Dopo
uno sconvolgente (quanto non specificato) disastro ambientale,
un padre e un figlio attraversano a piedi un’America
distrutta e semi-deserta nella morsa del gelo. La loro destinazione
è a sud, verso la costa e verso un clima migliore,
sebbene non sappiano cosa li attende là. I due si muovono
un paesaggio desolato, dove non c’è cibo né
ci sono più animali e la vegetazione è morta,
sotto un cielo sempre più grigio ogni giorno che passa.
Per difendersi hanno solo una pistola con due proiettili,
perché tra i pochi superstiti vige ormai la legge del
più forte, del cane mangia cane, con bande armate dedite
al cannibalismo.
Tratto
dal bel romanzo di McCarthy, uno dei più grandi scrittori
americani viventi, “The Road” è un film
duro, realistico, cupo e (necessariamente) claustrofobico,
che contiene comunque tra le righe un forte messaggio di speranza.
Il tema post-apocalittico-neorealistico è molto simile
a quello del film di Haneke “Il tempo dei lupi”,
dove anche lì non c'è una spiegazione per la
fine dell'umanità. Quello che nel film di Haneke sembra
essere un crollo dovuto ad una crisi economica mondiale (speriamo
che non sia profetica visti i tempi che corrono), in “The
Road” sembra dovuto a cause "naturali" (tempeste,
terremoti), ma alla fine il tema della natura che non sostiene
più il genere umano, per quanto efficacemente narrato
sul grande schermo, non è un elemento importante del
film.
E’ importante, invece, ed anche sviluppato abbastanza
bene, il tema della deriva interiore dell'umanità che
è il vero nemico invisibile del film: quando crollano
i pilastri della società e tutte le certezze che ne
derivano, l’uomo regredisce, lasciandosi dietro qualsiasi
remora e solidarietà per sopravvivere, sottomettendo
ed uccidendo il prossimo; la cosa che più fa paura
del film è che tutto quello che vediamo è perfettamente
plausibile e potrebbe accadere per davvero in un probabile
dopo-olocausto. A tutto ciò, comunque, il film contrappone
l’esposizione del tenero ed incondizionato rapporto
d’amore tra un padre ed un figlio, che dà loro
speranza in un futuro migliore. Finché il "fuoco"
dell'umanità arderà nei cuori dei protagonisti,
loro saranno salvi ovunque andranno.
Ottima
interpretazione di Viggo Mortensen e del giovanissimo Kodi
Smit-McPhee, che danno luogo ad un rapporto padre-figlio tanto
affettuoso quanto sofferto e disperato, con il genitore, pronto
a morire per il bambino, che gli racconta favole ed i suoi
ricordi, ma gli insegna anche a spararsi in bocca nell’eventualità
che venga catturato, per evitargli dolore e violenza. Una
misurata Charlize Theron compare in vari flashback nel bel
ruolo di una madre disperata e, al tempo stesso, generosa,
mentre superflue appaiono, invece, le comparsate di Robert
Duvall e Guy Pearce, quasi irriconoscibili attraverso il trucco.
Ottimi i flashback e diverse sequenze, come quella nella dispensa
con i prigionieri tagliuzzati da una famiglia di cannibali,
davvero inquietante e terribilmente realistica nel suo essere
"indigeribile" ed "inaccettabile".
“The Road” è un film sicuramente discreto
sia nella narrazione, lenta e realistica, sia nella messa
in scena, dove non prevale mai un’estetica disturbante
fine a sé stessa, ma sempre funzionale al racconto
ed al ritratto umano dei personaggi, anche se, dopo un'ottima
prima ora, gli ultimi 45 minuti diventano ripetitivi e il
finale è debole e, purtroppo, prevedibile non aggiungendo
nulla di più alle ottime premesse.
Simone
Cantino
Paolo Pugliese