Rose
è la madre adottiva della piccola Sharon, una bambina
affetta da sonnambulismo ed incubi ricorrenti sulla città
fantasma di Silent Hill. Per cercare di capire l’origine
dei disturbi della figlia, Rose decide di recarsi con lei
a Silent Hill, paese disabitato da anni a causa di un incendio
sotterraneo nelle miniere di carbone che aveva ucciso trent’anni
prima gran parte degli abitanti e reso l’aria irrespirabile
a causa delle esalazioni. Arrivata nella città Rose
ha un incidente stradale e perde i sensi, ma quando rinviene
Sharon è scomparsa. La donna si mette alla ricerca
della bambina, ma aggirandosi per le strade deserte della
città in rovina, si ritroverà catapultata in
un incubo visto che la realtà di Silent Hill cede ciclicamente
il posto ad una dimensione oscura ed infernale, trasformandosi
in un posto popolato da orrende creature deformi. Inseguita
da un essere armato di un’enorme lama e con indosso
una maschera d’acciaio a forma di testa di uccello,
Rose troverà aiuto in una poliziotta che come lei è
rimasta intrappolata nella città. Le due donne incontreranno
una piccola comunità di umani guidati da una fanatica
religiosa, i quali sono imprigionati da anni a Silent Hill,
per poi scoprire un’orrenda verità di morte,
vendetta ed incubo.
SILENT HILL è il nuovo film diretto dal talentuoso
francese Chistophe Gans (“IL Patto dei Lupi” e
“Criying Freeman”) ed è una corposa produzione
tratta dall’omonimo videogioco della Konami che gli
appassionati della Playstation conoscono bene. Recensire un
film tratto da un videogioco presenta sempre delle incognite
rispetto ad altri tratti -ad esempio- da libri perché
una pellicola del genere si basa su canoni narrativi (tra
cui l'aderenza visiva al gioco) spesso ostici da portare al
cinema e che magari fanno felice chi conosce il gioco ma lasciano
deluso lo spettatore normale. Dove comincia la visione dei
programmatori e dove finisce quella del regista? Aggiungiamo
che spesso l’origine ludica di una pellicola pesa terribilmente
sullo sviluppo di una sceneggiatura e finora, a parte qualche
rarissima eccezione, tutti i film di questo genere si sono
dimostrati inutili e superficialissimi baracconi colorati.
Fa piacere quindi constatare che SILENT HILL è un’eccezione
alla regola: il gioco da cui è tratto è stato
uno dei titoli più terrorizzanti mai usciti per una
consolle grazie all'atmosfera malsana e lugubre che i programmatori
erano riusciti a sviluppare. Partendo da questo possiamo dire
che SILENT HILL è una delle pellicole migliori tratte
da un videogioco, sia perché si è riusciti a
riprodurre in buona parte le sue atmosfere e sia perché
si è cercato di sviluppare una storia coerente (e diversa
in parte da quella originale) impostata su diversi piani spazio-temporali,
ma non troppo legata ad archetipi e ritmi da videogame senza
per altro snaturare l’essenza del gioco stesso. Il risultato
è un horror/fantasy di sopravvivenza estremamente lugubre
e per certi versi intrigante e ben impostato. Purtroppo per
altri versi SILENT HILL è un film pasticciato, soprattutto
a causa della faraginosità di alcuni sviluppi narrativi;
inoltre, le impostazioni iniziali sono forzate in maniera
evidente ed il film risulta affollato di troppi personaggi
poco esplorati e che si affastellano inutilmente (alcuni dei
quali vengono sprecati: vedi ad esempio l'infermiera bionda
o il boia dalla maschera a testa d’uccello). Un film,
insomma, che contiene molti errori di sceneggiatura, ma che
vengono in parte alleggeriti grazie al talento visivo ed il
senso estetico del regista Gans il quale anche grazie agli
effetti speciali riesce a portare in maniera convincente sul
grande schermo l’agghiacciante realtà da incubo
di Silent Hill, senza farsi schiacciare però dagli
archetipi visivo-narrativi del videogioco. Sorvolando sulle
interpretazioni degli attori, tutte francamente mediocri,
il film presenta una cura particolareggiata per l’ambientazione
e grazie anche alla cinepresa di Gans, che cambia prospettiva
ed inquadratura ad ogni scena, le due ore del film scorrono
con ritmo e fluidità. Molto belle le duplici scenografie
della città fantasma/dimensione infernale, molto oscuri
e ben realizzati gli effetti speciali che arricchiscono in
maniera basilare il film senza essere invasivi, con creature
sovrannaturali davvero agghiaccianti; alla fine tutto questo
non è poco ed il risultato, seppur non eccezionale,
è comunque rilevante specie in questo periodo di saldi
di fine stagione dove le sale sono prese d’assalto da
horror estremamente brutti e penosi.
Paolo
Pugliese