Jonathan
McQuerry (Ewan McGregor) è un dirigente contabile dalla
promettente carriera, ma con una vita privata ed affettiva
inesistente. Tutto sembra cambiare quando incontra l’avvocato
aziendale Wyatt Bose (Hugh Jackman), personaggio enigmatico
ed affascinante che lo introduce in un mondo notturno lussuoso
e senza inibizioni, fatto di alberghi a cinque stelle, club
esclusivi, donne disponibili ed incontri sessuali. Ma tutto
questo stravolgerà però la vita di Jonathan,
in quello che si renderà conto di essere un pericoloso
gioco al gatto ed al topo.
Tre
attori di grido come Ewan McGregor, Hugh Jackman e Michelle
Williams non riescono a tenere a galla un film che fa acqua
da tutte le parti, finendo per essere trascinati anche loro
a fondo. “Sex List” è un thriller patinato
e superficiale come la pubblicità di capi di abbigliamento
di grido, con una struttura ad incastro già vista altre
volte al centro della quale c’è il solito innocente
alle prese con un complotto più grande di lui. Dopo
l’introduzione di personaggi ed ambientazione, il film
va avanti secondo uno schema ben collaudato ed ampiamente
prevedibile in cui un sogno si trasforma in un incubo senza
(apparente) via di uscita, il tuo migliore amico si rivela
un nemico implacabile e tu sei la vittima designata di un
piano criminale studiato fin nel minimo dettaglio; tutto si
svolge come un compitino diligentemente portato a termine,
in cui i vari elementi vanno al loro posto ma con poca plausibilità,
con abbondanza di stereotipi e colpi di scena telefonati fino
ad arrivare all’immancabile resa dei conti finale.
Non
c’è molta inventiva, né originalità,
né tantomeno tensione e sorprese in questo film, che
piacerà soprattutto agli appassionati di thriller labirintici
in cui niente è mai come sembra, con l’aggiunta
di una blanda spruzzatina di erotismo (evidenziata anche
dall’ammiccante titolo italiano furbetto da saldi di
fine stagione), ma Brian de Palma aveva sapientemente
già spianato la strada oltre vent’anni fa con
“Omicidio a Luci Rosse”. Questo “Sex List”
è una cosa ben più povera e banale.
Marco
Valerio