Parlare dell’Italia, della sua cultura e della sua attualità,
ormai è diventato sinonimo di Berlusconi. Questo personaggio
politico, ormai dal 1994, anno in cui si candidò e
vinse le elezioni, ha rivoluzionato completamente il nostro
modo di essere, di parlare, di agire, e soprattutto di (non)
pensare.
Non c’è quotidiano o servizio tg che non si occupi
di lui, delle sue contraddizioni, o delle sue ultime dichiarazioni
che lo riguardano da vicino e che tanto alimentano le cronache
del Belpaese e mondiali. Perchè il nostro presidente
del Consiglio è ormai diventato un prodotto che con
ogni sua parola, ogni sua dichiarazione, è uno slogan
con cui presenta questo marchio di fabbrica, questo suo modo
di essere e di apparire, che gioco forza è diventato
il modo di rappresentare l’Italia anche all’estero.
Questo film, “Silvio Forever – Autobiografia non
autorizzata di Silvio Berlusconi”, rappresenta questo
italiano sorretto da una volontà di ferro e da una
voglia di conquista che finora nessuno, a parte se stesso,
è riuscito a fiaccare.
Questa pellicola biografica, partendo dalle sue più
umili origini, un giovane come tanti altri benvoluto da genitori
e insegnanti del liceo, ripercorre tutte le tappe fondamentali
delle sue più grandi opere: dalle zone residenziali
di Milano 2 e Milano 3, alla creazione del gruppo Fininvest
(ora Mediaset) e delle sue reti tv - Canale 5, Italia 1, e
Rete 4 -, all’acquisto del Milan, squadra di calcio,
fino ai suoi governi che dal 1994 ad oggi lo hanno visto sempre
in bilico tra le aule di tribunale e le acclamazioni pubbliche.
Perchè è proprio il popolo italiano che questo
film va ad inquadrare, a mettere sotto la lente di ingrandimento:
milioni di persone che, anno dopo anno, hanno contribuito
a consolidare e arricchire le schiere di suoi affezionati
fan dall’alto al basso dell’Italia. E tutto ciò
nonostante gli avvisi di garanzia, gli scandali a base di
sesso e lustrini, e le varie voci di collusioni con la mafia
e Cosa Nostra. In mezzo a tutto questo, lui, Silvio Berlusconi,
che in circa 80 minuti di film, di foto e filmati presi da
ogni angolo del globo su internet, sorride sornione, sbeffeggia,
parla allegramente come nulla fosse, creando questo impatto
mediatico lineare e compatto che nulla ancora è riuscito
ad abbattere.
Gli
stessi sceneggiatori hanno voluto confermare la forza di questo
personaggio così poliedrico nelle sue facce e nelle
sue presentazioni e, assolutamente, negano di aver voluto
contribuire a fare di questo film un ulteriore attacco contro
Berlusconi o il suo entourage, i cavalieri che da sempre lo
inneggiano, nonostante i colpi subiti.
Un film che per questi contenuti ha già trovato e troverà
difficilmente una giusta collocazione: o si amerà,
o lo si odierà! E, nel frattempo, ha già scatenato
ovvie reazioni sia in RAI che in Mediaset, bloccandone i trailer
e impendendo servizi di approfondimento ad esso collegati.
Segno che ancora una volta la volontà di parlare, di
esprimersi, è ad appannaggio di una sola persona, ovvero
lui, Silvio Berlusconi e questa Italia fatta a sua immagine.
Alessandro
Cristofaro