SLEVIN - PATTO CRIMINALE

Titolo originale: Lucky Number Slevin
Genere: Thriller
Regia: Paul McGuigan
Sceneggiatura: Jason Smilovic
Cast: Morgan Freeman, Ben Kingsley, Josh Hartnett, Lucy Liu, Bruce Willis, Stanley Tucci
Colonna Sonora: Joshua Ralph
Produzione: Andreas Grosch, Kia Jam, Robert Kravis, Tyler Mitchell, Anthony Rhulen, Chris Roberts
Paese: USA - 2006
Durata: 110 minuti

 

Il giovane Slevin (Josh Hartnett), trovandosi ad essere “il tipo sbagliato al momento sbagliatissimo” -come lui stesso dice-, arriva nella Grande Mela ospite del suo amico Nick Fisher, ma viene scambiato per lui da una banda di criminali e prelevato a forza. Nick ha infatti dei grossi debiti con due potenti gangsters, che sono tra l’altro anche in lotta tra di loro: il Boss (Morgan Freeman) ed il Rabbino (Ben Kingsley). Slevin sarà quindi costretto dal Boss, onde pagare il “suo” debito, a divenire suo sicario nel corso di una vendetta incrociata con il Rabbino e non serviranno a nulla le sue ironiche spiegazioni sull’errore di identità, anzi, rimedierà con esse solo pugni sul naso (piccolo tormentone del film). Dietro questo scambio di identità c’è un piano ordito dal killer Goodkat (Brice Willis) per usare Slevin come esca ed al tempo stesso capro espiatorio, ma, in realtà, le cose sono ben diverse da quello che sembrano a prima vista…

SLEVIN-PATTO CRIMINALE è un film che potremmo definire un incrocio tra il noir e la commedia nera. Il film ha una storia molto fluida il cui sviluppo mira unicamente a sviare e depistare lo spettatore fino ad arrivare ad un finale a sorpresa.
Ci troviamo di fronte ad un prodotto medio abbastanza godibile, senza però essere geniale: il film ha poche idee e, complice un prologo ambientato anni prima della vicenda che poi viene ripreso nel finale, ha un colpo di scena che ribalta le cose fino ad allora raccontate, ma che comunque si rivela abbastanza ruffiano e prevedibile (soprattutto per gli spettatori più smaliziati), appesantito anche dal fatto di essere “spiegato”.

I dialoghi sono volutamente grotteschi e sopra le righe, sicuramente l’intento era quello di riprendere i toni dei film di Tarantino, ma il risultato finale (pur essendo godibile ed in alcuni punti spiritoso) non riesce ad essere all’altezza delle intenzioni.
Al di là di quanto detto, però, bisogna notare anche che SLEVIN ha dei pregi non indifferenti: un humor nero e grottesco accompagna le vicende dei personaggi ed i numerosi dialoghi non rallentano la narrazione; il ritmo del film è scorrevole senza essere concitato, dando allo spettatore il tempo di assimilare gli eventi che si sovrappongono nel tempo; inoltre c’è una gustosa ed apprezzabile ricostruzione delle atmosfere degli anni ’70 (pur essendo il film ambientato ai giorni nostri) attraverso fotografia, ambienti e scenografie (attenzione alle orrende tappezzerie).

Ciliegina sulla torta, un cast di grossi nomi che hanno accettato di recitare a paga sindacale in questo film dove interpretano personaggi molto peculiari: Morgan Freeman e Ben Kingsley impersonano due criminali volutamente sopra le righe e che fanno ironicamente il verso ad archetipi del cinema hard boiled anni ’70 (tipo la “Black Explosion”) con un paio di idee genialoidi come, ad esempio, l’invenzione della gang di criminali composta da ebrei ortodossi. Folgorante poi, nonostante lo spazio limitato, la figura del killer interpretato da Bruce Willis –glaciale ed al tempo stesso paterno- ed anche il giovane ed emergente Josh Hartnett se la cava bene, interpretando con disinvoltura ed ironia un giovane imperturbabile, la cui caratteristica principale è quella di non preoccuparsi mai nonostante le avversità, riuscendo addirittura a conquistare anche il cuore della bella di turno: una vicina di casa che tutti vorremmo avere, interpretata da una Lucy Liu frizzante e, per una volta, non antipatica.

Paolo Pugliese