LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO

Titolo Originale: Flickan som lekte med elden
Genere: Thriller/Noir/Drammatico
Regia: Daniel Alfredson
Sceneggiatura: Jonas Frykberg
Cast: Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Lena Endre, Georgi Staykov, Sofia Ledarp, Micke Spreitz, Per Oscarsson, Paolo Roberto
Colonna Sonora: Rasmus Hansen
Produzione: Nordisk Film, Sveriges Television, Yellow Bird Films, ZDF Enterprises
Paese d’origine: Svezia 2008
Durata: 127 minuti
Data di uscita: 25 Settembre 2009

 

La Ragazza che giocava con il Fuoco, tratto dall’omonimo best seller di Stieg Larsson, è il secondo capitolo cinematografico della trilogia letteraria Millennium e giunge, grazie al cambio di regia tra l’uscente Niels Arden Oplev e il nuovo arrivo Daniel Alfredson, ad appena 4 mesi dall’uscita del primo capitolo, ovvero il film Uomini che odiano le Donne.
La storia si svolge ad un anno esatto dai precedenti eventi, con dei flashback lungo i titoli iniziali che riassumono alcuni elementi del primo episodio destinati ad essere approfonditi; elementi inerenti il passato di uno dei due protagonisti, ovvero l’hacker Lisbeth Salander (Noomi Rapace) che vive in clandestinità grazie ad un’ingente somma di denaro trafugata nel primo film. L’altro protagonista, il giornalista Mikael Blomqvist (Michael Nyqvist), nonostante un forte legame che lo lega a Lisbeth, ne ha perso ormai le tracce. La rivista Millennium per la quale lavora Mikael è in procinto di pubblicare uno scottante articolo sul mercato del sesso in Svezia, inerente un brutale sfruttamento di ragazze dell’est e con alcuni nomi eccellenti della società svedese nella lista dei clienti. Ma il giovane giornalista autore del complesso reportage viene assassinato insieme alla fidanzata con un’arma, ritrovata sul luogo del delitto, che riporta le impronte di Lisbeth.
Mikael non crede che Lisbeth abbia commesso il duplice delitto (ed un terzo si aggiungerà a carico della ragazza), indagando per trovarla prima della polizia e venire a capo del mistero, scoprendo degli oscuri legami con i servizi segreti ma anche il drammatico passato di Lisbeth.
Contemporaneamente, Lisbeth vede la sua vita stravolta dalle accuse e comincia una ricerca su chi l’ha incastrata che la porterà a confrontarsi con un misterioso e letale gigante biondo, dotato di enorme forza e con la capacità di non provare dolore, fino ad arrivare ad un’inaspettata verità legata al suo stesso passato.

La Ragazza che giocava con il Fuoco ha un impianto narrativo ad incastro, con una storia composta da molti elementi e personaggi, titolari di verità che vanno progressivamente a legarsi l’una con l’altra come i singoli frammenti di un puzzle complesso. I vari aspetti di una verità sfaccettata vengono scoperti e raccolti sia da Mikael che da Lisbeth nel corso di due vicende parallele destinate a fondersi solo nel finale del film.
La ricchezza dei fatti narrati e la loro composizione è l’obiettivo primario del regista Daniel Alfredson, il quale dirige in maniera più asciutta e veloce rispetto al precedente regista Arden Oplev, con una trama in cui risulta assente tanto l’atmosfera ambigua e claustrofobia del primo episodio quanto l’attenzione per la psiche dei personaggi, con quest’ultimi poco approfonditi e quasi completamente assorbiti dalla costruzione a mosaico della trama; il regista certo sconta l’onere di dover narrare una vicenda estremamente complessa ed in alcuni punti non facile da seguire, ma la sua narrazione tiene conto solo dei vari sviluppi ad incastro, con una regia asettica tanto nella costruzione del racconto quanto nella definizione dei protagonisti, limitandosi a replicare visivamente gli eventi del libro in maniera sterile e senza un punto di vista focalizzato o atmosfere simili a quelle del primo film, dove era molto forte il senso del paesaggio e l’interazione dei personaggi.

La trama del film, quindi, scorre in maniera quasi anonima, nonostante una certa vitalità delle riprese in stendycam (a differenza dei lenti movimenti di cinepresa nel primo episodio) e con un ritmo mano a mano più serrato; nel corso del film, però, si affastellano varie incongruenze ed incidenti di percorso che non convincono il pubblico: l’invincibilità esasperata di Lisbeth, ad esempio, capace di prendersi tre proiettili in corpo e risorgere dalla terra dove era stata seppellita; ma c’è anche una galleria eccessiva di villains caratterizzati come freaks da fumetto (tra giganti invincibili, bikers tatuati e gente ustionata…), per non parlare di alcuni aspetti della trama accennati e non sviluppati (gli abusi di Lisbeth nell’ospedale psichiatrico o lo sfruttamento della prostituzione da cui prende l’avvio la storia), fino ad un finale aperto, quasi tronco, che rimanda direttamente al terzo ed ultimo film della saga, ovvero La Regina dei Castelli di Carta, in uscita a primavera 2010, che speriamo porti a compimento tutti i punti rimasti insoluti.

Paolo Pugliese