Una
romantica storia d’amore con “inghippo” sullo
sfondo di Manhattan, un'attrice matura e una ancora giovane in
un confronto che sa quasi di passaggio di testimone, baci, sesso,
risate e forse qualche lacrima.
Se state per smettere di leggere perché pensate di aver
già capito il genere di film e siete fra quelli che odiano
le storie zuccherose trattenetevi un attimo ancora e proseguit,
perché vanno fatte alcune precisazioni che ribaltano le
carte in tavola.
Le due attrici sono Meryl Streep, eccezionale nel doppio ruolo
antitetico di madre ebrea conservatrice e di psicanalista che
vorrebbe fingersi aperta, e Uma Thurman, attrice oramai completa,
a proprio agio in qualsiasi ruolo e straordinariamente affascinante
nel ruolo di seduttrice -suo malgrado- di un ragazzo molto più
giovane di lei.
Queste
due insieme tengono veramente la storia su alti livelli, proponendo
scambi di battute nei quali a giganteggiare è sicuramente
la Streep, ma accompagnata sempre da un’incredibile complicità
con l’attrice più giovane.
La trama non è poi così banale, tant’è
che converrete con me nell'affermare che sicuramente ci troviamo
di fronte a qualcosa di più di una semplice commedia romantica.
Rafi (Uma Thurman) è una trentasettenne appena divorziata
ed in cura da una psicoterapeuta (Meryl Streep), l'analisi è
per lei fondamentale e il rapporto che instaura con il medico
va al di là del semplice professionale, sfiorando anche
l’amicizia. Qualche problema ce l'ha solo nel dire l’esatta
età del ragazzo che ha conosciuto di recente e con il quale
comincia ad uscire: è un po’ imbarazzante infatti
che abbia 14 anni meno di lei. Ma l’imbarazzo è ancora
ai minimi livelli perché esploderà solo quando verranno
a scoprire che il giovane amante è anche il figlio della
terapeuta.
Si muove così su quest’esile intreccio una delle
più interessanti e gradevoli commedie degli ultimi tempi,
nella quale vanno via via aggiungendosi anche tematiche di maggior
spessore come la difficoltà causate dalle differenze religiose
e di tradizioni in una sorta di “Indovina chi viene a cena”
in versione attuale, dove paradossalmente lo “scandalo”
è dovuto alla differenza d’età, un tabù
ridicolo ormai eppure ancora così sentito.
Le scene relative alla “strana” coppia di donne si
alternano a quelle familiari della dottoressa e a quelle più
romantiche fra i due innamorati, giocando con leggerezza su dialoghi
brillanti e incastri ben riusciti.
Seppure sia presente qualche pecca in taluni punti eccessivamente
tirati e che vengono un po’ a noia, il film mantiene per
quasi tutta la durata un buon livello di coinvolgimento ed una
piacevole sensazione di essere di fronte a qualcosa di fresco,
brioso. Merito -come già detto- delle due attrici, ma anche
di un plot ben pensato e ben scritto che accompagna lo spettatore
in questa storia a tre, dove ogni personaggio ha un ruolo duale
(mamma/medico, figlio/amante, paziente/innamorata) che gli permette
di essere caratterizzato a trecentosessanta gradi.
Senza voler rivelare nulla, sottolineo solo come sia stato corretto
il regista anche nella conclusione, evitando facili sotterfugi
stereotipati da commedia alla melassa e conducendoci amabilmente
ad un finale non tipicamente rosa-hollywoodiano, ma più
vicino alla realtà dello spettatore e per questo più
vero, lasciando in bocca una sensazione dulcamara e non una dolciastra
stomachevole da indigestione di miele di scarsa qualità.
Alessandro
Vedovato