IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Titolo Originale: El Secreto de Sus Ojos
Genere: Drammatico/Giallo/Sentimentale/Thriller
Regia: Juan José Campanella
Sceneggiatura: Juan José Campanella
Cast: Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Carla Quevedo, Bárbara Palladino, Rudy Romano, Mario Alarcón, Alejandro Abelenda
Colonna Sonora: Emilio Kauderer , Federico Jusid
Produzione: 100 Bares, Canal+ España, Haddock Films, Tornasol Films
Paese d’origine: Argentina/Spagna - 2009
Durata: 129 minuti
Data di uscita: 4 Giugno 2010

 

Argentina 1973: un caso di stupro ed omicidio si imprime indelebilmente nella mente del magistrato argentino Benjamín Espósito, influenzando profondamente il resto della sua vita. 25 anni dopo, andato in pensione, decide di ripensare a quella storia, scrivendoci un romanzo per ripercorrere le indagini ed i misteri appartenenti ad un passato pieno d’amore, di morte, d’ingiustizia e di amicizia. Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Premio Oscar come miglior pellicola straniera, “Il Segreto dei suoi Occhi” è un ottimo esempio di cinema d'autore, non noioso né scontato o didascalico, che sa sperimentare con il pubblico proponendo una commistione narrativa di più generi: elementi da thriller, film drammatico, giallo-giudiziale, brillante e romantico vengono miscelati con cura ed equilibrio nel corso di una storia che si evolve in maniera sorprendente ed imprevedibile.

La pellicola, ambientata tra il 1973 e il 1998, cattura l’attenzione e l’empatia dello spettatore fin dai suoi primi momenti con una narrazione robusta ed introspettiva, raccontando parallelamente il presente del protagonista ed il passato di 25 anni prima; man mano che i fatti sul caso giudiziario vengono ricostruiti, la suspense delle indagini si sposa con le vicende personali dei protagonisti, i quali pagheranno in prima persona le conseguenze del loro lavoro nel clima di repressione governativa che caratterizzò l’Argentina degli anni ’70, con omicidi, servizi deviati e desaparecidos. Grazie ad una sceneggiatura che presenta un’evoluzione imprevedibile di eventi e personaggi, il film tocca numerosi argomenti e corde emotive, illustrando in maniera chiara ed efficace la situazione politica di illegalità costituzionale del paese, dove esponenti del governo e della magistratura non si fecero scrupolo di arruolare criminali incalliti da impiegare per la caccia ai sovversivi –o meglio, semplici oppositori- del regime argentino.

Il tema principale che il regista/sceneggiatore Juan José Campanella esprime e sviluppa per tutto il film è la passione nella sua infinità di declinazioni umane: la passione dei due protagonisti (i magistrati Benjamín ed Irene), legati da un amore impossibile e da una sete di giustizia inappagata; la passione, malata ed arrogante, dell’assassino e quella, struggente e ristoratrice, del marito della vittima. Ciò viene raccontato senza filtri da Campanella, che riesce ad esprimere sul grande schermo tutti i fattori umani e narrativi della sua sceneggiatura, con grande attenzione per i personaggi attraverso i quali la narrazione si evolve costantemente; nulla, infatti, è detto o fatto vedere per caso, con indizi e dettagli disseminati tra passato e presente che vengono in seguito ripresi aggiungendo una nuova prospettiva al racconto, ribaltando l'idea che lo spettatore si è fatto durante il film e conducendolo, con piccoli colpi di scena mai gratuiti, ad una serie di rivelazioni sulla natura dei personaggi destinate a confluire in un duplice finale, il primo illuminante e crepuscolare, il secondo efficacemente consolatorio.

Il film ha uno stile visivo realistico ed introspettivo, con la cinepresa focalizzata sui protagonisti tramite riprese con primi piani e campi molto stretti, ma con un certo eclettismo, Campanella cambia all'improvviso il timbro registico, arricchendo il suo film con sequenze molto diverse tra loro per ritmo e pathos: quella ambientata nello stadio oppure quella dell'interrogatorio sono due gioiellini di tensione e realismo, con la prima che è un capolavoro di tecnica cinematografica e montaggio, proponendo un sorprendente quanto realistico inseguimento (apparentemente) senza tagli. Citiamo, infine, lo struggente addio alla stazione, fatto di sguardi, parole non dette ed uno sfiorarsi che rende il distacco più duro e più vero, collegandosi a sorpresa con le prime e confuse scene iniziali del film che suggeriscono come esso sia un viaggio della memoria del protagonista. E di noi con lui.

Paolo Pugliese