Con
una storia in bilico tra il mondo dello showbiz televisivo,
il gossip e i nostalgici anni ’80, “Se sei così
ti dico si” è una commedia brillante-sentimentale
diretta da Eugenio Cappucci, il regista del drammatico “Uno
su Due” con Fabio Volo. Il film ha per protagonista
il cantante di origine pugliese Piero Cicala (Emilio Solfrizzi),
la cui carriera ebbe il suo culmine negli anni ‘80 con
una sola canzone di grande successo, “Io, te e il mare”,
che vendette quasi un milione di dischi, ma che per lui si
rivelò anche un fuoco di paglia. Non essendo più
riuscito a ripetere l’exploit, nonostante altre belle
canzoni composte, Piero vede la sua carriera naufragare miseramente,
senza aver saputo gestire correttamente né il successo
né la ricchezza, entrambe svanite in breve tempo. Ma
dopo molti anni, un’importante trasmissione tv lo ripesca
come gloria del passato, invitandolo a Roma. Lontano da molti
anni dalla luce dei riflettori, Piero cerca di rimodernare
il proprio look e, giunto nella capitale, incontra la famosissima
Talita Cortès (Belén Rodríguez), fotomodella
argentina giunta in città per il lancio di un profumo
e al centro di tutte le telecamere della città e del
mondo del gossip. I suoi fan circondano addirittura l’albergo
dove per caso alloggia anche Piero. Il loro avventuroso incontro,
tra orde di fotografi e fan, li porterà addirittura
a partire insieme con un aereo privato verso gli Stati Uniti,
con un nuovo inizio di vita per Piero.
Scritto
da Eugenio Cappuccio con la collaborazione di Claudio Piersanti
ed Antonio Avati (fratello di Pupi Avati), “Se sei così
ti dico si” è una commedia che sorprende il pubblico
per i toni leggermente malinconici che accompagnano le vicende
del protagonista. Con la presenza di un’introspezione
amarognola nei personaggi e di varie riflessioni tra le righe
sullo showbiz giornalistico e televisivo, il regista Cappuccio
riprende in maniera moderna ed un po’ scanzonata la
tradizione della commedia italiana d’autore, alternando
toni agrodolci ad un ritratto della nostra attualità.
Il risultato è una storia che sfodera, tra il serio
ed il faceto, una certa concretezza narrativa, che diverte
senza concedere troppe gags, facendo riflettere su ciò
che c’è dietro le quinte di uno show televisivo
e illustrando anche l’afflizione di un artista quando
le luci della ribalta si spengono, nonché l'ansia di
risalire su un palco e ricominciare, dovendo dimostrare agli
altri ed anche a sé stesso di poter dare ancora qualcosa.
Gli spettatori in sala recepiscono in vari passaggi del film
(ad esempio nella scena in cui il protagonista è ripreso
di spalle, solo ed al buio, prima di entrare in scena) l’attenta
quanto amara costruzione introspettiva del protagonista (vedi
anche la sequenza della passeggiata solitaria, da pesce fuor
d’acqua in un ambiente dorato che non gli appartiene),
la cui resa è affidata soprattutto all’istrionismo
comico di Emilio Solfrizzi.
Attore
abbastanza poliedrico, il cui talento è noto soprattutto
nella sua terra di origine - la Puglia- ed al pubblico della
fiction “Tutti Pazzi per Amore”, Solfrizzi sfodera
un’indiscutibile verve mimica alternata a un timbro
drammatico molto credibile, da eroe schiacciato ma non sconfitto,
la cui performance è accompagnata anche da un formidabile
cast di attori di supporto appartenenti alla scena teatrale
barese. Tra loro spicca anche la presenza della partenopea
Iaia Forte (chi se la ricorda in “Libera” di Pappi
Corsicato?) la quale, a dispetto del poco spazio concesso
al suo ruolo, riesce a delineare in maniera intensa una ex-moglie
ruvida ed amareggiata dalle delusioni, dietro la cui durezza
si nasconde un istinto materno di protezione verso il coniuge.
Belen Rodriguez fa in pratica sé stessa, ruolo di diva
cucitole addosso, ma grazie anche alla direzione di Cappuccio
riesce a sfoderare una certa elasticità espressiva,
dimostrando di essere una showgirl completa, in possesso anche
di acerbe doti da attrice.
Un plauso, infine, agli autori delle due canzoni “Io,
te e il Mare” ed “Amami di più”:
assolutamente plausibile come canzonetta estiva anni ’80
la prima, più intensa e malinconica la seconda, che
vengono cantate in maniera diversa dallo stesso Solfrizzi
per svelare la vena autoriale (dietro quella di cantante “easy”)
del suo personaggio. Peccato che il film non sviluppi fino
in fondo alcuni contenuti importanti, come ad esempio l’evoluzione
del rapporto tra Piero e Talita, che rimane un po’ sospeso
nel loro reciproco scambio di personalità e valori.
Finale aperto e lievemente consolatorio.
Paolo
Pugliese