Tira
una brutta aria per il cinema fantascientifico e non solo.
Le nuove idee scarseggiano e allora perché non ricorrere
al sempre buon usato sicuro?
Dopo prequel di sequel di dubbio valore ecco la nuova frontiera:
il film (quasi) fotocopia. Una spruzzata di grafica computerizzata
di qua, una rinfrescatina al cast stagionato di là, et
voilà, il nuovo/vecchio prodotto per palati non troppo
esigenti.
Un
gruppo di assassini professionisti, tra mercenari, ninja,
gangster messicani e soldati d’Elite, si ritrovano rapiti
e trasportati su un pianeta alieno. Ben presto capiranno di
essere lì come prede di caccia di una razza di alieni
predatori che cominceranno ad eliminarli uno alla volta. Diretto
dal regista di origini ungheresi Nimrod Antal (“Armored”,
“Vacancy”, “Kontroll”) e prodotto
da Robert Rodriguez (“Planet Terror”, “Sin
City”, “Desperado”), “Predators”
rappresenta il proseguimento ed al tempo stesso il reboot
del franchising fantascientifico di “Predator”,
costituendo sia un terzo capitolo della serie iniziata nel
1987, sia un nuovo punto d’inizio del brand, dopo la
parentesi dei due “Aliens vs Predator”.
Il
film cerca di rinverdire i fasti del filone dei survival movie,
di cui “Predator” è un esponente dal lontanissimo
1987, quando lo sfortunatissimo ruolo di preda toccò
al non ancora Governatore della California Arnold Schwarzenegger.
Il film in sé non è nemmeno male, se avete vissuto
in uno scantinato negli ultimi ventitré anni e non
avete mai visto il primo “Predator”, altrimenti
cominciano le dolenti note. La trama, a parte diversa location
e identità degli attori, ripropone senza troppa fantasia
l'impostazione del primo film, con un gruppo di persone armate
fino ai denti e inseguite senza sosta da un gruppo di creature
intenzionate a fare caccia grossa.
La sfortunata combriccola è composta dal solito schema
ormai stantio secondo il quale c’è sempre almeno
un membro del gruppo che parla troppo, si agita troppo e non
muore mai troppo presto.
Persino lo stratagemma usato dal protagonista per battere
il cattivone di turno è ripreso pari pari dal primo
film della serie, con il nostro che si cosparge di fango per
mandare il tilt il rilevatore di calore del nemico.
Passando agli attori, le loro interpretazioni sono nei limiti
della sufficienza ,visto che il copione richiede solo che
digrignino i denti ad ogni piè sospinto e sparino su
tutto ciò che si muove. Il
protagonista, Adrien Brody è legnoso più di
un ciocco della foresta in cui è stato catapultato,
almeno il buon Arnold si prendeva più in giro; anche
Laurence Fishburne, relegato nel ruolo di uno svitato, è
sprecato, sebbene la sua recitazione sia, proprio per questo,
migliore degli altri: almeno lui deve esprimere uno stato
d’animo diverso.
Film come questo non aiutano il cinema di genere e ottengono
solo il risultato di allontanare gli spettatori dalle sale.
Giulio
Pesce