Forse
è la volta buona che si ricrederà chi pensa
che i film per ragazzi siano, per l'appunto, solo delle ragazzate.
L'importante è non cercare la complessità a
tutti i costi e, soprattutto, non scambiare quest'ultima per
un indicatore infallibile di bellezza filmica. Una volta ripulito
il filtro percettivo da certi canoni pregiudiziali, un film
come “Spiderwick - Le Cronache” può dimostrare
come un buon prodotto possa essere nel contempo semplice e
immediato.
Basta
uno script brillante, libero da ingerenze da parte di chissà
quale inutile guizzo, assieme a dei dialoghi asciutti, fulminei
ed a una trama che si regge da sé grazie a un plot
agevole ma non per questo meno affabulante.
Niente di più di quello che ci si può aspettare
da un film tratto da una serie di romanzi fantasy dal target
giovanile: una storia ad alta digeribilità, la genuinità
di qualche emozione e l'effetto morfina di novantasei minuti
di tributo all'immaginazione, al gusto della scoperta, agli
affetti familiari turbati ma non per questo meno sinceri.
Niente di nuovo, ma quel che c'è è fatto veramente
bene.
Tra
tutti i personaggi, i due ragazzini risultano essere i meglio
caratterizzati. Jared è curioso e avventato, mentre
suo fratello Simon è un animalista-pacifista in erba,
intelligente e tranquillo. Entrambi devono al giovanissimo
Freddie Highmore un'interpretazione sentita e vincente. Dopo
aver recitato la parte del piccolo Charlie ne “La Fabbrica
di Cioccolato”, la piccola star di Hollywood si ritrova
a dare voce, corpo e anima allo ying e allo yang di se stesso.
Una prova dura, eppure pienamente superata.
Qualche sporadica gag aggiunge divertimento a divertimento,
ad opera di mostri bizzarri e così orripilanti che
sembrano essere usciti da un horror poco incline allo spavento.
Altro elemento solitamente estraneo a questo filone cinematografico
è il fatto che “Spiderwick - Le Cronache”sia
ambientato quasi esclusivamente nel mondo reale. Le location
principali sono la casa degli Spiderwick, il bosco, i sotterranei,
e persino la città. Ma il regista Mark Waters, oltre
ad aver saputo coniugare realtà e irrealtà,
è riuscito a catturare il suo pubblico anche grazie
a movimenti di macchina che fanno smarrire lo sguardo nei
pochi luoghi di fantasia concessi dalla storia, affascinando
e deliziando chi sa andare oltre l'impronta infantile di un
film che nel suo piccolo può far sognare chi ne è
ancora capace.
Simone
Celli