SUCKER PUNCH

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico, Fantasy
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Steve Shibuya
Cast: Emily Browning, Vanessa Hudgens, Jamie Chung, Carla Gugino, Jena Malone, Abbie Cornish, Scott Glenn, Jon Hamm, Oscar Isaac, Danny Bristol
Colonna Sonora: Marius De Vries, Tyler Bates
Produzione: Cruel & Unusual Films, Legendary Pictures, Lennox House Films, Warner Bros. Pictures
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 25 Marzo 2011

 

Film definito dal suo stesso regista Zack Snyder come un “Alice nel paese delle meraviglie con i mitragliatori”, Sucker Punch è un Action-Fantasy-Dark che mescola atmosfere fantascientifiche e steampunk a quelle di film bellici e di cappa e spada giapponesi, con una storia drammatica ambientata in un manicomio degli anni ’50. La protagonista è una ragazza (Emily Browning) che, dopo la morte della madre, viene rinchiusa dal perfido patrigno in un manicomio: per sfuggire ad una realtà ed un destino orribili, la ragazza si rifugerà in un proprio mondo di fantasia nel quale è una guerriera chiamata Babydoll. Col passare del tempo inserirà nel suo sogno altri personaggi conosciuti nel manicomio, ovvero, le guerriere Blondie (Vanessa Hudgens), Amber (Jamie Chung), Rocket (Jena Malone) e Sweet Pea (Abbie Cornish). Con loro vivrà avventure incredibili tra bombardamenti, ninja, killer robotici, draghi, soldati zombie, realtà alternative, duelli con spade, scontri a fuoco ed arti marziali. Nell’arco di 5 giorni, che precedono la sua lobotomia, Babydoll utilizzerà il suo stesso mondo onirico per pianificare un’evasione dal manicomio, coordinandosi insieme alle sue amiche.

Forte di successi cinematografici come “300”, “Watchmen” e il remake “L’Alba dei morti Viventi”, Zack Snyder ha ottenuto carta bianca per la realizzazione di questo progetto che lo vede autore completo, firmando sia regia che sceneggiatura: il risultato però, è tutt’altro che riuscito, rivelandosi una Luna Park cinematografico pieno di luci, colori ed effetti speciali, ma senza contenuti rilevanti, sostituiti da eccessivi virtuosismi tecnici e citazioni cinematografiche che rasentano il plagio (da “Il Signore degli Anelli” a “Kill Bill” e “Batman Begins”, tanto per fare qualche nome).
Sorretto da una sceneggiatura esilissima, sia nei suoi elementi narrativi che nel suo sviluppo e nella caratterizzazione dei suoi personaggi, “Sucker Punch” si svolge come un videogioco, con 5 livelli di progressiva difficoltà che corrispondono ad altrettante missioni oniriche ambientate di volta in trincee nemiche, una Parigi bombardata, treni blindati, pianeti alieni, castelli con orchi e draghi: ogni missione corrisponde alla ricerca di 5 oggetti (una piantina, un coltello, una chiave, un accendino…) che serviranno per la fuga dal manicomio. Il problema è che, a parte l’inizio e la conclusione, il film non fa mai vedere la realtà oggettiva della protagonista nell’ospedale psichiatrico, ma le sovrappone un doppio impianto onirico: da un lato il manicomio viene sostituito da una specie di bordello lager dove sono imprigionate le 5 ragazze/pazienti/guerriere, mentre dall’altro le fasi della pianificazione della fuga sono visualizzate sotto forma di missioni suicide di cui sopra. Un impianto narrativo estremamente labile, farraginoso e ripetitivo che procede a compartimenti stagni, con sequenze d'azione pretestuose e scollegate tra loro, che stancano fin da subito nonostante un tripudio di effetti speciali e virtuosismi registici e di montaggio. La causa principale è che, nonostante un impianto visivo molto ricco e un’idea centrale abbastanza originale e divertente (pianificare un'evasione attraverso un'avventura immaginaria), il film sconta la pochezza di una narrazione improntata su un’eccessiva cifra stilistica senza il supporto di una sceneggiatura valida e concreta.

Più che un film, quindi, il pubblico si trova davanti un’accozzaglia di scene da fumetto che saccheggiano l'iconografia di videogiochi, comics americani, manga giapponesi ed altri film; il tutto senza un'oncia di originalità o di rielaborazione, scopiazzando a destra e sinistra senza curare minimamente una sceneggiatura che, sulla carta, poteva essere anche interessante, ma la cui trasposizione su pellicola è quanto mai superficiale, banale e ripetitiva.

Paolo Pugliese