ROCKY BALBOA

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico/Sportivo
Regia: Sylvester Stallone
Sceneggiatura: Sylvester Stallone
Cast: Sylvester Stallone, Antonio Tarver, Burt Young, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes
Colonna Sonora: Bill Conti
Produzione: Rogue Marble, Columbia Pictures Corporation, Revolution Studios, Chartoff-Winkler Productions, United Artists
Paese d’origine:
USA - 2006
Durata: 105 minuti

 

Ormai 50enne, vedovo della sua amata Adriana, il pugile Rocky Balboa tira a campare gestendo il suo piccolo ristorante italiano ed intrattenendo i clienti con aneddoti sulla sua passata carriera di campione dei pesi massimi. La sua vita scorre tra rimpianti e nostalgia per il passato, con un rapporto difficile con il figlio, le visite alla tomba della moglie e la frequentazione di una madre single. Ma quando una simulazione computerizzata trasmessa in televisione ipotizza uno scontro tra lui e l’attuale detentore dei pesi massimi Mason Dixon dando per vincente proprio Rocky, si mette in moto la curiosità della gente e quindi anche la grande macchina d’intrattenimento americana che vorrebbe vedere l’ex-pugile salire ancora una volta sul ring per un ultimo standing match (a scopo beneficienza) proprio contro Dixon, un micidiale atleta afro-americano più giovane di lui di 30 anni. In realtà i manager che propongono l’incontro sono interessati unicamente all’eco pubblicitario dell’evento per dare al loro cliente Mason nuova linfa di popolarità e soprattutto sponsor, ma per Rocky sarà invece un’occasione di rivalsa su una carriera terminata in maniera sfortunata ed, evitando di farsi stritolare dall’ingranaggio dei mass media, riuscirà a dare una lezione di umiltà anche al giovane e supponente campione.
La trama di questo nuovo ed ultimo episodio della saga del pugile più famoso del cinema ricalca in maniera sorprendente la vita del suo interprete, Sylvester Stallone, un attore che negli anni ’80 ebbe il suo periodo di massimo splendore (nel lontano 1985 fu primo al box office sia con “Rocky 4” che con “Rambo 2”) e che ora, dopo una serie di flop cinematografici, è snobbato da pubblico e produttori. Come per il suo personaggio, Stallone sentiva di poter dare ancora qualcosa al suo pubblico ed è voluto salire di nuovo sul ring mentre nessuno scommetteva molto su questo ennesimo film che, invece, si rivela di gran lungo migliore di quanto ci si poteva aspettare.
Non si tratta certo di un capolavoro, ma comunque ROCKY BALBOA è un film con anima e sentimenti, emozionante in diversi punti nonostante la storia sia complessivamente riciclata. Il film chiude quasi un cerchio con il primo capitolo di cui ricalca la trama: anche qui c’è un match-spettacolo, un pronostico sfavorevole, duri allenamenti (di nuovo i cazzotti ai quarti di bue congelati e la corsa per le scale del monumento), ferrea volontà e disciplina. La lezione è sempre la stessa, ovvero quell’ottimismo americano secondo cui chiunque abbia abbastanza cuore ed ottime ragioni può fare l’impossibile. Per fortuna, nonostante la trama improbabile e la riproposta delle linee-guida e delle atmosfere del primo film, Stallone evita il culto retorico della vittoria ego-sacrificale (di cui erano infarciti gli ultimi episodi) in favore di una storia più asciutta e realistica (compreso il finale), con una caratterizzazione narrativa di eroe stanco e crepuscolare, un ruolo molto congeniale per l’attore in questi ultimi anni.
Nonostante diverse ingenuità (come la contrapposizione delle due tipologie di campioni, già viste in “Rocky” e “Rocky IV”) ed un sentimentalismo di fondo a volte eccessivo, il film va avanti in maniera abbastanza lineare, assumendo una connotazione quasi di moderno racconto popolare, irreale ed al tempo stesso edificante come piace alla gente, per il carico di umanità e generosità del suo protagonista. La storia esprime infatti valori come il sacrificio, il coraggio e l’esperienza, che però arrivano allo spettatore in maniera non enfatica.
Stallone dirige il film con un taglio realistico e spartano, ma la messa in scena del film, improntata su una semplicità narrativa fin troppo marcata, appare fiacca in diversi punti rischiando di coinvolgere poco lo spettatore, nonostante le buone intenzioni della sceneggiatura che più volte scivola nell'enfatico. Ragguardevole il fatto che non viene data eccessiva rilevanza al match finale, che arriva come un consequenziale sviluppo della storia senza che essa graviti intorno all’incontro. Tecnicamente discrete poi le sequenze del match, con un taglio realistico da ripresa televisiva e con un elevato ritmo grazie all’uso di inquadrature multi-angolari ed un montaggio veloce. Si rivelano molto intriganti i passaggi in cui il match si trasforma da attrazione pubblicitaria a combattimento vero e proprio e poi il finale è davvero bello e commovente, senza essere stucchevole, con Rocky/Stallone che saluta la gente congedandosi dal suo pubblico, dentro e fuori lo schermo.

Paolo Pugliese