Sempre
più a corto di idee nuove ed originali, ecco made in
Hollywood la nuova versione cinematografica di un classico
del cinema come “Quel Treno per Yuma”, western
modernissimo del 1957 interpretato da Glenn Ford.
Il film racconta ed aggiorna la storia del giovane ed onesto
agricoltore americano Dan Evans (Christian Bale), reduce zoppo
dalla Guerra Civile con il grado di tiratore scelto, il quale
si trova in gravi difficoltà economiche. Sull’orlo
di perdere il proprio ranch, Dan si offre come volontario
per scortare il trasferimento del pericoloso bandito Ben Wade
(Russell Crowe) verso il forte di Yuma, in Arizona. Accanto
ai suoi compagni, tra cui c’è un vecchio cacciatore
di taglie (Peter Fonda), Dan dovrà portare Wade fino
al treno per Yuma con il bandito che tenterà la fuga,
aiutato anche dai suoi fedelissimi compagni che cercheranno
di liberarlo.
Ricordiamo
che il film originale è uno dei migliori western degli
anni ’50, gioiellino di tensione ed ottimo esempio di
dramma psicologico, nei confronti del quale tanto la casa
di produzione Liongsgate quanto il regista James Mangold (premio
Oscar per il film “Walk the Line-Quando l’amore
brucia l’anima”) hanno effettuato una vera e propria
azione a delinquere, cancellandone gli elementi più
intriganti ed allungando inutilmente il brodo; il risultato
è un’opera scialba di decostruzione e ristrutturazione
della storia per renderla appetibile ai palati superficiali
del pubblico americano che finisce invece per essere noiosa.
Questo nonostante due ottimi e carismatici protagonisti come
Christian Bale (“Batman Begins”) e Russell Crowe
(“Il Gladiatore”) che, nei rispettivi ruoli dell’agricoltore
coraggioso e del bandito carismatico e spietato, sono titolari
di un intenso confronto ma finiscono un pò per affondare
anche loro sotto il peso del pessimo risultato di questo remake,
lavorando bene senza però dare il meglio di sé
stessi e finendo per buttarsi su un eccessivo manierismo.
Discreto il resto del cast, soprattutto il veterano Peter
Fonda, così come sono tecnicamente discreti fotografia,
montaggio e colonna sonora. Per il resto, pollice verso: un
confronto con l’originale è improponibile.
Psicologia
azzerata, ritmo assai lento che si riscatta nel finale molto
serrato e drammatico, sequenze dall’impatto visivo volutamente
molto cool e vasto campionario di stereotipi del
cinema di frontiera sono gli ingredienti principali di questo
film: un prodotto d’intrattenimento in parte godibile
ed allegorico (il bene contro il male), ma altresì
stantio ed anche un pò troppo inverosimile come western
stesso, che alla fine lascia il tempo che trova.
Marco
Valerio