suo messaggio, che riesce a trasmettere
qualche brivido al pubblico e a dare qualcosa di “nuovo”
alla pellicola e al genere Sci-fi.
Valeria
Marinaccio