Sidney
Young (Simon Pegg) è un sardonico giornalista inglese
attirato dal mondo del cinema e dello spettacolo che, nonostante
studi letterari ed un padre filosofo, sogna una carriera come
redattore di Gossip per Sharps, la più importante
rivista di settore. Quando l’editore-guru di Sharps,
Clayton Harding (Jeff Bridges), decide di dargli un’occasione,
Sidney si trasferisce a New York, ma a causa del suo temperamento
e della sua goffaggine collezionerà fin dal primo momento
una micidiale serie di figuracce all’interno della redazione.
Sottovalutato sia da colleghi che da gente dello spettacolo,
Sidney intreccerà un’amicizia conflittuale con
la collega Alison (Kirsten Dunst), riuscendo però ad
accordarsi con la potente manager Eleanor Johnson (Gillian
Anderson) ed arrivare al successo. Ma l’aver ceduto
a compromessi, sacrificando la sua libertà di giornalista
per confezionare articoli ed interviste concilianti e ruffiane,
peserà come un macigno sulla coscienza di Sidney, arrivando
ad una drastica decisione durante un’importante cerimonia
legata agli Oscar...
Star
System (ma il titolo originario How to Lose Friends
& Alienate People era molto meglio) è una
discreta commedia degli equivoci arricchita da tematiche di
satira nei confronti dei media americani, spesso troppo compiacenti
verso agenti di Star Hollywoodiane. Il film mostra con ironia
giocosa lo scambio di accordi e favori tra giornalisti ed
agenti per pubblicizzare divi e divette, in un circolo chiuso
dal quale tutti traggono benefici e privilegi barattando dignità
e informazione libera e trasparente. Da questo punto di vista,
il film piazza qua e là diversi colpi allo "star
system" americano, ma senza mai affondare la lama fino
in fondo, accontentandosi di una satira molto superficiale,
piuttosto che di una (feroce) critica di costume.
Ci sono poi alcuni elementi della storia che potevano e dovevano
essere approfonditi, come ad esempio il personaggio interpretato
da Bridges o il rapporto tra il Sidney e l’ingombrante
padre filosofo che, insieme ad altre cose, vengono accennate
nella trama e lasciate poi in sospeso.
Sospeso risulta anche il finale, i cui toni svoltano decisamente
sul sentimentale tralasciando il senso del grottesco del resto
del film, le cui belle premesse narrative non sono portate
ad un efficace compimento.
Nonostante
tutto Star System risulta una commedia di costume
gradevole e divertente, grazie soprattutto alla verve dell’inglese
Simon Pegg (“Hot Fuzz”, “Shaun of Dead”):
un attore poco noto ma decisamente brillante, con ottimi tempi
comici e con una mimica fisica e facciale che amplifica decisamente
l’impatto esilarante di molte sequenze. Accanto a Pegg,
il film schiera un buon cast di attori comprimari, da una
Kirsten Dunst (“Spider-Man”, “Mona Lisa
Smile”) che interpreta efficacemente il ruolo di collega
perfettina senza risultare però antipatica, all’emergente
Megan Fox (“Transformers”) nella parte autoironica
di starlet bellissima quanto viziata e sciocca; ottimi risultano
anche Jeff Bridges (“Il Grande Lebowski”) ed una
ritrovata Gillian Anderson (“X-Files”) i quali,
nonostante la brevità dei ruoli, sanno dare sostanza
e senso ai rispettivi personaggi che non risultano affatto
marginali nonostante il poco spazio loro concesso nella pellicola.
Paolo
Pugliese