Quando
il principe ereditario d’Austria viene trovato morto,
tutte le tracce raccolte sembrano convergere verso il tipico
caso di suicidio. Ma Sherlock Holmes (Robert Downey Jr.) comprende,
invece, come il nobiluomo sia stato più probabilmente
vittima di un omicidio premeditato, un assassinio che è
soltanto una tessera di un più grande e oscuro mosaico
dietro il quale si cela il malvagio professor Moriarty (Jared
Harris). Unendo gli affari al piacere, Holmes rintraccia poi
altri indizi sul caso nel club dove, con suo fratello Mycroft
(Stephen Fry), si incontra con il suo amico Watson (Jude Law)
per festeggiare l’ultima notte di celibato prima che
questi si sposi con Mary Morstan (Kelly Reilly). Nel club
c’è anche Sim (Noomi Rapace), una zingara cartomante,
che sa più di quanto racconti sul caso del principe
defunto e che, probabilmente, potrebbe essere la prossima
vittima di Moriarty. Holmes, insieme a Sim e Watson (trascinato
via dalla sua luna di miele), continua la sua letale partita
a scacchi con Moriarty, scoprendo un incredibile macchinazione
che potrebbe cambiare gli equilibri nell’intera Europa.
Squadra
vincente non si cambia ed ecco che, dopo il grande successo
di pubblico e di critica del primo episodio, arriva puntualmente
il sequel sulla nuova, moderna, versione del celebre detective
inventato da Sir Conan Doyle. Tornano dunque Robert Downey
Jr. e Jude Law, ancora una volta nei ruoli della coppia Holmes
e dr. Watson, diretti da Guy Ritchie (“Lock & Stock”,
“The Snatch”) il quale, insieme alla coppia di
sceneggiatori Kieran Mulroney e Michele Mulroney, continua
a mescolare sapientemente le carte e tenere la figura di Sherlock
sospesa tra caratterizzazione classica e moderna. Il film
è ambientato nella Londra del 1891 e si ricollega agli
eventi del primo film, introducendo finalmente la celebre
nemesi del professor Moriarty e narrando le indagini di Holmes
per arrivare al suo misterioso avversario, mentre Watson è
diviso tra il ruolo di suo partner e quello di buon marito
dell’insofferente Mary.
Il
risultato di questo film è forse addirittura superiore
a quello del primo, pregevole, capitolo cinematografico: la
sceneggiatura è molto più ricca di elementi
e dettagli di caratterizzazione (compreso l’uso di oppiacei
da parte di Holmes, suggerito dal suo stesso autore in più
di un romanzo…), presentando una struttura narrativa
complessa che accompagna le indagini del protagonista, alle
prese con un nemico suo pari per intelligenza e pianificazione.
La velocità (per pura esigenza di durata filmica) nel
rappresentare le deduzioni e i risultati investigativi del
protagonista evita il rischio di farle risultare banali e
facilone, grazie al contro bilanciamento di un impianto minuzioso
e particolareggiato, che svela un complesso intrigo in maniera
progressiva e precisa. La regia di Guy Ritchie è abile,
veloce, attenta ai dettagli e perfettamente allineata al temperamento
poliedrico del film, mescolando tra loro generi come azione,
mistery e commedia in un’unica soluzione ben equilibrata
e gradevole. La storia si evolve alternando indagini a inseguimenti,
scontri a fuoco a gag brillanti, contrapposizioni di intelletto
(Holmes e Moriarty) a combattimenti corpo a corpo conditi
da momenti buffi, in un allestimento brillante quanto spettacolare
che non scade mai nell’assurdo ingiustificato.
Grande
cinema d'intrattenimento, dunque, divertente e spettacolare,
anche grazie ad un cast indovinato: le new entry Noomi Rapace
e Jared Harris sono all’altezza della situazione, offrendo
la prima una performance discreta, grazie soprattutto ai suoi
sguardi espressivi e vibranti, nonostante lo scarso peso che
ha il suo personaggio all’interno della storia; il secondo
è un villain perfetto, interpretando un Moriatry sottile,
ambiguo e tagliente. Ironico e gigioneggiante come sempre
Downey jr., bravo comunque a non strafare, ma Jude Law gli
è addirittura superiore per simpatia e caratterizzazione,
confermandosi non una spalla ma un co-protagonista alla pari.
Assolutamente esilarante ed originale il finale, aperto –naturalmente-
ad un futuro, terzo capitolo.
Marco
Valerio