IL QUARTO TIPO

Titolo Originale: The Fourth Kind
Genere: Mockumentary/Drammatico/Fantascienza/Thriller
Regia: Olatunde Osunsanmi
Sceneggiatura: Olatunde Osunsanmi
Cast: Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti, Elias Koteas, Eric Loren, Mia McKenna-Bruce, Raphaël Coleman
Colonna Sonora: Atli Örvarsson
Produzione: Gold Circle Films, Dead Crow Productions, Chambara Pictures, Fourth Kind Productions
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 96 minuti
Data di uscita: 22 Gennaio 2010

 

Nel 1972 fu stabilita una scala di misura per gli incontri con gli extraterrestri. Il semplice avvistamento di un UFO è chiamato incontro ravvicinato del 1° tipo, la raccolta di elementi di prova è del 2° tipo, il contatto diretto con gli extraterrestri è definito incontro ravvicinato del 3° tipo. Il livello successivo, quello del rapimento, è un incontro ravvicinato del 4° tipo.
Su questa scala di rilevazione si basa questo film, tratto –si dice- da una storia vera ed ambientato in un paese in Alaska; protagonista la psicologa Abigail Tyler, la quale avendo in cura alcuni pazienti affetti da vari disturbi di natura nervosa (convulsioni, insonnia), comincia a registrare le varie sedute, raccogliendo prove sempre più inquietanti e mai classificate sui rapimenti alieni.

Ad una naturale classificazione di film belli e brutti, oppure riusciti e meno riusciti, è doveroso inserire anche quella riguardante opere cinematografiche dalle intenzioni oneste o disoneste. IL QUARTO TIPO appartiene a quest’ultima categoria, una sorta di mockumentary (finto documentario) poco onesto nei confronti dello spettatore che si propone di fornire risposte su eventi inspiegabili, ma che invece non ne dà alcuna né mantiene le promesse del suo prologo, con Milla Jovovich che avverte il pubblico sulla presenza di scene potenzialmente turbative. Niente di tutto ciò avviene nel corso di questa sedicente ricostruzione cinematografica di eventi realmente (?) accaduti, con presunti filmati originali (ma noi sospettiamo che siano falsi), montati secondo una logica narrativa che vorrebbe dare senso e valenza scientifica all’operazione, sospesa inutilmente tra generi come il thriller paranormale, il docu-fiction e l’horror esoterico.

Il piglio iniziale di documentario cinematografico si sfalda ben presto in un’inutile sarabanda di scene atte a procurare facili spaventi, con un tono narrativo lento e pedante contraddistinto da un abuso sistematico di espedienti visivi per provocare inquietudine. Si cerca di far tesoro della lezione cinematografica de “Il Sesto Senso” o di “Signs” di M.Night Shyamalan sulla realtà quotidiana che diventa ostile e sinistra a causa di elementi anomali, ma il cinema di Shyamalan è ben altra cosa rispetto a questo film inclassificabile per genere, intenzioni e risultati, che finisce per fallire clamorosamente su ogni suo proposito, anche quello di provocare il benché minimo senso di inquietudine negli spettatori.

Marco Valerio