Riuscita
a sopravvivere ad una pallottola alla testa, e dopo essere
stata sepolta viva alla fine dello scorso film, Lisbeth Salander
giace tra la vita e la morte in un ospedale, dopo un intervento
chirurgico di urgenza. Nello stesso posto è ricoverato
anche il padre, Alexander Zalachenko, ex spia doppiogiochista,
che ora medita nuovamente l'assassino della figlia, anche
grazie all'aiuto dei servizi segreti che lo hanno sostenuto
in passato, e che rischiano di vedere la loro copertura e
le loro operazioni saltare se Lisbeth sopravviverà
e potrà parlare.
Al fianco della hacker ci sarà nuovamente Mikael Blomkvist,
deciso a portare a galla delle situazioni macabre, ma soprattutto
a far uscire allo scoperto i criminali responsabili delle
terribili violenze a cui era stata destinata Lisbeth, e che
insieme proseguiranno in questa crociata per la verità,
arrivando ad essere minacciati, e mettendo in serio pericolo
anche i colleghi del giornalista che lavorano con lui al magazine
Millennium, fino al finale sospirato.
Nonostante potesse risultare difficile girare un ulteriore
sequel, vista la mole di informazioni contenute nei 3 libri
usciti per l'editore Marsilio, scritti dall'autore Stiegg
Larsson, possiamo tranquillamente affermare invece che il
regista Daniel Alfredson, già all'opera nella precedente
pellicola, è riuscito perfettamente nell'impresa ed
è riuscito anche a far incastrare ogni pezzo di questo
intricato puzzle, ottenendo un film che si riallaccia perfettamente
ai due precedenti capitoli, e che sapientemente ricongiunge
i due interpreti principali, Lisbet e Mikael, in questo ultimo
atto finale. Tutti i segreti, tutti gli accenni sul passato
della hacker, il suo soggiorno in un ospedale psichiatrico,
fino al suo vivere in un mondo solitario e quasi invisibile,
sono qui rivelati in tutta la loro drammaticità, e
come in una bambola matrioska tutte le sfaccettature di questa
vicenda ne escono fuori per delineare un'operazione ancora
più grossa e intricata di quanto si potesse pensare,
basata su alleanze, servizi segreti, piani ad ampio raggio,
e pedine disposte sulla scacchiera da anni. Ancora una volta,
quindi, il connubio tra Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist
si rivela fondamentale: non solo una profonda amicizia, basata
su stima e affetto reciproco, ma anche una lotta continua
che si alimenta grazie alla forza della verità, e che
prende nuova linfa vitale da una Lisbeth decisa a mettersi
definitivamente in gioco, a voler giocare a carte scoperte,
in prima linea, senza nascondersi dietro un computer. Per
merito della sua volontà indomita, sarà lei
a dirigere il suo amico giornalista verso le fonti più
attendibili e i filmati più scabrosi che la riguardano,
anche per colmare tutte le lacune possibili nel processo in
cui è imputata per il tentato omicidio del padre.
Noomi Rapace, algida regina hacker, è qui ritratta
in tutta la sua calma, non un movimento scomposto, anche quando
è la sua stessa vita ad essere messa in gioco. Il suo
volto non tradisce emozioni, ma ancora è il suo essere
impassibile che mette a disagio la parte avversaria. Una forza
derivata anche dal connubio con l'attore Michael Nyqvist che
in questo film agisce da coscienza della ragazza, ed è
lui che procura elementi chiave su cui poter poggiare la redenzione
di Lisbeth, che nel finale può tornare alla sua vita,
senza più ombre passate.
Una trilogia degnamente conclusa che ci consegna una donna,
non più ragazza, libera dai demoni, finalmente matura
per affrontare un mondo a testa alta.
Alessandro Cristofaro