Il
dio delle carneficine cinematografiche è sempre vivo
e vegeto e, soprattutto, è molto famelico.
Così, puntualmente, arrivano sempre nuove pellicole
su disastri di ogni tipo: navale, aereo, nucleare e via di
questo passo. Qualche volta la nostra affamata divinità
trova dei bocconi particolarmente prelibati ed esige una loro
riproposizione. E’ il caso di POSEIDON, moderno remake
che a distanza di 34 anni dal film originale (“L’Avventura
del Poseidon” con Gene Hackman) rinnova le tragiche
vicende che fanno impallidire il pur proverbiale “Titanic”…
Ultimo dell’anno. A bordo della immensa nave da crociera
Poseidon si festeggia e si folleggia. Ma una mostruosa onda
anomala si abbatte sull’imbarcazione e la capovolge.
I sopravissuti si riuniscono nel grande salone centrale sperando
nell’improbabile arrivo dei rinforzi prima che la nave
affondi. Ma un piccolo gruppo di essi preferisce trovare da
soli una via di fuga, inoltrandosi nei meandri della pancia
del Poseidon. Avranno fatto bene ad intraprendere un’impresa
così rischiosa? O forse dovevano rimanere in passiva
attesa insieme agli altri?
I
personaggi che animano la pellicola con il loro tentativo
quasi suicida, ripropongo classici ma sempre funzionali cliché
del cinema: c’è il triangolo padre possessivo/genero
volenteroso di dimostrare il proprio valore/ figlia divisa
tra l’amore paterno e voglia di farsi una propria vita;
non manca poi l’arrogante cafone, lo sciupafemmine tenebroso
ma col cuore d’oro, l’aspirante suicida che ritrova
la voglia di vivere proprio in questi tragici momenti, la
ragazza bella ma sfortunata e con tanto bisogno d’affetto,
e l’immancabile madre apprensiva con al seguito il solito
figlio che si caccia nei guai più inverosimili…
Se fate un po’ di mente locale troverete decine di pellicole
dove queste figure compaiono, magari non tutte insieme ma
quasi!
In un tempo sorprendentemente breve il regista ci fornisce
la caratterizzazione dei protagonisti, presentarci lo scenario
catastrofico del film -l’enorme nave da crociera Poseidon-
e poi vai con l’azione!
Non abbiamo tempo da perdere con sciocchezze ed inutili chiacchiere:
via con i cataclismatici avvenimenti, via con la strage dei
passegeri, la distruzione, le mirabolanti avventure per salvarsi
la pelle!
Vorrei precisare che per me questa “fretta” di
entrare subito in tema non è affatto un demerito del
film, anzi… certo, i personaggi sono solo abbozzati,
lavorati d’accetta grossolana quanto basta per reggere
la parte assegnatagli e gli attori non sfoggiano intense performance
recitative e una sofferta partecipazione emotiva. Però
fanno la loro parte e risultano funzionali allo svolgersi
della trama. E tanto basta.
Quindi, in sostanza, questo film ha due meriti principali:
è abbastanza breve e rifugge da qualunque tipo di menata
psicologica. In questo modo la pellicola va dritto al punto,
a ciò che si attende lo spettatore: un’immane
tragedia navale in cui un piccolo gruppo di persone lotta
tra mille difficoltà ed insidie per salvarsi la vita.
Una scelta che ha permesso di schivare ripetizioni e cadute
di ritmo, evitando soprattutto che lo spettatore si sazi e
si stufi prima della fine, ma, anzi, lasciandolo con ancora
un po’ d’appetito (cosa che non guasta mai).
Inoltre, non ci sono esasperanti e interminabili momenti introspettivi,
che solo i grandi registi sono in grado di gestire dignitosamente
e che altrimenti si tramutano in sequenze noiose e superflue.
Ha fatto bene Petersen a fare una scelta drastica ma intelligente,
tenendosi alla larga da paternali asfissianti, parabole moraleggianti,
pistolotti finali. Anzi si è distinto per una dose
abbondante di “cattiveria”, accanendosi con divertita
pervicacia sugli sfortunati crocieristi…
Il film è quindi lineare e scarno, come devono essere
queste pellicole: 100 minuti di tensione concentrata, ritmo,
colpi di scena, spettacolari effetti speciali e tanta, tanta,
tanta morte e distruzione.
Se siete appassionati del genere rimarrete certamente soddisfatti.
Mario
Colasuonno