Stella
é una ragazzina di undici anni, che vive in un quartiere
operaio nei dintorni di Parigi. E’ il 1977 ed i genitori
di Stella, che gestiscono un bar trascurando inconsapevolmente
la figlia, riescono a farla ammetterla in una prestigiosa
scuola borghese. Per Stella non è facile ambientarsi,
ma intreccerà un’amicizia con Gladys, figlia
di due intellettuali ebrei argentini, che diventerà
la sua migliore amica. Grazie a lei ed alla frequentazione
della sua casa, ricca di libri, Stella inizierà un
percorso di crescita apprezzando col tempo l’occasione
di studiare che i suoi genitori le hanno dato con sacrificio.
Ci
sbilanciamo subito nel dire che “Stella” è
un piccolo gioiello di cinema intimista e neorealista, con
una storia autobiografica che la regista-sceneggiatrice Sylvie
Verheyde ha saputo raccontare con molta semplicità
e delicatezza. Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza
della piccola protagonista è narrato senza filtri,
con pudore e soprattutto una sensibilità che finisce
per coinvolgere il pubblico come solo pochi registi hanno
saputo fare (ad esempio Francois Truffault con “I
400 Colpi”).
“Stella” propone una storia dai caratteri universali,
inerente il mondo della psiche infantile costituito da tutti
quegli elementi riconosciuti da ogni spettatore come “propri”
passi di crescita interiore: l’incomprensione con i
genitori, le difficoltà nello studio, il rapporto spesso
ostico con i compagni di scuola ed i professori, l’emancipazione,
i sogni, le canzoni, l’autorità castrante degli
adulti, le feste, i primi impulsi sessuali, il condividere
emozioni e segreti con l’amico del cuore e, purtroppo,
il pericolo di aggressioni a sfondo pedofilo.
La
struttura narrativa del film, pur peccando di un’impostazione
iniziale un pò didascalica, rivela una costruzione
intelligente e sincera che non va mai oltre le righe spingendo
le situazioni all’eccesso, né vuole dimostrare
qualcosa, salvo le inquietudini e le insicurezze della prima
adolescenza in una sorta di intimo diario esistenziale. A
sottolineare questo percorso c’è l’escamotage
della voce fuori campo di Stella che ci racconta la sua solitudine
iniziale e la sua progressiva scoperta del mondo con un velo
di sottile ironia.
L’interprete di Stella, Lèora Barbara, è
un piccolo prodigio di spontaneità e naturalezza e
contribuisce non poco al realismo ed al candore della storia.
Segnaliamo anche l’ultima interpretazione di Guillaume
Depardieu, attore di belle speranze figlio di Gérard,
stroncato da una polmonite lo scorso 13 ottobre che ci regala
un bel personaggio di sensibile amico adulto di Stella.
Paolo
Pugliese