Il
giovane Slevin (Josh Hartnett), trovandosi ad essere “il
tipo sbagliato al momento sbagliatissimo” -come lui
stesso dice-, arriva nella Grande Mela ospite del suo amico
Nick Fisher, ma viene scambiato per lui da una banda di criminali
e prelevato a forza. Nick ha infatti dei grossi debiti con
due potenti gangsters, che sono tra l’altro anche in
lotta tra di loro: il Boss (Morgan Freeman) ed il Rabbino
(Ben Kingsley). Slevin sarà quindi costretto dal Boss,
onde pagare il “suo” debito, a divenire suo sicario
nel corso di una vendetta incrociata con il Rabbino e non
serviranno a nulla le sue ironiche spiegazioni sull’errore
di identità, anzi, rimedierà con esse solo pugni
sul naso (piccolo tormentone del film). Dietro questo scambio
di identità c’è un piano ordito dal killer
Goodkat (Brice Willis) per usare Slevin come esca ed al tempo
stesso capro espiatorio, ma, in realtà, le cose sono
ben diverse da quello che sembrano a prima vista…
SLEVIN-PATTO CRIMINALE è un film che potremmo definire
un incrocio tra il noir e la commedia nera. Il film ha una
storia molto fluida il cui sviluppo mira unicamente a sviare
e depistare lo spettatore fino ad arrivare ad un finale a
sorpresa.
Ci troviamo di fronte ad un prodotto medio abbastanza godibile,
senza però essere geniale: il film ha poche idee e,
complice un prologo ambientato anni prima della vicenda che
poi viene ripreso nel finale, ha un colpo di scena che ribalta
le cose fino ad allora raccontate, ma che comunque si rivela
abbastanza ruffiano e prevedibile (soprattutto per gli spettatori
più smaliziati), appesantito anche dal fatto di essere
“spiegato”.
I
dialoghi sono volutamente grotteschi e sopra le righe, sicuramente
l’intento era quello di riprendere i toni dei film di
Tarantino, ma il risultato finale (pur essendo godibile ed
in alcuni punti spiritoso) non riesce ad essere all’altezza
delle intenzioni.
Al di là di quanto detto, però, bisogna notare
anche che SLEVIN ha dei pregi non indifferenti: un humor nero
e grottesco accompagna le vicende dei personaggi ed i numerosi
dialoghi non rallentano la narrazione; il ritmo del film è
scorrevole senza essere concitato, dando allo spettatore il
tempo di assimilare gli eventi che si sovrappongono nel tempo;
inoltre c’è una gustosa ed apprezzabile ricostruzione
delle atmosfere degli anni ’70 (pur essendo il film
ambientato ai giorni nostri) attraverso fotografia, ambienti
e scenografie (attenzione alle orrende tappezzerie).
Ciliegina
sulla torta, un cast di grossi nomi che hanno accettato di
recitare a paga sindacale in questo film dove interpretano
personaggi molto peculiari: Morgan Freeman e Ben Kingsley
impersonano due criminali volutamente sopra le righe e che
fanno ironicamente il verso ad archetipi del cinema hard boiled
anni ’70 (tipo la “Black Explosion”) con
un paio di idee genialoidi come, ad esempio, l’invenzione
della gang di criminali composta da ebrei ortodossi. Folgorante
poi, nonostante lo spazio limitato, la figura del killer interpretato
da Bruce Willis –glaciale ed al tempo stesso paterno-
ed anche il giovane ed emergente Josh Hartnett se la cava
bene, interpretando con disinvoltura ed ironia un giovane
imperturbabile, la cui caratteristica principale è
quella di non preoccuparsi mai nonostante le avversità,
riuscendo addirittura a conquistare anche il cuore della bella
di turno: una vicina di casa che tutti vorremmo avere, interpretata
da una Lucy Liu frizzante e, per una volta, non antipatica.
Paolo
Pugliese