Dodici
anni dopo il poliziesco “Heat – La Sfida”,
Robert De Niro ed Al Pacino tornano a lavorare ancora insieme
in questo nuovo poliziesco, un thriller d’azione che i
distributori italiani hanno reintitolato con poca fantasia ed
in maniera ammiccante “Sfida senza Regole”.
Nonostante scritto e diretto da due specialisti come lo sceneggiatore
Russell Gewirtz (“Inside Man”) ed il regista Jon
Avnet (“L’Angolo Rosso”), la storia di una
coppia di poliziotti molto diversi tra loro costretti a collaborare
per fermare un inesorabile serial killer che ammazza criminali,
non decolla mai.
La
responsabilità è da imputare principalmente
alla sceneggiatura che non presenta idee originali né
uno sviluppo che si distingue per tensione (inesistente)
o inventiva, risultando prevedibile ancor prima della metà
della pellicola, nonostante il colpo di scena che sul finale
ribalta le carte in tavola. Di suo ce lo mette anche il regista
Avnet, che dirige in maniera convenzionale il film, concentrandosi
unicamente su De Niro & Pacino senza la minima attenzione
per i dettagli ed i personaggi secondari che avrebbero dato
maggiore sostanza, sprecando occasioni e materiale senza un
guizzo o un’invenzione per rendere meno piatta la storia,
affossata anche da dialoghi scialbi.
Il film è inequivocabilmente un prodotto mediocre,
poco pensato a monte, che ha come unico polo d’attrazione
la presenza delle due star Robert De Niro ed Al Pacino, le
quali però hanno perso da tempo smalto e qui si adagiano
in un’interpretazione abbastanza pigra e stantia, peggiorata
anche da un certo gigioneggiare nei rispettivi ruoli (e
qui Pacino risulta il migliore su un De Niro svogliato).
Fa
tristezza constatare sul grande schermo come dei vecchi divi
si vendano in anonimi prodotti di cassetta e facciano il verso
a sè stessi interpretando i propri vezzi e tic, confermando
le parole del giornalista de La Repubblica Roberto Nepoti,
secondo cui, quando cominciano a invecchiare, le star hollywoodiane
finiscano per fare spesso coppia nello stesso film per unificare
i rispettivi fan e contrastare i divi di nuova generazione.
Ma a rendere appetibile un’operazione del genere senza
dilapidare l’affetto dei fans deve esserci molto di
più oltre a due nomi famosi in cartellone, chessò,
una sceneggiatura ben costruita ed una regia solida, oltre
ad un’interpretazione che non finisca in autoparodia...
Marco
Valerio