Spettacolare
e costosissimo (250 milioni di dollari di budget),
ecco l’atteso ritorno sul grande schermo dell’Uomo
Ragno con il capitolo conclusivo (forse) della trilogia.
Dopo gli eventi del precedente episodio, per Peter Parker/Spiderman
(Tobey Maguire) finalmente le cose cominciano ad andare per
il verso giusto: il lavoro come fotografo va bene così
come anche la sua carriera universitaria, mentre l’Uomo
Ragno non è più visto come minaccia, ma è
diventato molto popolare a New York. Le cose non potrebbero
andare meglio visto che, nella vita privata, Peter si è
fidanzato finalmente con Mary Jane (Kirsten Dunst), la ragazza
dei suoi sogni, alla quale vuol fare presto la proposta di
matrimonio.
Ma tutto ciò costituisce la classica quiete che precede
la tempesta, con eventi drammatici che si mettono in moto
per stravolgere la vita dell’eroe: alcune incomprensioni
a causa del lavoro e del suo alter-ego mascherato rischiano
di mandare in crisi il suo rapporto con Mary Jane, mentre
quello che un tempo era il suo miglior amico, Harry Osborn
(James Franco), diventa il nuovo ed iper-tecnologico Goblin
per vendicare la morte del padre (avvenuta nel primo “Spiderman”)
di cui incolpa erroneamente Peter.
Il protagonista deve poi vedersela sul lavoro con Eddie Brock
(Topher Grace), un giovane ed arrivista fotografo intenzionato
a soffiargli poco onestamente il posto al giornale Daily Bugle
mentre, come supereroe, dovrà confrontarsi con Flint
Marko (Thomas Haden Church), un criminale di mezza tacca trasformato
da uno strano esperimento energetico in una creatura di sabbia
molto potente, il quale ha un insospettabile e drammatico
legame con Spiderman. A complicare ulteriormente le cose c’è
anche un parassita simbiotico alieno (!!!), simile ad una
chiazza di petrolio che, caduto con un meteorite sulla terra,
aggredisce Peter nel sonno e si fonde con il suo costume donandogli
capacità fisiche maggiori, grazie alle quali sconfiggerà
senza pietà tutti i suoi avversari. Senza pietà
infatti, perché il nuovo costume nero opera anche una
profonda trasformazione psicologica in Peter che diventa violento
ed arrogante, facendogli alla fine perdere quasi il lume della
ragione fino a decidere di strapparsi letteralmente il costume
da dosso. Il parassita però scivola via e finisce per
legarsi con il rivale Eddie Brock (guarda il caso!),
creando un nuovo nemico: il letale Venom...
“Spiderman 3” avrebbe dovuto concludere degnamente
la trilogia cinematografica di Spiderman portando a compimento
le linee narrative raccontate nei precedenti episodi e ponendo
anche nuovi sviluppi introspettivi. Purtroppo
quest’ultimo capitolo si rivela invece il più
debole della serie perché, come temevamo [vedi_articolo],
mette troppa carne al fuoco, troppi personaggi, troppe questioni
che si affastellano inutilmente appesantendo il ritmo del
film e venendo alla fine approfondite tutte sommariamente.
La regia di Raimi è molto attenta ed accurata mentre
le scene d’azione e gli effetti speciali sono elaboratissimi
e spettacolari, ma il film risulta disomogeneo e poco equilibrato
nel rapporto tra sequenze ad effetto e quelle introspettive,
finendo per soccombere ai lunghissimi dialoghi che sfiorano
la noia, per poi arrivare in maniera un pò grossolana
ad una deludente ed affrettata battaglia finale che lascia
poi il campo ad un lunga e, per certi versi, coraggiosa conclusione
malinconica.
A nostro parere si è voluto eccessivamente meravigliare
il pubblico finendo però per strafare, infarcendo di
troppe cose una storia che svela subito un’imbarazzante
debolezza nei passaggi narrativi e nella coesione logica degli
eventi raccontati: troppe, infatti, sono le incongruenze e
le coincidenze riguardanti -ad esempio- l’evoluzione
del rapporto tra Peter Parker ed Harry Osborn, oppure le origini
“aliene” di Venom e dell’Uomo Sabbia, tutte
raccontate in maniera estremamente sommaria e sbrigativa.
Quando si realizza un film su un personaggio dei fumetti,
il segreto fondamentale perché esca bene è che
sia, paradossalmente, il più realistico possibile,
cioè che possa sembrare plausibile nella vita di tutti
i giorni. Una regola seguita nei primi due “Spiderman”,
ma non in questo terzo episodio dove tutto è troppo
esagerato e raccontato in maniera superficiale e poco credibile:
un vero e proprio “fumettone” per il grande schermo,
spettacolare dal lato visivo, ma assolutamente incoerente
ed improbabile dal quello logico-narrativo.
Il
film ha l’ulteriore pecca di trasfigurare malamente
i protagonisti (ridicola la metamorfosi di Peter in cattivo
oppure l’escamotage dell’amnesia dell’amico
Harry), sprecare un grande villain come Venom nonché
ridurre molti importanti personaggi collaterali al rango di
macchietta o comparse: delude, infatti, il modo superficiale
con cui sono stati usati nel film carachters come l’editore
J.J. Jameson, oppure la zia May o ancora il capitano della
polizia Stacy e sua figlia Gwen: quest’ultima infine,
amatissima dai lettori dei comics perché storica prima
fidanzata di Peter Parker, è stata descritta (ed interpretata)
come un’irritante oca giuliva, il cui ruolo non ha nessun
peso né sostanza all’interno della pellicola.
Per quanto riguarda infine le interpretazioni, sia Tobey Maguire
che Kirsten Dunst fanno un passo indietro nella loro carriera
apparendo eterei, statici ed approssimativi. Meglio di loro
fanno i co-protagonisti Thomas Haden Church e James Franco,
molto lirici e credibili nei rispettivi ruoli, soprattutto
il secondo che, sia come attore sia come personaggio dall’affascinante
look hi-tech, finisce per rubare spesso la scena a Maguire/Spiderman.
Gli emergenti Topher Grace e Bryce Dallas Howard fanno del
loro meglio per caratterizzare i propri personaggi, i cui
ruoli sono però limitati dal ridotto spazio a loro
disposizione nel film.
Paolo
Pugliese