QUALUNQUEMENTE

Genere: Commedia/Satira
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera
Cast: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Piero Guerrera, Lorenza Indovina, Salvatore Cantalupo, Luigi Maria Burruano, Antonio Gerardi, Gianluca Cammisa
Produzione: Fandango Film
Paese d’origine: Italia - 2010
Durata: 96 minuti
Data di uscita: 21 Gennaio 2011-01-29

 

In seguito ad una condanna poi depenalizzata, Cetto La Qualunque torna in Italia dopo una lunga latitanza all'estero, portando con lui una bella ragazza di colore ed una bambina delle quali non riesce a ricordare il nome: la sua seconda famiglia. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino e la famiglia di origine: la moglie Carmen e il figlio Melo. I vecchi amici lo informano che le sue proprietà (tra le quali un fatiscente villaggio turistico costruito su un terreno pieno di reliquie archeologiche) sono minacciate da un'inarrestabile ondata di legalità che sta invadendo la loro cittadina. Le imminenti elezioni potrebbero avere come esito la nomina a sindaco di Giovanni De Santis, un "pericoloso" paladino dei diritti. Così, Cetto, dopo una lunga e tormentata riflessione in compagnia di simpatiche ragazze, non ha dubbi e decide di "salire in politica" per difendere la sua città.

Doppiamente una conferma. Da un lato di come i trailer possano ingannare, dall'altro di come il divertimento concentrato in una serie di sketch non sia più lo stesso se diluito in un film di almeno un'ora e mezza. Qualunquemente gode di una campagna di marketing degna dell'ultimo Zalone. O quasi. La pellicola è stata anticipata da video promozionali densi e irresistibili, sulla scia di un personaggio cresciuto nella culla della tv fino alla conferma del web. Per poi approdare al cinema come nella più rischiose delle scommesse. Finendo per perderla, almeno in parte.

Antonio Albanese è un mattatore, un satiro, un impenitente dalla bocca ruvida ed efficace. Il suo Cetto La Qualunque è la summa del peggio del peggio della nostra politica, e forse anche per questo ha subito conquistato il grande pubblico. Meritatamente. Il film non snatura il personaggio, ma lo spalma fino a fargli perdere buona parte della sua incisività. Le multisale non sono il palco di Fazio e Saviano, e nemmeno la replica infinita di Youtube. Qualunquemente non ha il giusto ritmo, e sembra che il meglio sia stato giocato subito in un trailer dalla grande forza attrattiva. Perché si ride, sì, ma c'è più cinismo che ironia. Per questo Albanese si aggiunge alla massa dei grandi comici che nel passaggio dal piccolo al grande schermo non riescono a mantenere le premesse. E le promesse.

Gli ultimi cinque minuti sono la tragicomica parodia dei giorni nostri, e qui il colpo è tutt'altro che sbagliato. Nello squallore di una piccola Calabria, il comico concentra tutta la pochezza della grande Italia. Gli slogan del non-politico sono praticamente le stesse di chi politico lo è davvero. O almeno dovrebbe. Una critica senza troppi veli diretta al berlusconismo in salsa padana. Il presunto sovvertimento delle regola della democrazia quando Cetto crede che la polizia sia venuta per lui, mentre il loro obiettivo è la sua seconda moglie, sudamericana e clandestina. Fino alla promessa del ponte sullo Stretto, specchio ridotto di una politica infranta. E poi il Quirinale, dove la lobby oscura dei malavitosi vorrebbe mandare Cetto, elisir di lunga vita di un crimine sempre più legale.

Simone Celli