A SERIOUS MAN

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Joel ed Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel ed Ethan Coen
Cast: Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolff, Jessica McManus, Peter
Breitmayer, Brent Braunschweig
Colonna Sonora: Carter Burwell
Produzione: Working Title Films, Mike Zoss Productions
Paese d’origine: Stati Uniti - 2009
Durata: 106 minuti
Data di uscita: 4 Dicembre 2009

 

Larry Gopnik è un irreprensibile insegnante universitario di origini ebree, il quale insegna presso l’università di St.Louis Park, nel Minnesota. L’anno è il 1967 e la vita di Larry, tanto tranquilla quanto ordinaria, è destinata a subire dei profondi cambiamenti a causa di una catena di eventi impietosi: la moglie lo considera un inetto ed intende lasciarlo progettando una vita insieme al suo collega hippy; il figlio Danny è un buono a nulla che gli ruba soldi per compare spinelli, mentre la figlia Sarah fa altrettanto per potersi rifare il naso. Il fratello di Larry è disoccupato e vive a casa sua, dormendo sul divano, mentre l’avvenente vicina di casa lo provoca costantemente prendendo il sole nuda nel suo giardino. Ai problemi di famiglia, si aggiungono poi anche quelli di lavoro, con lettere anonime che minacciano la sua carriera, mentre uno studente tenta di corromperlo per ottenere la promozione, minacciandolo al tempo stesso di diffamazione.
Sul punto di crollare, Larry chiede consiglio a tre rabbini, ma le loro risposte non gli saranno di alcun aiuto, fino a quando arriveranno ad affliggerlo anche dei problemi di salute.

Commedia tragica e pessimista, condita da un humor nero di stampo ebraico, il nuovo film dei fratelli Coen insegue le atmosfere del loro capolavoro, “Il Grande Lebowski”, raccontando una parabola sul cinismo, l’avidità, la solitudine e l’ordinarietà della vita di un americano medio. L’ambientazione, però, assume un forte senso simbolico perché inerente i “favolosi” anni ’60, segnati dal distopico contrasto tra l’ottimismo consumistico della classica “american way” e le tensioni prodotte da una generazione di giovani sempre più inquieti e problematici.
Nonostante alcune belle battute e la caratterizzazione comica e surreale di alcuni personaggi, il messaggio finale di “A Serious Man” è estremamente cupo ed angosciante: ovvero, ognuno di noi è solo ed il sostegno materiale e spirituale della famiglia e della religione sono fallaci sicurezze destinate a sgretolarsi sotto il peso dell’egoismo, della superficialità e dell’ingratitudine.
I Coen mettono in mostra un’umanità grottesca e specchio della realtà odierna, raccontandoci il progressivo disfacimento morale di un personaggio che, essendo una persona seria, onesta e mite, viene considerato da tutti un perdente, denunciando quella crisi di valori positivi che vengono invece considerati fonte di scherno e disistima.
Basta tutto questo per avere un buon film? Purtroppo no.

I poliedrici e riconosciuti maestri della commedia indipendente americana stavolta non riescono a convincere pienamente. Al di là di un’accentuata metafora e di una certa riflessione sulla caducità esistenziale, il film risulta carente di contenuti, con dialoghi poco brillanti e caratterizzati da lunghi ed opprimenti silenzi, a dispetto di una tecnica impeccabile di ripresa ed un cast di buoni interpreti.
La sceneggiatura è un impasto narrativo prolisso ed enigmatico, pervaso da un forte senso di ineluttabilità nel seguire il suo protagonista mentre accetta con semi-rassegnazione situazioni sempre più problematiche, cercando costantemente una risposta per tutto quello che gli sta succedendo, sia nella scienza che nella religione, con quest’ultima che risulta opprimente e priva di qualsiasi aiuto spirituale e teorico nel risolvere qualsiasi genere di problema.
La forza simbolica della storia non la salva comunque da un clima generale di noia e di irritazione mista a tristezza per la vita grigia del protagonista, incapace di ribellarsi ad un destino quasi predefinito ed interrotto da un finale improvviso e (fin troppo) aperto.
“A Serious Man” non è, narrativamente e tecnicamente, un brutto film, ma sicuramente appare una delle opere meno riuscite e convincenti della filmografia dei Coen, i quali ci hanno saputo abituare nel corso degli anni a lavori di ben più alto spessore, brio ed originalità.

Marco Valerio