Pete
Garrison (Michael Douglas) è un eroico agente dei servizi
segreti americani, che nella sua brillante carriera vanta
il fatto di aver salvato la vita al Presidente degli Stati
Uniti Ronald Reagan, facendogli scudo con il proprio corpo
e prendendosi una pallottola al suo posto. Vent’anni
dopo, divenuto capo della sorveglianza della First Lady (Kim
Basinger) e sua guardia del corpo, ha il compito di occuparsi
di procedure, controlli minuziosi, registrazioni video, perlustrazioni,
mappe e nomi in codice riguardanti la protezione della moglie
del Presidente, divenendone in segreto anche l’amante.
Il suo lavoro diviene sempre più frenetico e si complica
ancor più quando un suo collega ed amico gli parla
di un'informazione altamente confidenziale, ma prima di metterlo
al corrente dei dettagli viene ucciso sulla porta di casa.
Pete intuisce che l’amico avesse scoperto qualcosa di
pericoloso il che mette in allarme i servizi segreti. L’indagine
diverrà molto pericolosa per il protagonista, che scopre
l’esistenza di una talpa nei servizi segreti ed una
congiura per assassinare il Presidente americano, ma viene
incastrato e costretto a fuggire inseguito dai suoi stessi
colleghi. Nel tentativo di sventare l’attentato, Pete
dovrà chiedere aiuto all’ ex-allievo ed ex-amico
David Breckinridge (Kiefer Sutherland), che si è lanciato
sulle sue tracce.
Thriller
politico con un cast di star cinematografiche e televisive,
“The Sentinel” è un buon film d’azione
che, seppur non perfettamente riuscito, risulta per tre quarti
della sua durata abbastanza godibile. Il film presenta una
trama da spy-story molto complessa, soprattutto nel primo
tempo, e riesce a coniugare abbastanza bene azione e dialoghi.
C’è molto equilibrio nell’esposizione e
nello sviluppo consequenziale degli eventi, che non si affastellano
tra loro e non risultano macchinosi, ma ben esposti ed intriganti
grazie ad un buon ritmo, anche nelle scene parlate.
La pellicola parte bene, proponendo una storia certamente
non originale ma dalla narrazione coinvolgente che, però,
nel secondo tempo subisce un vertiginoso calo di idee e di
credibilità, con la storia che si accartoccia su se
stessa accelerando il susseguirsi degli eventi con un finale
fin troppo scontato.
Scontato anche il personaggio interpretato da un amorfo Michael
Douglas, ovvero il classico agente tutto d’un pezzo
che viene incastrato e, nella solita situazione dell’uomo
solo contro tutti, non si perde d’animo ed agisce fino
ad uscire fuori dalla difficile situazione con un finale trionfalistico
da eroe solitario: vedi la camminata old-style che si concede
di fare prima dei titoli di coda. Un vero peccato, insomma,
che le premesse narrative vengano gettate al vento nel secondo
tempo da una serie di trovate poco credibili e poco giustificate
(ad esempio, alcune mosse che fa lo stesso Douglas) aggravate
anche da una serie di ovvietà e buchi logici abbastanza
lampanti.
Poco credibili, infine, i personaggi dei cattivi (addirittura
russi ex-KGB) ed anche la sparatoria/scena d’azione
finale, fiacca e poco incisiva.
Non
irrilevanti ma certamente di contorno ornamentale le due figure
femminili del film, una first lady infelice interpretata da
una sempre bellissima Kim Basinger e l’emergente Eva
Longoria (ex-Casalinga Disperata) la quale recita il ruolo
di una giovane recluta che tenta di mediare tra i due protagonisti
Douglas e Sutherland ma senza avere molto spazio né
convincere troppo.
Valeria
Marinaccio