REAL STEEL
 
Titolo Originale: Id.
Genere: Fantascienza, Drammatico, Sportivo
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: John Gatins, Leslie Bohem
Cast: Hugh Jackman, Dakota Goyo, Evangeline Lilly, Anthony Mackie, Kevin Durand, Hope Davis, James Rebhorn, Marco Ruggeri, Karl Yune, Olga Fonda
Colonna Sonora: Danny Elfman
Produzione: 21 Laps Entertainment, Angry Films, ImageMovers, Reliance Entertainment
Paese d’origine: USA - 2011
Durata: 127 minuti
Data di uscita: 25 Novembre 2011

 

In un futuro non molto lontano - il 2020 - il pugilato è diventato uno sport altamente tecnologico, dove però gli umani sono stati sostituiti da giganteschi robot teleguidati. Hugh Jackman (“X-Men”, “Wolverine”) interpreta il ruolo di Charlie Kenton, un pugile un tempo bravo che ha perso la sua occasione di diventare un campione quando il suo sport è diventato un fenomeno d’intrattenimento televisivo Hi-Tech. Charlie si ritrova a vivacchiare assemblando robot di poco valore con metallo di scarto per passare da un incontro clandestino di boxe all'altro e guadagnare quel poco che basta per tirare avanti e mettere insieme altri automi. Quando Charlie tocca il fondo, a malincuore fa squadra con il figlio undicenne Max (Dakota Goyo), recuperando da una discarica un vecchio modello di robot che però scoprono avere un sistema di movimento molto rapido ed una modalità di memoria con la quale impara i movimenti che guarda. Charlie comincerà ad allenare l’automa – chiamato Atom – e insieme al figlio, contro ogni previsione, riusciranno ad arrivare alla Lega Professionisti, sfidando il campione in carica dei mesi massimi: il potentissimo Zeus.

Sulla carta, “Real Steel” si presenta come una pellicola il cui incipit principale è basato su quello dell’omonimo, famosissimo, gioco da tavolo composto da un ring dove due robot boxano tra loro, manovrati tramite leve a molla da due giocatori. Potremmo, quindi, essere di fronte ad un altro giocattolone americano alla “Transformers”, ma nonostante sia un film ispirato ad un giocattolo, con una storia dove grossi robot se le danno di santa ragione, “Real Steel” sceglie un approccio ed uno sviluppo narrativo totalmente diversi, a partire dall’idea stessa di base, che viene modulata con una certa ed efficace abilità. La chiave di volta dell’operazione è avere una storia futuristica, ma non troppo, ambientata in un tempo molto vicino al nostro presente che, nonostante gli elementi fantascientifici, appaia credibile e venga identificata in un genere cinematografico ben definito: i cosiddetti Fight-Movies. “Real Steel” si allinea dunque alla tradizione cinematografica dei film sulla boxe, nei quali il protagonista evolve e diventa, contro ogni pronostico, un campione grazie a fatica e forza di volontà. Dal capostipite “Lassù qualcuno mi ama” al mitologico “Rocky”, da “Karate Kid” fino ai più recenti “The Fighter” e “Warrior”, tutti i fattori e le dinamiche di questo genere vengono qui riproposti, illustrando concetti molto cari al pubblico americano come la possibilità di riscatto per un ex-campione in difficoltà e la progressiva scalata al successo di un “self made man”, qui perfettamente rappresentato da un robot assemblato a mano.

Nonostante il film viaggi su binari narrativi che si sa dove porteranno, “Real Steel” si guadagna una certa credibilità grazie al timbro drammatico e ai toni adulti che contraddistinguono la storia, rendendola meno scontata di quanto potrebbe sembrare. Il regista Shawn Levy dimostra una certa elasticità creativa allontanandosi dallo stile di commedie Slapstick per famiglie che ha diretto in passato (“Una Notte al Museo”, “Pink Phanter”, “Una Scatenata Dozzina”), in favore di un approccio meno sensazionalistico e più introspettivo nel gestire gli elementi della storia, approfonditi in maniera certamente maggiore di quanto ci si aspetterebbe da un blockbuster di questo tipo. Qua e là troviamo qualche passo falso, tipico del cinema USA (il bambino iper-saggio, l'asiatico arrogante, la paziente amica/fidanzata del protagonista), ma in sostanza il film è un riuscito mix di riprese live-action ed animazioni in CGI che accompagnano una storia che non risulta né gratuita né raffazzonata, contenendo diversi elementi di interesse. Hugh Jackman si conferma un attore più simpatico che espressivo, ma riesce a rendere bene il ruolo di ex-campione e padre tutt’altro che perfetto. Ottimi gli effetti speciali e spettacolari gli incontri di boxe robotica.

 

Paolo Pugliese