Dopo
il brutale omicidio del padre, il giovane Nick Gant (Chris
Evans) scopre che il genitore faceva parte di un progetto
segreto del Governo, inerente azioni di controspionaggio con
agenti dotati di capacità paranormali. L’uomo
era stato infatti geneticamente potenziato per essere un assassino
governativo dalle doti fisiche superiori ad opera della Divisione,
un’agenzia che per decadi ha fatto esperimenti sugli
esseri umani con droghe psicotrope. Nick stesso è un
“mover”, cioè un mutante dotato di poteri
telecinetici, vivendo da anni in clandestinità, nascosto
nel sottobosco di Hong Kong. L’incontro con altri outsiders
dotati di poteri psichici, lo porterà allo scoperto
combattendo apertamente l’agenzia segreta. La chiave
della sua lotta si rivela una “watcher”, ovvero
Cassie Holmes (Dakota Fanning), una ragazzina di tredici anni
con il potere di vedere il futuro. A loro si unisce Kira (Camilla
Belle), fuggita dagli esperimenti della Divisione. La ragazza
è una "pusher", dotata della capacità
di controllare la mente e la volontà altrui. Ma la
Divisione schiera contro di loro agenti sottoposti al R16,
la più potente droga mutagena mai creata.
“Push”
è un thriller di fantascienza che coniuga generi come
la spy-story con elementi paranormali ed action. Il genere
non è nuovo, visto che le tematiche di questo film
sono state raccontate nell’arco di trent’anni
già da pellicole come “Scanners” di David
Cronenberg, “Fury” di Brian De Palma ed ancora
“Fenomeni Paranormali Incontrollabili”, “Dreamscape”
e -più recentemente- i due “X-Men” di Bryan
Singer e la serie televisiva “Heroes”.
Benchè, come ultimo arrivato, sia portatore di tematiche
ed incipit narrativi ampiamente sfruttati, “Push”
non riesce comunque a distinguersi da quanto visto in precedenza,
non avendo né una trama originale, né una rielaborazione
di temi e concetti preesistenti, ai quali si rifà con
una semplice opera di ricalco. Il film si assesta quindi su
un livello qualitativo mediocre, rivelandosi un prodotto d’intrattenimento
superficiale e scontato che punta molto su effetti speciali
e scene d’azione convenzionali.
La
regia roboante e cinetica del bravo Paul McGuigan (“Slevin
– Patto Criminale”) tenta di coprire i vuoti della
sceneggiatura, ma costituisce un fallace esercizio stilistico
che, unito ad un montaggio frenetico, non convince per niente
il pubblico, il quale si ritrova davanti ad un’opera
fracassona, caratterizzata da un ritmo narrativo lento di
matrice televisiva e con un cast di personaggi poco originali
e prevedibili.
Bella e variopinta (per i colori della fotografia) è
invece l’ambientazione urbana nella città di
Hong Kong, che insieme all’interpretazione della giovanissima
e talentuosa Dakota Fanning (la ricordate in “Mi Chiamo
Sam” oppure “La Guerra dei Mondi”?), costiuisce
una delle poche cose convincenti di questa pellicola.
Marco
Valerio