“Resident
Evil Extinction” è il terzo -e forse anche
il migliore- capitolo della fortunata trilogia cinematografica
ispirata all’omonimo e popolare videogioco horror.
Il film è ancora una volta interpretato dall’attrice
Milla Jovovich la quale, nel ruolo della guerriera geneticamente
modificata Alice, tre anni dopo gli eventi della diffusione
del contagio di Zombie a causa del T-Virus si muoverà
stavolta in un mondo apocalittico dove la razza umana è
in via di estinzione, mentre quella dei morti viventi è
diventata invece dominante. Vedremo quindi Alice incrociare
la sua strada con quella di una carovana di mezzi corazzati
che viaggia verso l’Alaska (paese selvaggio libero
dagli infetti), raggiungendo attraverso il deserto le
rovine di Las Vegas e combattendo al tempo stesso quello che
resta della bieca multinazionale Umbrella Corporation, responsabile
del contagio ed interessata ad Alice per le sue ricerche genetiche.
Sfasato
rispetto ai film precedenti, “Resident Evil Extinction”
si presenta come una sorta di wester-horror post-apocalisse
che rimanda apertamente alla trilogia fantascientifica di
“Mad Max”, cercando nuove strade narrative per
evolvere una vicenda abbastanza “cotta”. Fattori
positivi, in quest’ultimo episodio, sono un impianto
visivo drammatico ed adrenalinico, una protagonista abbastanza
carismatica ed una scenografia destabilizzante ed in parte
ironica (Las Vegas).
Rilevante è l’ambientazione che accompagna una
storia di maggior respiro rispetto ai primi due capitoli e
non più limitata a spazi chiusi e claustrofobi come
un laboratorio segreto sotterraneo (1° film) o una città
isolata dal resto del mondo (2° film), bensì inerente
deserti e lande desolate di un pianeta in progressivo declino,
divenuto pericolosissimo per la sopravvivenza umana.
Le riprese (non più di notte ma in pieno giorno)
sono state effettuate in Australia, paese che dona con i suoi
spazi immensi e sabbiosi certamente un’atmosfera decisamente
più accattivante al film, che diverte soprattutto un
pubblico di appassionati senza comunque elevarsi più
di tanto da un livello narrativo mediocre e presentando un
paio di eccessi gratuiti nella trama che potevano essere evitati
(i poteri extrasensoriali che Alice sviluppa, i vari cloni
e la trasformazione del cattivo in mostro).
La
trama è firmata con poche idee dal regista-sceneggiatore
Paul W.S. Anderson (autore del primo “Resident Evil”),
con molti personaggi abbozzati in maniera superficiale ed
una grossa quantità di citazioni cinematografiche che
hanno la funzione di introdurre diversi sviluppi narrativi
del film.
Alla regia ritroviamo il pindarico Russel Mulcahy (“Highlander”,
“L’Uomo Ombra”, “Razorback”)
che ce la mette tutta per dare sostanza alla storia ricorrendo
a tutto il suo bagaglio tecnico da regista videoclipparo,
supportato da un montaggio serratissimo (soprattutto nelle
sequenze di combattimento) ed un rilevante, seppur poco
profondo, uso degli effetti speciali. Da riconoscere a Mulcahy,
comunque, il merito di dare a questo terzo episodio “un
tocco in più” rispetto ai precedenti, con una
ferocia horror/gore maggiore ed un paio di sequenze
abbastanza riuscite (come il laboratorio fortificato della
Umbrella assediato da migliaia di zombies, oppure l’ultima
sigaretta di uno dei protagonisti circondato dai morti viventi).
Realizzato tecnicamente bene, “Resident Evil Extinction”
è un prodotto d’intrattenimento senza pretese
e senza tematiche che lascia comunque nel pubblico un senso
d’ansia per come potrebbe essere il nostro mondo del
domani: un pianeta già oggi destabilizzato ed inaridito
a causa dell’arrivismo umano, dove vige la legge del
più forte e popolato fin da ora da morti viventi (vedi
i programmi Rai e Mediaset o gli esponenti della politica
nazionale e regionale).
Paolo
Pugliese