RIFLESSI DI PAURA

Titolo Originale: Mirrors
Genere: Horror/Fantasy
Regia: Alexandre Aja
Sceneggiatura: Alexandre Aja & Grégory Levasseur
Cast: Kiefer Sutherland, Paula Patton, Amy Smart, Cameron Boyce, Erica Gluck, Jason Flemyng
Colonna Sonora: Javier Navarrete
Produzione: Castel Film Romania, New Regency Pictures, Regency Enterprises
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 110 minuti
Data di uscita: 3 Ottobre 2008

 

Ben Carson (Kiefer Sutherland) è un ex-poliziotto di New York che, a causa di un evento traumatico e problemi di alcolismo, lascia la polizia e trova lavoro come agente della sicurezza in un grosso magazzino di abbigliamento a Manhattan, semi-distrutto da un incendio. Lavorando da solo durante il turno di notte, in un ambiente in rovina ma pieno di specchi perfettamente lustri, il protagonista si accorge che le immagini riflesse non si muovono in maniera naturale, ma sembrano avere una propria volontà. Sprofondando in un clima di paranoia, Ben comincia ad indagare sulla storia del centro commerciale, venendo a conoscenza di fatti inquietanti avvenuti nel passato e sospettando che siano collegati ad una sorta di presenza maligna che osserva la gente dagli specchi e li aggredisce usando l’immagine riflessa.

Il regista francese Alexandre Aja, autore del thriller “Alta Tensione” e del nuovo “Le Colline hanno gli Occhi”, dirige con mano ferma questo horror sovrannaturale, remake americano del giapponese “Into the Mirror” avente per tema l’immagine riflessa nello specchio (una versione speculare di chi si specchia oppure finestra su un altro mondo?), con protagonista un ritrovato Kiefer Sutherlan (“24”) insieme alle emergenti Paula Patton (“Deja Vu”) ed Amy Smart (“Crank”, “The Butterfly Effect”).
Il film parte subito in quarta profilando la minaccia ultraterrena che si cela dentro gli specchi ancor prima dei titoli di testa: un’introduzione che taglia però qualsiasi possibilità di giocare sull’ambiguità e sul mistero del tema, mettendo già le cose in chiaro e presentando una trama lineare che tenta di evolversi con le indagini del protagonista (aiutato però dall’amico poliziotto -deus ex machina- che gli risolve ¾ del caso) per venire a capo del mistero inerente il Poltergeist nello specchio. Alla lunga, però, la trama si accartoccia su sé stessa rivelando una certa banalità di idee, andando a mescolare in maniera approssimativa temi abusati come possessioni demoniache, malattie mentali ed esperimenti in ospedali psichiatrici...

Il film non ha quindi uno sviluppo sicuro né tantomeno convincente, soprattutto nella seconda parte che termina con uno scontro finale duplice e parallelo: da una parte Ben nei sotterranei del magazzino (con la solita catarsi a base di fuoco e vetri infranti) e dall’altra sua moglie e figli aggrediti in casa (scontro molto più coinvolgente del primo); il finale lascia un pò interdetti per un colpo di scena assolutamente imprevedibile ma anche poco giustificato, così come rimangono inesplorati diversi punti della trama, ad esempio sulla natura e la genesi della minaccia sovrannaturale.
Tra i fattori positivi del film c’è la regia sicura di Aja che ripercorre stilisticamente il vasto campionario del cinema horror d’atmosfera degli anni ’70, costruendo sequenze inquietanti con lunghe carrellate trasversali e cinepresa nervosa nei primi piani che contribuiscono ad alzare il livello di tensione; bisogna però precisare che essa è una tensione spesso basata sul nulla, cioè senza reali elementi di thrilling, ma costituita da espedienti per creare artificiosamente pathos utilizzando molto il commento e gli effetti sonori, oltre ad un agile montaggio e soprattutto l’ambiente cupo dei magazzini in rovina; il mestiere di Aja, trucchi a parte, c’è e si vede, dando spessore stilistico ad una sceneggiatura mediocre.

Sul cast c’è poco da dire: Sutherland ha acquistato carisma soprattutto grazie al serial “24”, ma non è un attore molto espressivo; un pò meglio la co-protagonista Paula Patton, davvero carina, mentre la navigata Amy Smart adempie senza infamia e senza lode al breve ruolo di vittima sacrificale.
Un plauso, infine, agli scenografi ed ai tecnici della fotografia per aver creato un set davvero molto inquietante, illuminato con ombre sinistre ed efficace per creare un clima di tensione arcana e minaccia incombente.

Paolo Pugliese