In
un futuro non molto lontano - il 2020 - il pugilato è
diventato uno sport altamente tecnologico, dove però
gli umani sono stati sostituiti da giganteschi robot teleguidati.
Hugh Jackman (“X-Men”, “Wolverine”)
interpreta il ruolo di Charlie Kenton, un pugile un tempo
bravo che ha perso la sua occasione di diventare un campione
quando il suo sport è diventato un fenomeno d’intrattenimento
televisivo Hi-Tech. Charlie si ritrova a vivacchiare assemblando
robot di poco valore con metallo di scarto per passare da
un incontro clandestino di boxe all'altro e guadagnare quel
poco che basta per tirare avanti e mettere insieme altri automi.
Quando Charlie tocca il fondo, a malincuore fa squadra con
il figlio undicenne Max (Dakota Goyo), recuperando da una
discarica un vecchio modello di robot che però scoprono
avere un sistema di movimento molto rapido ed una modalità
di memoria con la quale impara i movimenti che guarda. Charlie
comincerà ad allenare l’automa – chiamato
Atom – e insieme al figlio, contro ogni previsione,
riusciranno ad arrivare alla Lega Professionisti, sfidando
il campione in carica dei mesi massimi: il potentissimo Zeus.
Sulla
carta, “Real Steel” si presenta come una pellicola
il cui incipit principale è basato su quello dell’omonimo,
famosissimo, gioco da tavolo composto da un ring dove due
robot boxano tra loro, manovrati tramite leve a molla da due
giocatori. Potremmo, quindi, essere di fronte ad un altro
giocattolone americano alla “Transformers”, ma
nonostante sia un film ispirato ad un giocattolo, con una
storia dove grossi robot se le danno di santa ragione, “Real
Steel” sceglie un approccio ed uno sviluppo narrativo
totalmente diversi, a partire dall’idea stessa di base,
che viene modulata con una certa ed efficace abilità.
La chiave di volta dell’operazione è avere una
storia futuristica, ma non troppo, ambientata in un tempo
molto vicino al nostro presente che, nonostante gli elementi
fantascientifici, appaia credibile e venga identificata in
un genere cinematografico ben definito: i cosiddetti Fight-Movies.
“Real Steel” si allinea dunque alla tradizione
cinematografica dei film sulla boxe, nei quali il protagonista
evolve e diventa, contro ogni pronostico, un campione grazie
a fatica e forza di volontà. Dal capostipite “Lassù
qualcuno mi ama” al mitologico “Rocky”,
da “Karate Kid” fino ai più recenti “The
Fighter” e “Warrior”, tutti i fattori e
le dinamiche di questo genere vengono qui riproposti, illustrando
concetti molto cari al pubblico americano come la possibilità
di riscatto per un ex-campione in difficoltà e la progressiva
scalata al successo di un “self made man”, qui
perfettamente rappresentato da un robot assemblato a mano.
Nonostante
il film viaggi su binari narrativi che si sa dove porteranno,
“Real Steel” si guadagna una certa credibilità
grazie al timbro drammatico e ai toni adulti che contraddistinguono
la storia, rendendola meno scontata di quanto potrebbe sembrare.
Il regista Shawn Levy dimostra una certa elasticità
creativa allontanandosi dallo stile di commedie Slapstick
per famiglie che ha diretto in passato (“Una Notte al
Museo”, “Pink Phanter”, “Una Scatenata
Dozzina”), in favore di un approccio meno sensazionalistico
e più introspettivo nel gestire gli elementi della
storia, approfonditi in maniera certamente maggiore di quanto
ci si aspetterebbe da un blockbuster di questo tipo. Qua e
là troviamo qualche passo falso, tipico del cinema
USA (il bambino iper-saggio, l'asiatico arrogante, la
paziente amica/fidanzata del protagonista), ma in sostanza
il film è un riuscito mix di riprese live-action ed
animazioni in CGI che accompagnano una storia che non risulta
né gratuita né raffazzonata, contenendo diversi
elementi di interesse. Hugh Jackman si conferma un attore
più simpatico che espressivo, ma riesce a rendere bene
il ruolo di ex-campione e padre tutt’altro che perfetto.
Ottimi gli effetti speciali e spettacolari gli incontri di
boxe robotica.
Paolo
Pugliese