In
partenza per un lungo viaggio di affari in Vietnam, la famiglia
Greenberg decide di lasciare le chiavi della loro villa a
Roger, un parente prossimo da poco dimesso da un ospedale
psichiatrico per un forte esaurimento nervoso. Sarà
lui a occuparsi della piscina, delle pulizie, e del cane,
Mahler, mentre i parenti sono impegnati altrove. Florence
è, invece, l’assistente tuttofare della famiglia
Greenberg: è simpatica, amichevole, e soprattutto dispensa
un sorriso per tutti. Il primo incontro tra i due, seppure
alle prime imbarazzante, sarà un modo per scoprirsi,
cercare di creare una affinità tra due persone che
hanno perso il senso della realtà, e che stanno cercando
una loro dimensione nel mondo di oggi. Dopo vari tentennamenti,
e una graduale rottura delle barriere alzate per protezione,
essi capiranno di provare dei forti sentimenti l’un
l’altro, decidendo di frequentarsi e trovare assieme
un punto in comune.
Noah Baumbach ha scritto questa sceneggiatura, coadiuvato
dall’attrice Jennifer Jason Leigh, che nel film ha una
breve parte, come ex fiamma del protagonista, ripensando a
quanti si ritrovano a dover venire a patti con l’età
che avanza e con la sensazione di non aver fatto nulla di
concreto, o abbastanza coerente con le loro aspettative.
Roger, l’attore Ben Stiller, dimostra una totale identificazione
con questo uomo goffo, ansioso, spaventato dal mondo che lo
circonda, preferendo vivere in un lontano passato, che riaffiora
ogni qualvolta è vicino al suo amico Ivan, l’attore
inglese Rhys Ifans, ignorando il futuro e una possibile evoluzione
nel rapporto con Florence.
L’assistente dei Greenberg, Greta Gerwig, una giovane
attrice alternativa, è perfetta per questa interpretazione:
ha smarrito l’orientamento della sua vita, non sa in
che direzione muoversi, ma va avanti in maniera costante senza
pensarci su troppo.
Nei
loro confronti verbali, durante i loro appuntamenti alla cieca,
capiranno che hanno eretto delle barriere per protezione,
e che è inutile cercare altrove quando la felicità
è invece a portata delle loro mani, in un possibile
futuro assieme. Un legame che si cementa nel film, e che la
fotografia mostra in maniera splendida: gli attori hanno dei
volti tesi ma ancora confusi, e i loro occhi ci trasmettono
tutta la loro incapacità di parlare, di esprimersi.
Una pellicola non di facile impatto, e che forse alcuni spettatori
troveranno difficile da decifrare, ma che merita comunque
una visione.
Alessandro Cristofaro