PREMONITION

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantasy/Drammatico/Sentimentale
Regia: Mennan Yapo
Sceneggiatura: Bill Kelly
Cast: Sandra Bullock, Julian McMahon, Amber Valletta, Nia Long, Peter Stormare, Courtney Taylor Burness
Colonna Sonora: Klaus Badelt
Produzione: Hyde Park Entertainment, Columbia Pictures, Metro-Goldwin-Mayer
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 96 minuti

 

E’ ormai una realtà lampante quella della crisi profonda di idee del cinema Hollywoodiano, che ha prodotto sempre più sequel e remake, spesso di film orientali o europei riscritti ed adattati secondo il gusto americano, dove quasi sempre, nel corso dell’operazione, si perde gran parte dell’originalità in favore di convenzioni e cliché da cinema tipicamente USA.
Remake americano di un omonimo thriller-fantasy giapponese, PREMONITION, a differenza dell’originale, è un film a metà strada tra il dramma psicologico ed il paranormale ma che purtroppo, fin dall’inizio, si presenta come un’opera vuota, presuntuosa e dal ritmo narcolettico.

Linda Hanson (Sandra Bullock) è una donna come tante, con un matrimonio apparentemente felice ed una vita tranquilla accanto al marito Jim (Julian McMahon) ed alle loro due figlie. La sua serenità viene turbata un mattino quando lo sceriffo di zona bussa alla sua porta e la mette al corrente che il marito è morto in un tragico incidente automobilistico. Affrontando il dolore della perdita, Linda, svegliandosi il mattino dopo, si ritrova con stupore faccia a faccia con Jim vivo e vegeto, realizzando ben presto che si trattava di un incubo. Linda continua a vivere la sua vita, ma quando cominceranno ad accadere una serie di circostanze che erano presenti nel suo sogno, Linda si allarma realizzando che la sua vita non sia perfetta come credeva e, sulla scia dei presagi, ingaggia una corsa contro il tempo per salvare il coniuge.

Questo film segna l’esordio americano del regista tedesco Mennan Yapo (“Soundless”), il quale dirige una storia che predilige i toni sentimentali ed intimisti piuttosto che quelli paranormali, ricorrendo a tutta l’arte del suo mestiere per dare spessore ad una sceneggiatura con zero idee nonché mal adattata dal modello giapponese. Ma gli accorgimenti di Yapo, con primi piani su determinati particolari e movimenti lenti della cinepresa che vorrebbero suggerire inquietudine, senso di incombenza ed ambiguità dei fatti raccontati, appaiono invece solo come vuoti stratagemmi per aumentare una tensione non supportata né da colpi di scena né da sviluppi intriganti: la trama infatti racconta davvero poco e lo fa dall’inizio alla fine in maniera sommessa e senza il benché minimo elemento di interesse.
Di film su premonizioni e presagi la storia del cinema moderno ne è ricchissima, ma sicuramente questo PREMONITION costituisce uno degli archetipi più banali, svogliati ed inutili che si potessero mai realizzare.

Certo, la regia non può certo fare miracoli se la storia latita, ma il film affonda anche sotto il peso di una progressione degli eventi noiosissima e ripetitiva, con un intento presuntuoso di introspezione dei personaggi che invece si rivela fallace e superficiale: le caratterizzazioni dei protagonisti sono mendaci e per nulla convincenti (Linda/Sandra Bullock sembra perennemente assente ed impassibile, il marito Jim distratto, freddo e distaccato anche quando non dovrebbe esserlo), mentre i dialoghi sfiorano più volte il ridicolo insistendo su una matrice romantico-religiosa riguardante l’ineluttabilità del destino.
Il tema della Premonizione è citato praticamente solo nel titolo e non viene per nulla approfondito né scientificamente né tantomeno psicologicamente, arrivando all’apoteosi con la protagonista che si confida e chiede lumi ad un prete che, sfoggiando poco credibilmente un inusitato libro di casistica paranormale, dà una spiegazione mistica della Premonizione di stampo cattolico-americano, infarcendo il discorso di retorica già sentita altrove (“non è mai troppo tardi per rendersi conto di cosa è importante nella vita e lottare per ottenerla”) che di certo non aiuta né il personaggio a venire a capo della situazione (se non alla fine, con una svolta sentimental-drammatica) né il pubblico a trovare lontanamente interessante questo film.

Paolo Pugliese