RANGO

Titolo Originale: Id.
Genere: Animazione
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: John Logan
Cast (voci originali): Johnny Depp, Timothy Olyphant, Abigail Breslin, Alfred Molina, Isla Fisher, Ned Beatty, Bill Nighy, Harry Dean Stanton
Colonna Sonora: Hans Zimmer
Produzione: Blind Wink, GK Films, Nickelodeon Movies
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 107 minuti
Data di uscita: 11 Marzo 2011

 

Rango è un camaleonte che si crede un attore ed ha passato tutta la sua vita come animale domestico in un terrario dalle pareti in vetro, con la sola compagnia di una bambola senza testa, una palma finta ed un pesce di plastica. A causa di un incidente in auto viene smarrito dai suoi padroni e si ritrova da solo nel deserto del Mojave, dove vaga fino all'ultimo selvaggio avamposto del West: Dust/Polvere, una cittadina composta da animali, la cui economia locale è sull’orlo del collasso a causa della mancanza d’acqua. Per una serie di vicissitudini, Rango viene scambiato per un infallibile pistolero e diventa lo sceriffo della città, ritrovandosi ad affrontare un mucchio di guai e scoprendo alla fine l’eroe nascosto in sé.

Fin dal titolo, “Rango” si rivela un affettuoso omaggio all’epopea del vecchio West, con un occhio di riguardo soprattutto per cinema di Sergio Leone e l’intero genere degli Spaghetti Western, citando più volte il celebre Uomo senza Nome della trilogia del dollaro, interpretato da Clint Eastwood. L’eclettico Gore Verbinski (regista della trilogia di “Pirati dei Caraibi”, ma anche dell’horror “The Ring” o della commedia esistenzialista “The Weather Man”), dirige con energia e creatività un cartone come se fosse un film vero e proprio, con personaggi in carne ed ossa, spostando più in là i confini concettuali e di linguaggio del cinema d’animazione: i toni narrativi sono adulti, con una storia brillante che contiene gags e dettagli concettuali insoliti per un cartone animato, sia per quanto riguarda i carachters sia per l’ambientazione. Gli animali antropomorfi di “Rango” non sono edulcorati né “carini” (stile pellicole Disney) ma, citando un titolo con il grande Nino Manfredi, sono brutti, sporchi e cattivi; a parte la caratterizzazione iniziale del protagonista, che fa storia a sé, i vari personaggi sono scafati e non ingenui, imprecano e muoiono senza troppi complimenti, rendendo la trama meno scontata sui contenuti e più concreta e tagliente nel suo mix di tematiche e clichè del cinema western. Da quest’ultimo punto di vista, il film sfrutta –forse con troppa abbondanza- tutti gli elementi dell’iconografia West: i ladri di banche, l’assalto alla diligenza, la cavalcata tra le montagne rocciose, il duello sotto al sole, il saloon malfamato, la camminata con gli speroni che tintinnano, il deserto con mille insidie, il politicante corrotto, il pistolero killer, la ranchera coraggiosa e la banda di Mariachi messicani (civette canterine assolutamente esilaranti) fanno bella mostra durante le fasi di una storia i cui spunti comici sono garantiti da una forte contestualizzazione nel background narrativo del cinema di frontiera. Peccato che gli autori finiscano poi per calcare un po’ troppo la mano nel giocare con i richiami cinematografici, provando a decontestualizzare l’ambientazione del film con varie citazioni meta-Hollywoodiane, tra inseguimenti su strada alla “Mad Max” e voli tra i canaloni stile “Guerre Stellari”, riprendendo la Cavalcata delle Valchirie degli elicotteri in “Apocalypse Now” oppure gli zombies de “L’Alba dei morti Viventi”, la cui presenza nel film, seppur divertente, appare pretestuosa ed un po’ ruffiana.

Sul fronte tecnico il film vanta un’ottima animazione, fluida e dettagliata, con un rendering digitale di personaggi e scenografie vicino alla perfezione per realismo e minuzia dei particolari, perfettamente godibile anche senza gli effetti in 3D.
Interessante ed originale la scelta del protagonista: realizzato con una impostazione visiva non smussata e vicina alla realtà, Rango è un camaleonte che non usa mai nel film la sua capacità naturale di mimetizzarsi con l’ambiente; la sua è invece una mimetizzazione a livello concettuale, visto che, credendosi un attore, interpreta il ruolo che la gente gli affida adattandosi alla situazione che ha di fronte ed immedesimandosi nel proprio personaggio. Una duplice caratterizzazione, insomma, che estremizza ed esplora i concetti di attore/camaleonte e realtà/finzione: la maschera di eroe duro ed infallibile cela una personalità candida ed insicura, senza macchia e (con molta) paura, ma con quest’ultima che verrà superata nella propria ricerca di sé stesso (in una sequenza onirica dai toni horror inusuale per un cartone), rivelando come la capacità di adattamento di Rango nasconda anche un’inventiva che può compensare la classica posizione di minoranza del solo contro tutti, all’interno dell’altrettanto classica resa dei conti finale, che appassiona il pubblico come un vero western.

Paolo Pugliese