Personaggio
dei fumetti creato nel 1940 dal grande cartonist Will Eisner,
The Spirit è una sorta di supereroe sui generis ispirato
a figure come il detective letterario/cinematografico Philip
Marlowe (impersonato in quegli anni da Humprey Bogart),
ma anche a personaggi come Batman e The Shadow/L’Uomo
Ombra.
Il
giovane criminologo Denny Colt viene ritenuto morto mentre
insegue dei criminali, decidendo in seguito di sfruttare la
situazione per proseguire la carriera come detective, adottando
l’identità segreta di Spirit. Con la complicità
del vecchio commissario Dolan e di sua figlia Ellen (che
naturalmente si innamora di lui), il vigilante mascherato
torna ogni notte puntualmente a perseguitare i criminali,
che lo credono uno spettro. Il suo look (doppiopetto,
cravatta rossa, gli immancabili guanti, cappello ed una minuscola
maschera sugli occhi) rivela a tutti gli effetti il carattere
di un personaggio più ironico e parodistico che supereroistico.
Le storie di Eisner, scomparso recentemente, sono considerate
ancora oggi uno dei capolavori in assoluto del fumetto americano,
per l’originalità delle trame (spesso comiche),
per gli ironici riferimenti al cinema noir degli anni ’40,
ma soprattutto per i tagli, le inquadrature e le angolazioni
quasi cinematografiche dei disegni.
Era
quindi solo questione di tempo perché il cinema si
accorgesse di questo personaggio, con una versione cinematografica
scritta e diretta dal cartonist Frank Miller, uno dei migliori
autori di fumetti attualmente in circolazione (“300”),
diventato regista dopo aver co-diretto insieme a Robert Rodriguez
l’adattamento di un altro suo fumetto, “Sin City”.
Il suo talento visivo, unito anche alla sua profonda conoscenza
del personaggio e dell’arte di Eisner (di cui è
debitore), ha fatto sì che i produttori scegliessero
lui per realizzare il film.
A parte alcune differenze rispetto al suo corrispettivo a
fumetti (i “colori” del protagonista ed i
suoi poteri sovrannaturali, ad esempio), il film si rifà
ampiamente alle invenzioni ed alle atmosfere del fumetto,
delineandosi come un noir notturno-metropolitano miscelato
ad un humor parodistico decisamente sopra le righe.
“The
Spirit” potrebbe essere un film d’intrattenimento
tutto sommato godibile sotto un aspetto puramente visivo,
ma ben presto il tratto superficiale e grottesco del racconto
unito alla composizione esageratamente stilizzata della regia
pesano come macigni sulla sua riuscita.
Si dia atto che Miller è titolare di un proprio registro
stilistico, esportando sul grande schermo il suo stile di
disegno, i cui elementi sono principalmente il contrasto tagliente
tra luce ed ombra, inquadrature oblique e sequenze d’azione
caleidoscopiche. Ma la transizione dell’arte pittorica
di Miller in “The Spirit” non è delle più
felici, con un film che appare fin da subito artefatto e ripetitivo,
riprendendo l’impostazione virtuale ed in chiaroscuro
di “Sin City”, con la maggior parte dei fondali
e degli ambienti dell’immaginaria città di Central
City creati al computer.
La regia è impostata su una composizione visionaria
dell’immagine che appare eccessiva, soprattutto se rapportata
ad un lavoro poco approfondito sulla struttura narrativa del
film; la trama è estremamente debole, con dialoghi
ridondanti e poco credibili che fanno da sfondo alle caratterizzazioni
monotematiche e macchiettistiche di tutti i personaggi, con
una storia che vorrebbe essere ironica e scade invece nel
lezioso e nel ridicolo nonsense.
Miller fallisce sia come regista che come sceneggiatore, stravolgendo
ed appiattendo un personaggio ricco di potenzialità
come Denny Colt/Spirit a causa di una trama banale, scandita
da rapidi cambi di inquadratura senza il benché minimo
senso del ritmo narrativo: quello che funziona nelle vignette
disegnate su carta non è detto che funzioni allo stesso
modo sulla pellicola.
E’ preferibile che Miller torni al tavolo di disegno
e lasci fare il regista ad altri.
Paolo
Pugliese