THE SPIRIT

Titolo Originale: Id.
Genere: Avventura/Fantasy
Regia: Frank Miller
Sceneggiatura: Frank Miller
Cast: Gabriel Macht, Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson, Eva Mendes, Paz Vega, Jaime King, Sarah Paulson, Stana Katic, Johnny Simmons
Colonna Sonora: David Newman
Produzione: Lionsgate, Odd Lot Entertainment
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 108 minuti
Data di uscita: 25 Dicembre 2008

 

Personaggio dei fumetti creato nel 1940 dal grande cartonist Will Eisner, The Spirit è una sorta di supereroe sui generis ispirato a figure come il detective letterario/cinematografico Philip Marlowe (impersonato in quegli anni da Humprey Bogart), ma anche a personaggi come Batman e The Shadow/L’Uomo Ombra.

Il giovane criminologo Denny Colt viene ritenuto morto mentre insegue dei criminali, decidendo in seguito di sfruttare la situazione per proseguire la carriera come detective, adottando l’identità segreta di Spirit. Con la complicità del vecchio commissario Dolan e di sua figlia Ellen (che naturalmente si innamora di lui), il vigilante mascherato torna ogni notte puntualmente a perseguitare i criminali, che lo credono uno spettro. Il suo look (doppiopetto, cravatta rossa, gli immancabili guanti, cappello ed una minuscola maschera sugli occhi) rivela a tutti gli effetti il carattere di un personaggio più ironico e parodistico che supereroistico. Le storie di Eisner, scomparso recentemente, sono considerate ancora oggi uno dei capolavori in assoluto del fumetto americano, per l’originalità delle trame (spesso comiche), per gli ironici riferimenti al cinema noir degli anni ’40, ma soprattutto per i tagli, le inquadrature e le angolazioni quasi cinematografiche dei disegni.

Era quindi solo questione di tempo perché il cinema si accorgesse di questo personaggio, con una versione cinematografica scritta e diretta dal cartonist Frank Miller, uno dei migliori autori di fumetti attualmente in circolazione (“300”), diventato regista dopo aver co-diretto insieme a Robert Rodriguez l’adattamento di un altro suo fumetto, “Sin City”. Il suo talento visivo, unito anche alla sua profonda conoscenza del personaggio e dell’arte di Eisner (di cui è debitore), ha fatto sì che i produttori scegliessero lui per realizzare il film.
A parte alcune differenze rispetto al suo corrispettivo a fumetti (i “colori” del protagonista ed i suoi poteri sovrannaturali, ad esempio), il film si rifà ampiamente alle invenzioni ed alle atmosfere del fumetto, delineandosi come un noir notturno-metropolitano miscelato ad un humor parodistico decisamente sopra le righe.

“The Spirit” potrebbe essere un film d’intrattenimento tutto sommato godibile sotto un aspetto puramente visivo, ma ben presto il tratto superficiale e grottesco del racconto unito alla composizione esageratamente stilizzata della regia pesano come macigni sulla sua riuscita.
Si dia atto che Miller è titolare di un proprio registro stilistico, esportando sul grande schermo il suo stile di disegno, i cui elementi sono principalmente il contrasto tagliente tra luce ed ombra, inquadrature oblique e sequenze d’azione caleidoscopiche. Ma la transizione dell’arte pittorica di Miller in “The Spirit” non è delle più felici, con un film che appare fin da subito artefatto e ripetitivo, riprendendo l’impostazione virtuale ed in chiaroscuro di “Sin City”, con la maggior parte dei fondali e degli ambienti dell’immaginaria città di Central City creati al computer.
La regia è impostata su una composizione visionaria dell’immagine che appare eccessiva, soprattutto se rapportata ad un lavoro poco approfondito sulla struttura narrativa del film; la trama è estremamente debole, con dialoghi ridondanti e poco credibili che fanno da sfondo alle caratterizzazioni monotematiche e macchiettistiche di tutti i personaggi, con una storia che vorrebbe essere ironica e scade invece nel lezioso e nel ridicolo nonsense.

Miller fallisce sia come regista che come sceneggiatore, stravolgendo ed appiattendo un personaggio ricco di potenzialità come Denny Colt/Spirit a causa di una trama banale, scandita da rapidi cambi di inquadratura senza il benché minimo senso del ritmo narrativo: quello che funziona nelle vignette disegnate su carta non è detto che funzioni allo stesso modo sulla pellicola.
E’ preferibile che Miller torni al tavolo di disegno e lasci fare il regista ad altri.

Paolo Pugliese