Nicolas
Cage è il protagonista del thriller catastrofico Segnali
dal Futuro, nel ruolo di un astrofisico che si ritroverà
per le mani una scoperta sconvolgente, contenuta in una capsula
sepolta nel 1958 da alcuni studenti di una scuola elementare
in occasione dell’inaugurazione del loro istituto. Tra
il materiale d’epoca inserito dai bambini nella capsula,
c’è un quaderno scritto da una ragazzina che,
apparentemente udendo delle voci immaginarie, ha messo su
carta una lunga serie di numeri secondo un misterioso ordine
matematico.
50 anni dopo, la capsula viene riportata alla luce ed il quaderno
affidato al piccolo Caleb Myles, figlio del professore Ted
Myles (Nicolas Cage), il quale comincia a studiare
la sequenza numerica con curiosità, scoprendo una chiave
di lettura dei numeri ed apprendendo che essi sono una sorta
di mappa cifrata dei maggiori disastri degli ultimi 50 anni
di storia, con tanto di date e coordinate. Ted stenta a credere
a quello che ha scoperto, decifrando prossimi disastri ancora
non avvenuti, fino ad un evento di distruzione su scala globale
che potrebbe devastare la vita sulla terra.
Il
film è diretto con energia da Alex Proyas, il regista
australiano di film come Il Corvo, Io, Robot e Dark
City, che pur non raggiungendo i fasti de Il Corvo,
costruisce una pellicola scenograficamente ottima e permeata
da una tensione che non cala mai, oltre che da effetti speciali
stupefacenti.
Di problemi, volendoli cercare, la pellicola ne ha a bizzeffe,
prima di tutto un Nicolas Cage veramente pessimo, che persino
durante i disastri più eclatanti raggiunge livelli
di inespressività imbarazzanti; poi, una ricca di spunti
e di promesse che finiscono per non essere appieno sfruttati
nella seconda parte del film, nonché qualche cliché
di troppo arrivato direttamente dal moderno cinema catastrofista.
Il film presenta un grosso divario narrativo tra il primo
ed il secondo tempo, non riuscendo a mantenersi su un livello
costante e sprecando le buone intuizioni iniziali. Pare che
la sceneggiatura sia stata scritta nel corso di quasi otto
anni, con continui rimaneggiamenti e riscritture; questo potrebbe
spiegare il motivo di così tanti spunti (alcuni
pure interessanti) lasciati in sospeso e il così
inaspettato cambio di marcia nel secondo tempo.
Tuttavia una chance la si può sempre dare a questo
film che, pur non aspirando a diventare qualcosa di più
che puro intrattenimento volto a mostrare in tutta la loro
gloria la potenza degli effetti speciali moderni, risulta
essere ottimo per spendere due orette in modo intelligente
e senza annoiarsi mai.
Leonardo
Quintavalle