Jake
Gyllenhaal (“I Segreti di Brokeback Mountain”,
“Donnie Darko”) e l’emergente Gemma Arterton
(“007-Quantum of Solace”) sono i protagonisti
del film fantasy "Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo",
realizzato dalla joint venture formata da Walt Disney
Pictures e Jerry Bruckheimer Films, ovvero gli stessi produttori
della saga di “Pirati dei Caraibi”. La pellicola
è la versione cinematografica dell’omonimo videogioco
della Ubisoft, con la regia di Mike Newell (“Harry Potter
e il Calice di Fuoco”, “l’Amore ai tempi
del colera”) e sceneggiatura firmata da un piccolo esercito
di scrittori come Jordan Mechner, Jeffrey Nachmanoff, Doug
Miro, Carlo Bernard e Boaz Yakin.
Il
risultato è quanto mai buono per quanto riguarda la
matrice stessa del film:ovvero, quella di un blockbuster di
ingenuo intrattenimento, con una storia lineare ed in parte
prevedibile, ma tecnicamente ineccepibile nella sua forma
di tipico pop corn movie americano, ricco di momenti spettacolari,
con sequenze d’azione, combattimenti, effetti speciali
e qualche gag comica.
L’introverso Jake Gyllenhaal smette per una volta le
vesti di attore impegnato e sfodera un’interpretazione
molto fisica e gigionesca nell’incarnare il guerriero
Dastan: un giovane principe di Persia, ex-orfanello adottato
dalla famiglia reale nel sesto secolo dopo Cristo, che insieme
alla principessa Tamina avrà il compito di impedire
che un malvagio signore oscuro venga in possesso di un pugnale
contenente la Sabbia del Tempo. Un manufatto che è
in grado di invertire il tempo e dare un immenso potere a
chi lo possiede, potere di cambiare gli eventi e conquistare
il mondo.
Il
film è spettacolare quanto basta per non rimpiangere
i soldi del biglietto, offrendo una discreta dose di divertimento
visivo: cosa, è da riconoscere, quanto mai difficile
di questi tempi in cui sembra che già tutto sia stato
raccontato in tutti i modi possibili. La sceneggiatura di
questo "Prince of Persia” è, come già
detto, molto semplice e convenzionale, dando spazio ad una
serie di avventure e sequenze d’azione con il Principe
furfante in un intreccio equilibrato di avventura epica e
fantasy, ambientazione storico-esotica, elementi drammatici
e brillanti, sorvolando naturalmente su un finale un po’
pacchiano e su varie incongruenze o particolari poco realistici
della storia, come è tipico di questo genere di film.
Non possiamo certo aspettarci il livello di un’opera
Shakesperiana, ma "Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo"
è una tipica americanata ben girata che fa il suo dovere
nel divertire il pubblico, nonostante qualche esibizionismo
Hollywoodiano di troppo, tipo la spavalderia del protagonista,
certi siparietti tra i due protagonisti oppure avversari (i
tuareg assassini) ed alleati (lo sceicco Amar, interpretato
dal simpatico Molina) molto sopra le righe.
Ottime, infine, le scenografie (digitali) e le musiche orientaleggianti
ed epiche di Harry Gregson-Williams.
Paolo
Pugliese