Wall
è un piccolo villaggio separato da un muro di pietre
dal regno di Faerie, una terra parallela popolata sia da esseri
umani che da creature soprannaturali. Il giovane Tristan (Charlie
Cox), per conquistare il cuore della sua amata Victoria (Sienna
Miller), le promette di regalarle una stella cadente; attraversando
una breccia nel muro proibito, il giovane si imbarca in un’epica
ricerca, viaggiando in un mondo dove regna la magia fino a
trovare una stella che ha però le spoglie di Yvaine
(Claire Danes), una ragazza incantevole ferita a causa della
sua caduta sulla terra. Tristan inizia il viaggio di ritorno
portando con se la giovane donna durante il quale dovrà
confrontarsi con vari pericoli, come il pirata Shakespeare
(Robert De Niro), la strega malvagia Lamia (Michelle Pfeiffer)
ed i figli di un re che si uccidono a vicenda per succedere
al padre, tutti interessati ad ottenere –letteralmente-
il cuore della stella, in grado di donare l’immortalità.
Tristan sarà così l’unico difensore di
Yvaine, finendo per innamorarsene e scoprendo così
un destino inaspettato...
“Stardust”
è la trasposizione cinematografica dell’omonimo
romanzo fantasy di Neil Gaiman, celebrato autore di best sellers
come “Sandman”, “American Gods” e
“Coraline”, nonché seconda opera del talentuoso
Matthew Vaughn, produttore dei primi film di Guy Richie (“Lock
& Stock”, ”The Snatch”) e regista del
sorprendente “Layer Cake/The Pusher”, un noir
riuscitissimo che ha lanciato Daniel Craig, nuovo volto di
James Bond.
Film dall’estetica elegante ed a tratti bizzarra e visionaria,
“Stardust” è in sintesi una favola fantasy
dai temi adulti che narra, fondamentalmente, una storia d’amore
romantica ed al tempo stesso avventurosa, arricchita da elementi
fantastici ma anche più “terreni” come
i complotti, omicidi e tradimenti che contribuiscono a mettere
fuori target questo film: una favola nera consigliata più
agli adulti che ai bambini nonostante una rassicurante atmosfera
retrò da classico film di cappa & spada (che
spesso erano estremamente cruenti, vista l’inesistenza
del controverso concetto del “Political Correct”).
La
regia di Vaughn è sobria ed intelligente, riuscendo
a cogliere in pieno lo spirito del romanzo grafico di Gaiman
che concilia la struttura classica della fiaba con elementi
moderni di riflessione ed introspezione. Il regista cerca
di andare oltre l’elemento favolistico/fantastico con
un marcato approccio introspettivo, prediligendo di più
le inquadrature ravvicinate a riprese ad ampio raggio (che
comunque non mancano). Interessanti alcune invenzioni
del film, come la luminescenza di Yvaine
che a seconda delle emozioni splende come una stella, oppure
il
vascello volante dei cacciatori di fulmini o ancora la figura
dei fantasmi spettatori della vicenda.
Il film risulta però assai lungo, con un’impostazione
narrativa molto “parlata” che finisce per bilanciare
negativamente il lato spettacolare della vicenda, rischiando
spesso di stancare lo spettatore nonostante un umorismo tipicamente
inglese
che alleggerisce spesso i toni del racconto.
Inoltre, “Stardust” non è strutturato in
maniera efficace, presentando un certo squilibrio nelle sue
due parti: ad un primo tempo che fatica ad entrare nel vivo
con una lunghissima introduzione, segue un secondo tempo fin
troppo a centro dell’azione, il cui ritmo cresce esponenzialmente
nel raccontare eventi che si susseguono in maniera catartica.
Affollato
e spettacolare il cast degli attori, tra cui assolutamente
spicca per grande ironia Michelle Pfeiffer nei panni della
maliziosa Lamia, che rappresenta l’incapacità
di accettare la vecchiaia; per presenza scenica segnaliamo
anche l’eterna emergente Claire Danes (“Romeo+Juliet”),
la cui recitazione, però, sfiora il petulante; deludenti,
invece, il protagonista Charlie Cox (assolutamente inespressivo
ed inconsistente) ed anche Robert de Niro, il quale gigioneggia
come al solito nel ruolo dell'esilarante pirata Shakespeare
segretamente gay che ha poca sostanza e credibilità
rimandando, per movenze femminili, al Jack Sparrow di Johnny
Depp.
Paolo
Pugliese