SPIDERMAN 3

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantasy/Avventura
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Sam Raimi, Ivan Raimi, Alvin Sargent
Cast: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Topher Grace, Thomas Haden Church, Rosemary Harris, Bryce Dallas Howard
Colonna Sonora: Christopher Young
Produzione: Sony/Columbia Pictures & Marvel Studios
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 140 minuti

 

Spettacolare e costosissimo (250 milioni di dollari di budget), ecco l’atteso ritorno sul grande schermo dell’Uomo Ragno con il capitolo conclusivo (forse) della trilogia. Dopo gli eventi del precedente episodio, per Peter Parker/Spiderman (Tobey Maguire) finalmente le cose cominciano ad andare per il verso giusto: il lavoro come fotografo va bene così come anche la sua carriera universitaria, mentre l’Uomo Ragno non è più visto come minaccia, ma è diventato molto popolare a New York. Le cose non potrebbero andare meglio visto che, nella vita privata, Peter si è fidanzato finalmente con Mary Jane (Kirsten Dunst), la ragazza dei suoi sogni, alla quale vuol fare presto la proposta di matrimonio.
Ma tutto ciò costituisce la classica quiete che precede la tempesta, con eventi drammatici che si mettono in moto per stravolgere la vita dell’eroe: alcune incomprensioni a causa del lavoro e del suo alter-ego mascherato rischiano di mandare in crisi il suo rapporto con Mary Jane, mentre quello che un tempo era il suo miglior amico, Harry Osborn (James Franco), diventa il nuovo ed iper-tecnologico Goblin per vendicare la morte del padre (avvenuta nel primo “Spiderman”) di cui incolpa erroneamente Peter.
Il protagonista deve poi vedersela sul lavoro con Eddie Brock (Topher Grace), un giovane ed arrivista fotografo intenzionato a soffiargli poco onestamente il posto al giornale Daily Bugle mentre, come supereroe, dovrà confrontarsi con Flint Marko (Thomas Haden Church), un criminale di mezza tacca trasformato da uno strano esperimento energetico in una creatura di sabbia molto potente, il quale ha un insospettabile e drammatico legame con Spiderman. A complicare ulteriormente le cose c’è anche un parassita simbiotico alieno (!!!), simile ad una chiazza di petrolio che, caduto con un meteorite sulla terra, aggredisce Peter nel sonno e si fonde con il suo costume donandogli capacità fisiche maggiori, grazie alle quali sconfiggerà senza pietà tutti i suoi avversari. Senza pietà infatti, perché il nuovo costume nero opera anche una profonda trasformazione psicologica in Peter che diventa violento ed arrogante, facendogli alla fine perdere quasi il lume della ragione fino a decidere di strapparsi letteralmente il costume da dosso. Il parassita però scivola via e finisce per legarsi con il rivale Eddie Brock (guarda il caso!), creando un nuovo nemico: il letale Venom...

“Spiderman 3” avrebbe dovuto concludere degnamente la trilogia cinematografica di Spiderman portando a compimento le linee narrative raccontate nei precedenti episodi e ponendo anche nuovi sviluppi introspettivi. Purtroppo quest’ultimo capitolo si rivela invece il più debole della serie perché, come temevamo [vedi_articolo], mette troppa carne al fuoco, troppi personaggi, troppe questioni che si affastellano inutilmente appesantendo il ritmo del film e venendo alla fine approfondite tutte sommariamente.
La regia di Raimi è molto attenta ed accurata mentre le scene d’azione e gli effetti speciali sono elaboratissimi e spettacolari, ma il film risulta disomogeneo e poco equilibrato nel rapporto tra sequenze ad effetto e quelle introspettive, finendo per soccombere ai lunghissimi dialoghi che sfiorano la noia, per poi arrivare in maniera un pò grossolana ad una deludente ed affrettata battaglia finale che lascia poi il campo ad un lunga e, per certi versi, coraggiosa conclusione malinconica.

A nostro parere si è voluto eccessivamente meravigliare il pubblico finendo però per strafare, infarcendo di troppe cose una storia che svela subito un’imbarazzante debolezza nei passaggi narrativi e nella coesione logica degli eventi raccontati: troppe, infatti, sono le incongruenze e le coincidenze riguardanti -ad esempio- l’evoluzione del rapporto tra Peter Parker ed Harry Osborn, oppure le origini “aliene” di Venom e dell’Uomo Sabbia, tutte raccontate in maniera estremamente sommaria e sbrigativa.
Quando si realizza un film su un personaggio dei fumetti, il segreto fondamentale perché esca bene è che sia, paradossalmente, il più realistico possibile, cioè che possa sembrare plausibile nella vita di tutti i giorni. Una regola seguita nei primi due “Spiderman”, ma non in questo terzo episodio dove tutto è troppo esagerato e raccontato in maniera superficiale e poco credibile: un vero e proprio “fumettone” per il grande schermo, spettacolare dal lato visivo, ma assolutamente incoerente ed improbabile dal quello logico-narrativo.

Il film ha l’ulteriore pecca di trasfigurare malamente i protagonisti (ridicola la metamorfosi di Peter in cattivo oppure l’escamotage dell’amnesia dell’amico Harry), sprecare un grande villain come Venom nonché ridurre molti importanti personaggi collaterali al rango di macchietta o comparse: delude, infatti, il modo superficiale con cui sono stati usati nel film carachters come l’editore J.J. Jameson, oppure la zia May o ancora il capitano della polizia Stacy e sua figlia Gwen: quest’ultima infine, amatissima dai lettori dei comics perché storica prima fidanzata di Peter Parker, è stata descritta (ed interpretata) come un’irritante oca giuliva, il cui ruolo non ha nessun peso né sostanza all’interno della pellicola.
Per quanto riguarda infine le interpretazioni, sia Tobey Maguire che Kirsten Dunst fanno un passo indietro nella loro carriera apparendo eterei, statici ed approssimativi. Meglio di loro fanno i co-protagonisti Thomas Haden Church e James Franco, molto lirici e credibili nei rispettivi ruoli, soprattutto il secondo che, sia come attore sia come personaggio dall’affascinante look hi-tech, finisce per rubare spesso la scena a Maguire/Spiderman. Gli emergenti Topher Grace e Bryce Dallas Howard fanno del loro meglio per caratterizzare i propri personaggi, i cui ruoli sono però limitati dal ridotto spazio a loro disposizione nel film.

Paolo Pugliese