E’
ormai una realtà lampante quella della crisi profonda
di idee del cinema Hollywoodiano, che ha prodotto sempre più
sequel e remake, spesso di film orientali o europei riscritti
ed adattati secondo il gusto americano, dove quasi sempre,
nel corso dell’operazione, si perde gran parte dell’originalità
in favore di convenzioni e cliché da cinema tipicamente
USA.
Remake americano di un omonimo thriller-fantasy giapponese,
PREMONITION, a differenza dell’originale, è un
film a metà strada tra il dramma psicologico ed il
paranormale ma che purtroppo, fin dall’inizio, si presenta
come un’opera vuota, presuntuosa e dal ritmo narcolettico.
Linda
Hanson (Sandra Bullock) è una donna come tante, con
un matrimonio apparentemente felice ed una vita tranquilla
accanto al marito Jim (Julian McMahon) ed alle loro due figlie.
La sua serenità viene turbata un mattino quando lo
sceriffo di zona bussa alla sua porta e la mette al corrente
che il marito è morto in un tragico incidente automobilistico.
Affrontando il dolore della perdita, Linda, svegliandosi il
mattino dopo, si ritrova con stupore faccia a faccia con Jim
vivo e vegeto, realizzando ben presto che si trattava di un
incubo. Linda continua a vivere la sua vita, ma quando cominceranno
ad accadere una serie di circostanze che erano presenti nel
suo sogno, Linda si allarma realizzando che la sua vita non
sia perfetta come credeva e, sulla scia dei presagi, ingaggia
una corsa contro il tempo per salvare il coniuge.
Questo
film segna l’esordio americano del regista tedesco Mennan
Yapo (“Soundless”), il quale dirige una storia
che predilige i toni sentimentali ed intimisti piuttosto che
quelli paranormali, ricorrendo a tutta l’arte del suo
mestiere per dare spessore ad una sceneggiatura con zero idee
nonché mal adattata dal modello giapponese. Ma gli
accorgimenti di Yapo, con primi piani su determinati particolari
e movimenti lenti della cinepresa che vorrebbero suggerire
inquietudine, senso di incombenza ed ambiguità dei
fatti raccontati, appaiono invece solo come vuoti stratagemmi
per aumentare una tensione non supportata né da colpi
di scena né da sviluppi intriganti: la trama infatti
racconta davvero poco e lo fa dall’inizio alla fine
in maniera sommessa e senza il benché minimo elemento
di interesse.
Di film su premonizioni e presagi la storia del cinema moderno
ne è ricchissima, ma sicuramente questo PREMONITION
costituisce uno degli archetipi più banali, svogliati
ed inutili che si potessero mai realizzare.
Certo,
la regia non può certo fare miracoli se la storia latita,
ma il film affonda anche sotto il peso di una progressione
degli eventi noiosissima e ripetitiva, con un intento presuntuoso
di introspezione dei personaggi che invece si rivela fallace
e superficiale: le caratterizzazioni dei protagonisti sono
mendaci e per nulla convincenti (Linda/Sandra Bullock sembra
perennemente assente ed impassibile, il marito Jim distratto,
freddo e distaccato anche quando non dovrebbe esserlo), mentre
i dialoghi sfiorano più volte il ridicolo insistendo
su una matrice romantico-religiosa riguardante l’ineluttabilità
del destino.
Il tema della Premonizione è citato praticamente solo
nel titolo e non viene per nulla approfondito né scientificamente
né tantomeno psicologicamente, arrivando all’apoteosi
con la protagonista che si confida e chiede lumi ad un prete
che, sfoggiando poco credibilmente un inusitato libro di casistica
paranormale, dà una spiegazione mistica della Premonizione
di stampo cattolico-americano, infarcendo il discorso di retorica
già sentita altrove (“non è mai troppo
tardi per rendersi conto di cosa è importante nella
vita e lottare per ottenerla”) che di certo non
aiuta né il personaggio a venire a capo della situazione
(se non alla fine, con una svolta sentimental-drammatica)
né il pubblico a trovare lontanamente interessante
questo film.
Paolo
Pugliese