Operazione
di rilancio del monumentale marchio creato dal compianto Gene
Rodenberry (con all’attivo 9 film e 5 serie televisive
nel corso di oltre 40 anni), questo nuovo Star Trek
ne rinverdisce i fasti ripartendo praticamente da zero. Ambientato
in un passato alternativo e precedente a tutti le pellicole
ed i serial finora visti, il film è un’operazione
a metà tra il prequel ed il reboot, proponendo un nuovo
inizio della saga: ed ecco quindi il primo viaggio della mitica
U.S.S. Enterprise con le origini e le avventure giovanili
di due personaggi amatissimi dal pubblico come il capitano
James T. Kirk e il dottor Spock: qui, ventenni, si incontreranno
nell’accademia della Flotta Stellare per poi affrontare
insieme la loro prima missione nello spazio, con l’inizio
della loro amicizia conflittuale (ma leale) ed anche
il primo scontro con specie aliene bellicose rappresentate
dai terribili e vendicativi Romulani.
Alla cabina di comando c’è lo sceneggiatore e
regista J.J. Abrams, creatore di serie televisive di culto
come “Lost” ed “Alias” nonché
autore del discreto “Mission: Impossible 3”, il
quale insieme agli sceneggiatori Alex Kurtzman e Roberto Orci
(“Transformers”) si è inventato un curioso
escamotage narrativo per collegare questo nuovo film all’universo
originale di Star Trek, trovando al tempo stesso un proprio
percorso narrativo senza farsi schiacciare dal peso di quanto
già visto: ebbene, a causa di un viaggio indietro nel
tempo da parte di una potentissima astronave di Romulani,
la realtà di Star Trek cambia, passando dagli eventi
della serie televisiva degli anni ’60 a quelli di questo
film. Una linea temporale alternativa avallata (e spiegata)
dal dottor Spock originale (interpretato dallo storico
Leonard Nimoy), che piomba anche lui dal futuro a causa
di un’anomalia spazio-temporale provocata da un Buco
Nero.
Questo
nuovo Star Trek risulta un buon prodotto d’intrattenimento:
un film di fantascienza spettacolare e credibile come non
se ne vedevano da anni, con una storia concreta e lineare,
che propone numerosi colpi di scena oltre a un buon equilibrio
tra momenti introspettivi ed avventurosi; da quest’ultimo
punto di vista, il film si discosta dalla fantascienza asettica
e parlata dei titoli precedenti, con un approccio narrativo
più concitato che vede l’azione (soprattutto
fisica) in primo piano, con i vari personaggi che agiscono
tanto a bordo dell’astronave quanto in prima persona,
protagonisti anche di momenti brillanti con battute e gags
che alleggeriscono il pathos delle vicende senza però
svilirlo.
In maniera non troppo gratuita, ma in linea con gli eventi,
il film ci espone a un vasto ed immaginifico repertorio visivo
a base di battaglie tra astronavi, inseguimenti, teletrasporti,
scontri a fuoco, cadute nel vuoto, mostri alieni, distruzioni
di pianeti, arditi espedienti e tecnologia futuristica; il
look scenografico è ispirato a quello della prima serie
di Star Trek (per costumi, tecnologia ed ambientazioni)
ovviamente aggiornato ed adattato per sembrare sia retrò
rispetto a quanto visto nei film e nelle serie televisive
più recenti, ma al tempo stesso più hi-tech
rispetto alla tecnologia dei giorni nostri, con una dicotomia
tra design moderno ed idraulico-industriale (la sala motori
dell’Enterprise, ad esempio, è simile ad una
fabbrica petrolchimica).
Il
film, per la ragioni spiegate sopra, risulta perfettamente
fruibile tanto per appassionati quanto per spettatori non
esperti del fenomeno Star Trek, con una vicenda che ne ricicla
e rinnova coerentemente le tematiche con eventi, caratterizzazioni
e spunti espressi in maniera pulita e senza sbavature, nonostante
il secondo tempo risulti narrativamente più ridondante
nonché elegiaco (specie nel finale) rispetto
alla mitologia “Trekker”, impedendo una completa
evoluzione del film rispetto al background cine-televisivo
originale.
Per quanto riguarda i personaggi, a parte il corposo cameo
di Leonard Nimoy, la produzione ha preferito un cast giovane
e poco conosciuto, con l’emergente Chris Pine ("Smokin'
Aces", "Baciati dalla Sfortuna") che interpreta
con vigore fisico ma anche con una certa staticità
espressiva il giovane Kirk, risultando comunque simpatico
al pubblico ma surclassato dall’inquieto Spock che,
con il volto del bravo Zachary Quinto (il cattivissimo Sylar
della serie “Heroes”), conquista molto spazio
ed attenzione nel film; anche gli altri attori che interpretano
i personaggi iconici dell’equipaggio dell’Enterprise
risultano particolarmente centrati, come un’insolitamente
espressivo Karl Urban ("Pathfinder", "Doom")
nel ruolo del Dottor Leonard "Bones" McCoy, oltre
ad una vibrante Zoe Saldana (“Vantage Point”,
“The Terminal”) come ufficiale alle comunicazioni
Uhura; i semisconoscuti John Cho (“Harold & Kumar”)
ed Anton Yelchin ("Alpha Dog") ci danno invece una
bella versione del pilota/samurai Sulu e del geniale navigatore
russo Chekov; il caratterista Bruce Greenwood (“33 Days”,
“Colpevole d’innocenza”) offre una credibile
interpretazione come carismatico comandante di vascello Pike,
mentre Eric Bana (“Munich”, “Troy”)
dà volto al villain del film, lo spietato generale
Nero, il quale seppur poco approfondito si rivela un nemico
classico ma non stereotipato, a differenza del personaggio
del capo ingegnere Scotty, interpretato macchiettisticamente
dal simpatico Simon Pegg (“Hot Fuzz”, “Shaun
of Dead”).
Paolo
Pugliese