Per
una serie di clamorosi errori durante le indagini su un caso
di narcotraffico, culminante in un disastroso inseguimento,
i poliziotti Jimmy Monroe (Bruce Willis) e Paul Hodges (Tracy
Morgan), patner di lavoro nonché amici nella vita,
vengono sospesi. Oltre al provvedimento disciplinare, Jimmy
ha anche il problema di dover fronteggiare le spese dell’imminente
matrimonio della figlia e, non avendo piena liquidità
di denaro né volendo che il ricco e arrogante compagno
dell’ex-moglie paghi la cerimonia, decide di vendere
una rarissima figurina di baseball ereditata dal padre. Durante
la compravendita, però, Jimmy è vittima di un
furto e per recuperare la figurina si metterà alle
calcagna del ladro, ritrovandosi a fronteggiare una serie
di situazioni che lo metteranno contro lo stesso trafficante
di droga sul quale indagava con il patner Paul.
Autore
di film brillanti come “Clerks”, “Dogma”,
“Generazione X” oppure “In Cerca di Amy”,
Kevin Smith è un regista e sceneggiatore di notevole
intuito ed originalità, che qui si limita a filmare
una sceneggiatura non sua (e si vede) che fa il verso alle
commedie d’azione degli anni ’80, stile “Beverly
Hills Cop”, “Danko” oppure “Una Perfetta
coppia di Svitati”. Gli archetipi degli action-movies
di quel decennio (compresa l’evocativa colonna sonora)
sono ben riprodotti e l’atmosfera che Smith riesce a
creare è l’unica cosa rilevante di questo film.
Orfano dei dialoghi pungenti, iper-costruiti e brillantemente
sboccati che hanno caratterizzato la sua filmografia, Smith
non riesce a dare verve ad una storia povera di idee e con
dinamiche narrative già viste, che si affida soprattutto
alla caratterizzazione dei due personaggi principali: ma se
Tracy Morgan, uno sconosciuto (da noi) commedian televisivo
prestato al cinema, fa il suo dovere di spalla comica nel
ruolo di un agente sfigato e bonaccione, oppresso dalla gelosia
per la bellissima moglie e che fa il duro sul lavoro prendendo
in prestito battute famose del cinema (abbastanza esilarante
l’interrogatorio colmo di citazioni all’inizio
del film), Bruce Willis sembra invece più divertito
dal patner e dalle situazioni di cui è testimone che
essere impegnato seriamente a recitare: quello che dovrebbe
essere la star del film appare statico e legnoso, per nulla
calato nel suo personaggio che interpreta al minimo sindacale
senza arricchirlo oltre la stantia descrizione della sceneggiatura,
tanto da risultare decisamente sotto tono e fuori contesto.
Il
risultato finale del film non è dei migliori e con
una coppia di interpreti scialbi ed una storia vuota e noiosa
che presenta tra l’altro diversi buchi logici, non diverte
il pubblico né trova una sua precisa collocazione di
genere: poco incisivo per essere un poliziesco e poco divertente
per essere una commedia.
Paolo
Pugliese