PRIME

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Ben Younger
Sceneggiatura: Ben Younger
Cast: Uma Thurman, Jon Abrahams, Meryl Streep, Bryan Greenberg
Colonna Sonora: Ryan Shore
Produzione: Jennifer e Suzanne Todd
Paese d’origine: USA - 2005
Durata: 105 minuti

 

Una romantica storia d’amore con “inghippo” sullo sfondo di Manhattan, un'attrice matura e una ancora giovane in un confronto che sa quasi di passaggio di testimone, baci, sesso, risate e forse qualche lacrima.
Se state per smettere di leggere perché pensate di aver già capito il genere di film e siete fra quelli che odiano le storie zuccherose trattenetevi un attimo ancora e proseguit, perché vanno fatte alcune precisazioni che ribaltano le carte in tavola.
Le due attrici sono Meryl Streep, eccezionale nel doppio ruolo antitetico di madre ebrea conservatrice e di psicanalista che vorrebbe fingersi aperta, e Uma Thurman, attrice oramai completa, a proprio agio in qualsiasi ruolo e straordinariamente affascinante nel ruolo di seduttrice -suo malgrado- di un ragazzo molto più giovane di lei.

Queste due insieme tengono veramente la storia su alti livelli, proponendo scambi di battute nei quali a giganteggiare è sicuramente la Streep, ma accompagnata sempre da un’incredibile complicità con l’attrice più giovane.
La trama non è poi così banale, tant’è che converrete con me nell'affermare che sicuramente ci troviamo di fronte a qualcosa di più di una semplice commedia romantica.

Rafi (Uma Thurman) è una trentasettenne appena divorziata ed in cura da una psicoterapeuta (Meryl Streep), l'analisi è per lei fondamentale e il rapporto che instaura con il medico va al di là del semplice professionale, sfiorando anche l’amicizia. Qualche problema ce l'ha solo nel dire l’esatta età del ragazzo che ha conosciuto di recente e con il quale comincia ad uscire: è un po’ imbarazzante infatti che abbia 14 anni meno di lei. Ma l’imbarazzo è ancora ai minimi livelli perché esploderà solo quando verranno a scoprire che il giovane amante è anche il figlio della terapeuta.
Si muove così su quest’esile intreccio una delle più interessanti e gradevoli commedie degli ultimi tempi, nella quale vanno via via aggiungendosi anche tematiche di maggior spessore come la difficoltà causate dalle differenze religiose e di tradizioni in una sorta di “Indovina chi viene a cena” in versione attuale, dove paradossalmente lo “scandalo” è dovuto alla differenza d’età, un tabù ridicolo ormai eppure ancora così sentito.

Le scene relative alla “strana” coppia di donne si alternano a quelle familiari della dottoressa e a quelle più romantiche fra i due innamorati, giocando con leggerezza su dialoghi brillanti e incastri ben riusciti.
Seppure sia presente qualche pecca in taluni punti eccessivamente tirati e che vengono un po’ a noia, il film mantiene per quasi tutta la durata un buon livello di coinvolgimento ed una piacevole sensazione di essere di fronte a qualcosa di fresco, brioso. Merito -come già detto- delle due attrici, ma anche di un plot ben pensato e ben scritto che accompagna lo spettatore in questa storia a tre, dove ogni personaggio ha un ruolo duale (mamma/medico, figlio/amante, paziente/innamorata) che gli permette di essere caratterizzato a trecentosessanta gradi.

Senza voler rivelare nulla, sottolineo solo come sia stato corretto il regista anche nella conclusione, evitando facili sotterfugi stereotipati da commedia alla melassa e conducendoci amabilmente ad un finale non tipicamente rosa-hollywoodiano, ma più vicino alla realtà dello spettatore e per questo più vero, lasciando in bocca una sensazione dulcamara e non una dolciastra stomachevole da indigestione di miele di scarsa qualità.

Alessandro Vedovato