SANCTUM 3D

Titolo Originale: Sanctum
Genere: Avventura, Drammatico, Catastrofico
Regia: Avventura, Drammatico
Sceneggiatura: Andrew Wight
Cast: Ioan Gruffudd, Richard Roxburgh, Alice Parkinson, Rhys Wakefield, Dan Wyllie, Allison Cratchley, Christopher Baker, John Garvin, Sean Dennehy
Produzione: Sanctum Australia, Relativity Media, Universal Pictures, Wayfare Entertainment
Paese d’origine: U.S.A., Australia - 2011
Durata: 109 minuti
Data di uscita: 11 Febbraio 2011

 

Un gruppo di subacquei guidato dall’esperto Frank McGuire (Richard Roxburgh) è impegnato in una missione di esplorazione di un sistema di grotte ancora sconosciute, tra le più grandi e misteriose custodite nelle viscere della terra. Quando una tempesta tropicale li blocca nel fondo di una di queste, iniziando ad inondare i cunicoli, il gruppo di esploratori si ritrova a fronteggiare il pericolo dell’infuriare dell’acqua dovendo per forza avventurarsi un sinistro ed insidioso labirinto marino mai esplorato, nella speranza di trovare una via d’uscita verso il mare aperto.

Nobilitato dalla tecnologia digitale in 3D ideata da James Cameron per “Avatar”, questo “Sanctum 3D” si presenta al pubblico come uno spettacolare thriller a metà strada tra il genere catastrofico e l’avventura claustrofobica sotterranea. Almeno questa è l’idea che ci si potrebbe fare vedendo il trailer pubblicitario. Seduti in sala, invece, l’illusione di essere di fronte ad una pellicola spettacolare dura davvero poco perché, smaltito l’effetto novità del 3D nelle caverne subacquee, resta ben poco di interessante e di coinvolgente. La sceneggiatura è fin troppo semplice e lineare, senza particolari guizzi nel suo percorso narrativo che risulta sostanzialmente piatto, così come la caratterizzazione dei personaggi è schematica e scontata. Alla povertà dell’intreccio corrisponde anche un’ inconsistenza narrativa da parte del regista Andrew Wight, davvero poco esperto sia nella costruzione delle vicende, sia nell’uso delle ambientazioni claustrofobiche, tra caverne reali e riproduzioni in studio, riprese in maniera spesso goffa.

Mancando l’effetto sorpresa e l’elemento suspense, il film si trascina stancamente verso il finale, penalizzato sia dalla sua prevedibilità (il pubblico capirà già dopo 15 minuti chi si salverà e chi no…), sia dalla presenza di personaggi non interessanti ed appartenenti ai soliti clichè hollywoodiani, con dinamiche trite e ritrite come il rapporto conflittuale padre-figlio, l’inettitudine dei personaggi femminili, oppure il tradimento del carachter finto-simpatico; stereotipi resi in maniera ancor più evidente dall’interpretazione sui generis dell’intero cast, tra cui spiccano i semi-conosciuti e svogliati Ioan Gruffudd (“I Fantastici 4”) e Richard Roxburgh (“Moulin Rouge”).

Paolo Pugliese