SHERLOCK HOLMES

Genere: Avventura/Commedia
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Anthony Peckham, Michael Robert Johnson, Simon Kinberg
Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Mark Strong, Rachel McAdams, Eddie Marsan, Kelly Reilly, James Fox, Geraraldine James
Colonna sonora: Hans Zimmer
Produzione: Lin Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures, Wigram Productions
Paese d’origine: USA/GB/Australia - 2009
Durata: 130 minuti
Data di uscita: 25 Dicembre 2009

 

221B di Baker Street. In quella che all'apparenza potrebbe sembrare una normalissima abitazione Londinese di epoca Vittoriana è in realtà abitata dal più grande detective privato dell'epoca.
Eh si, perché Sherlock Holmes è tornato a invadere gli schermi, con la “leggera” differenza che questa volta non si trova più ad avere il naso aquilino, il corpo snello e il volto scavato del suo più celebre interprete Basil Rathbone, bensì il fisico scultoreo e lo sguardo perennemente ironico di Robert Downey Jr. (Iron Man, Zodiac), il quale, perfettamente in linea con lo spirito di questa trasformazione, si ritrova ad affrontare situazioni sempre al limite non solo con la forza dell'intelletto, ma anche con una buona dose di pugni e calci. Inedite doti fisiche che non solo accompagnano quelle mentali, ma costituiscono anche lo specchio del suo nuovo carattere eccentrico, al limite dell'anarchico, da dandy avventuriero e ubriacone incapace di prendere sul serio qualsiasi cosa.

Ecco quindi che troviamo il nostro eroe, fin dai primi momenti della pellicola, ad affrontare la minaccia di Lord Blackwood, satanista (probabilmente ispirato ad Aleister Crowley), che, dopo essere stato condannato a morte per numerosi omicidi di donne, sembra essere misteriosamente resuscitato e pronto ad attuare un piano malvagio al fine di (udite, udite!) conquistare il mondo, o meglio, il Nuovo Mondo (l’America).
Per sua fortuna Holmes non è certo solo, contando sull'aiuto del suo fedele compagno Watson (un ottimo Jude Law), in procinto di sposarsi e sempre più riluttante a stare dietro alle “follie” dell'investigatore. Chiude il cerchio la sensualissima quanto ambigua femme fatale Irene Adler (Rachel McAdams), la cui figura rappresenta sia un interesse sentimentale per il protagonista sia il mezzo per introdurre dietro le quinte un personaggio importante come il professor Moriatry, celebre nemesi di Holmes che vedremo sicuramente nell’annunciato sequel di questo film.

L'idea per questo reboot del personaggio viene da una serie a fumetti americana mai pubblicata del produttore della pellicola, Lionel Wigram; il che sancisce ulteriormente il distacco da qualsiasi cosa fosse stata fatta in precedenza con il personaggio, poiché la trama non rispecchia certamente gli stilemi classici di un giallo (come ci si potrebbe aspettare), bensì volge verso situazioni e personaggi sicuramente più vicini a un classico action-movie, il tutto accompagnato da una scenografia che, pur tentando di dare in qualche modo l'idea della matrice vittoriana di partenza, si trova immersa in un alone steampunk che permane completamente anche la sceneggiatura.

Sicuramente questa scelta è stata congeniale al regista Guy Ritchie che sfodera un regia ritmata e frizzante, riuscendo a essere originale senza mai cadere nel ridicolo e senza far rimpiangere i suoi primi brillanti Lock & Stock e The Snatch.
Ed è sicuramente lo stile visivo di Ritche che tiene in piedi la pellicola; il problema è, in effetti, che sia il soggetto che la sceneggiatura non si impegnano minimamente a dare risalto concreto a personaggi, situazioni narrate ed ambientazione storica, sembrando alla fine solo un pretesto per dare sfogo alla regia di Ritchie grazie allo sviluppo da moderno fumetto ed i dialoghi colmi di ironia: niente, partendo dalla caratterizzazione dei personaggi per arrivare alle situazioni presentate, si sforza di essere originale e la trama non presenta alcuna sorpresa degna di nota, limitandosi a descrivere la classica battaglia “razionalità-contro-stregoneria” già vista migliaia di volte.

Per quanto riguarda le interpretazioni, si nota che praticamente tutto il cast si limita a fare la propria parte senza risaltare più di tanto in bene o in male (ma questo c'era da aspettarselo, visto che i personaggi in sé altro non sono altro che macchiette); spicca comunque la coppia Downey Jr/Law, che simpaticamente gigioneggia per tutto il film mostrando lo strano rapporto tra Holmes e Watson, paritario e fraterno, adombrato però da una strana possessività che il primo ha nei confronti del secondo, con l'investigatore sempre impegnato a mandare a monte il matrimonio del suo compagno quasi con paura di perderne l'amicizia e la compagnia (quasi a sottintendere un travalicamento omosex della semplice amicizia...).

Detto questo, è chiaro che il risultato finisce per non essere altro che un piacevole passatempo, realizzato però in maniera tecnicamente impeccabile: la trama è semplice e diretta, sostenuta da una buona dose di azione ed una regia veloce, che rendono in il film scorrevole e fruibile un po' a tutti (tranne, forse, a qualche purista di Conan Doyle e del personaggio originale); non c'è dubbio, però, che nel prossimo capitolo ci sarà da aspettarsi una maggiore attenzione alla sceneggiatura e ai personaggi.
Nel frattempo è sempre valido il solito discorso: chi vuole passare del tempo divertendosi senza pensare a nient'altro è liberissimo di dargli una chance, tutti gli altri dovranno, decisamente, rivolgere lo sguardo altrove.

Leonardo Quintavalle