PROFUMO - STORIA DI UN ASSASSINO

Titolo Originale: Perfume: The Story of a Murderer
Genere: Storico/Noir
Regia: Tom Tykwer
Sceneggiatura:
Andrew Birkin, Bernd Eichinger, Tom Tykwer
Cast: Ben Whishaw, Dustin Hoffman, Alan Rickman
Colonna Sonora: Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil
Produzione: Bernd Eichinger
Paese d’origine: Germania
Durata: 147 minuti

 

In una Parigi oscura e settecentesca, dove ricercatezza ed eleganza convivono con miseria e sporcizia, Jean Baptiste (Ben Whishaw) è un sopravvissuto. La vita per lui è stata fin dall’inizio particolarmente dura: partorito in un mercato del pesce ed abbandonato subito dalla madre, allevato in un luridissimo orfanotrofio e poi venduto adolescente al proprietario di una conceria di pelli e cuoio, dove viene trattato da schiavo, Jean Baptiste cresce sopravvivendo strenuamente a fatiche ed afflizioni. Il destino lo ha però dotato di un dono molto particolare: un olfatto finissimo grazie al quale è in grado di percepire, distinguere e localizzare qualsiasi tipo di odore, anche a forti distanze. La conoscenza del mondo degli odori e della loro conservazione (per il piacere di poterli assaporare continuamente) diventa quindi il suo unico obbiettivo nella vita e ciò lo porta a lavorare nel mondo dei profumi, riuscendo a diventare apprendista di un rinomato profumiere (Dustin Hoffman). Caduto da tempo in disgrazia, l’artigiano insegna i rudimenti del mestiere a Jean Baptiste ed al tempo stesso vede risalire il proprio prestigio grazie al genio del ragazzo nel miscelare le fragranze ed inventare nuovi profumi di successo. Jean Baptiste impara così l’arte dei 12 “accordi”, ovvero gli ingredienti principali che, combinati, compongono l’essenza di un profumo. Ma questo a lui non basta perché c’è un leggendario tredicesimo elemento, inventato dagli egiziani e perduto nel tempo, che ha il potere di rendere il profumo un’esperienza praticamente estatica. Jean Baptiste crede di individuare tale elemento nel particolare odore della pelle femminile e, sperimentando il modo di trasformare e conservare tali odori in estratti di essenza, non esita a diventare un assassino uccidendo molte donne per arrivare al proprio scopo: quello di creare il profumo perfetto, una fragranza totalmente irresistibile.

Questa pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di successo, si presenta come un’opera di difficile collocazione di genere: la storia propone una ricostruzione storica precisa ed accurata, eppure non è basata su fatti veri come l’inizio del film pare suggerire, anzi, si destreggia tra generi come il noir ed il melò drammatico fino a sterzare quasi sul fantasy, in un finale che lascerà il pubblico sorpreso ed interdetto.
PROFUMO è certamente un film complesso, frutto di un rilevante impegno produttivo (per la ricchezza di scenografie, costumi, ambientazioni ed il gran numero di comparse) e diretto con mano ferma da Tom Tykwer, eclettico e sperimentale regista di film come “Lola Corre” e “La Principessa ed il Guerriero”. Tykwer illustra con dovizia di particolari (ma mai in maniera morbosa) la controversa storia di un assassino e della sua metodologia, con una narrazione neutra che non prende una posizione, lasciando il giudizio finale allo spettatore.

La parte iniziale è girata in maniera volutamente caotica e “cruda”, con delle sequenze che, grazie anche ad un montaggio adrenalinico e saltellante, creano un senso di disagio e repulsione nello spettatore, il quale viene “calato” dalle immagini nel mondo durissimo e lurido in cui nasce e cresce Jean Baptiste. Da questo punto di vista tali premesse sono basilari perché permettono al regista di illustrare senza moralismi o parole inutili la totale mancanza di modelli morali di riferimento del protagonista, cresciuto con una fredda logica non contaminata da scrupoli o rimorsi (se non, forse, alla fine) per perpetuare i propri obiettivi. Le sequenze riescono infatti a descrivere tra le righe l’interiorità del personaggio senza ricorrere ad alcuna forzatura o macchinosità per rendercelo simpatico, ma solo per illustrarci le motivazioni (discutibili) delle sue azioni. Illuminante, infatti, la risposta che fornisce sul motivo per cui uccide; poche, semplici e fredde parole: “mi serviva”.
Il film ha i suoi momenti migliori soprattutto nella parte centrale, con Jean Baptiste che coltiva le proprie capacità delineando a poco a poco il suo disegno finale; i passaggi di regia sono molto fluidi ed eleganti, anche se “inquinati” da certi virtuosismi e preziosismi visivi.

Purtroppo il film ha una caduta vertiginosa nel finale, imputabile quasi unicamente alla storia originale del libro, con un colpo di scena (che non riveleremo) il quale da un lato ha il pregio di essere assolutamente imprevedibile ed anche di “sublimare” i disegni dell’assassino, ma che d’altro canto pecca di esagerazione: la risoluzione del film, infatti, è così eclatante da essere spiazzante, così irreale da risultare francamente disturbante, tanto da rovinare l’intero impianto narrativo del film. Infine il protagonista Ben Whishaw è abbastanza inespressivo ed anonimo (e non sappiamo quanto per esigenze di regia) da incarnare perfettamente un personaggio svuotato di sentimenti che però viene messo in secondo piano da Dustin Hoffman ed Alan Rickman (era l’esilarante sceriffo di Nottingham in “Robin Hood-Principe dei Ladri”), due splendidi professionisti che interpretano in maniera viva ed impeccabile i loro (limitati) ruoli.

Paolo Pugliese