Nel
giro di pochi giorni ho visto entrambi i terzi episodi delle
saghe cinematografiche di Spider-man e di Pirati dei Caraibi…
Seppur nella grande diversità tra le pellicole, ho
subito notato un elemento comune: sono due film “esagerati”.
Che esista una sindrome da terzo anno?
Dopo un primo episodio che fa leva sull’elemento novità
e un secondo film in cui si può sviluppare e ampliare
le vicende (non essendoci più l’onere di presentare
tematiche e personaggi), la terza tappa nelle sale sembra
essere la più difficile da gestire: immagino che produttori
e regista siano molto preoccupati… devono ancora una
volta stupire e meravigliare lo spettatore, ma come fare?
Se la risposta è: fare le stesse cose dei primi due
film, ma raddoppiandone la quantità e l’intensità,
allora forse c’è qualcosa che non va! Ed è
proprio quello che succede in Pirati dei Caraibi - Ai
confini del Mondo.
Questo è il principale difetto del film che, beninteso,
rimane una pellicola godibilissima per grandi e piccini, pur
restando nel filone del puro entertainment.
Mesi
fa ci eravamo lasciati con Elizabeth e Will Turner che si
uniscono al vecchio rivale Barbossa per cercare di salvare
Jack Sparrow dalle grinfie dello spettrale Davy Jones, mentre
il pirata fantasma si allea con la Compagnia delle Indie Orientali
e semina distruzione nei mari. Ma la situazione ben presto
si arricchirà di nuovi personaggi, mentre le alleanze
si formeranno e si scioglieranno freneticamente, perché
ognuno di loro ha un obiettivo da raggiungere, incompatibile
con quello degli altri…
L’inizio
del film è sorprendentemente cupo e soffocante e introduce
subito lo spettatore nell’atmosfera giusta. La prima
mezz’ora è tra le più riuscite dell’intera
trilogia, intensa, vibrante, angosciante, spettacolare. Poi
la trama inizia a diventare intricata con continui doppi giochi
e salti di campo, nuovi personaggi e nuove tematiche vengono
introdotti (alcuni senza essercene validi motivi) per poi
magari risolversi in un nulla di fatto, la sceneggiatura presenta
qualche buco e i personaggi a volte fanno cose incomprensibili.
Insomma i classici difetti che presentano le pellicole “esagerate”
di cui parlavo prima, in cui c’è troppa carne
al fuoco e inevitabilmente qualche pezzo rimarrà crudo
e qualcuno brucerà.
Ma pazienza! Perché il film resta sempre su livelli
buoni, e alcune pause nel ritmo, cali di tensione, gag non
sempre riuscite e il gigioneggiare di Johnny Deep vengono
ampiamente compensate da grandiose (veramente grandiose) scene
di combattimenti, naufragi, abbordaggi e quant’altro
può capitare ad una ciurma di pirati… il tutto
sullo sfondo di località tanto esotiche quanto sorprendenti.
Una vera manna di effetti speciali, tutti meravigliosi che
riempiono gli occhi e i sensi dello spettatore. Da questo
punto di vista ci si attendeva molto e vi assicuro che non
c’è da restare delusi.
A stemperare il tutto ci sono le ormai familiari gag regalateci
da uno Sparrow sempre più fuori di testa e dalle macchiette
che abbiamo già imparato a conoscere: i due pirati
imbranati, la scimmietta e i due soldati compassati.
Perciò, lo spettacolo scivola via, tra tradimenti e
doppi giochi, battaglie e viaggi straordinari, amori e vendette,
con un incedere epico e divertente allo stesso tempo. Per
poi convergere nel pirotecnico finale, in cui tutti, ma proprio
tutti, i personaggi vecchi e nuovi della saga collideranno
nell’apocalittica resa dei conti conclusiva. Ho detto
conclusiva? A guardare le ultime scene qualche dubbio viene,
ma lascio a voi il giudizio in merito: finale aperto o ciclo
concluso che si ripete all’infinito?
Mi
accorgo di aver dato un giudizio positivo sul film senza nemmeno
aver parlato del suo principale pregio… la coralità
della narrazione. Se il primo episodio aveva Will Turner come
personaggio principale (e data l’insipidezza interpretativa
di Orlando Bloom non era certo un pregio…), il secondo
film vedeva Jack Sparrow come indiscusso protagonista. Ma
in Pirati dei Caraibi - Ai confini del Mondo è
veramente arduo scegliere il protagonista: Jack Sparrow? Elizabeth
Swann? Barbossa? Davy Jones? Will Turner?
Tutti loro, a turno, assurgono a ruolo di personaggi principali,
rendendo varia la narrazione e mantenendo desta l’attenzione
nonostante i 168 minuti di proiezione. E tutti ne vengono
arricchiti, donandoci caratterizzazioni compiute e convincenti.
Per fortuna l’esagerazione di trama e azione e l’orgasmo
continuo di effetti speciali non hanno nociuto in questo aspetto
e la conclusione della saga, oltre all’esplosiva risoluzione
di tutte le trame, ci ha regalato anche personaggi a tutto
tondo.
Anzi, resta un po’ di rammarico su alcune figure secondarie
particolarmente azzeccate, che avrebbero meritato maggiore
spazio. Chissà, magari in un eventuale quarto episodio…
Tutti
bravi gli attori, anche se in fondo non avevano ruoli particolarmente
impegnativi: Johnny Depp mattatore come al solito, anche se
a volte insiste troppo nelle gag e diventa ripetitivo, ottimi
i “cattivi” Geoffrey Rush e Bill Nighy (nei panni
di Barbossa e Davy Jones), brava Keira Knightley a destreggiarsi
nelle scene d’azione e che ci regala pure un pizzico
di malizia… ma bravi un po’ tutti, con una menzione
particolare per Keith Richards, il chitarrista dei Rolling
Stones, totalmente a suo agio nei pittoreschi panni da pirata.
Scialbo come suo solito Orlando Bloom, che però fa
sempre presa sulle ragazze e in questo modo si guadagna la
pagnotta.
Un
film che vale la pena di guardare, lasciandosi trascinare
dal grande spettacolo messo in scena, un po’ macabro
e un po’ circense, godendoselo con spirito da bambino,
senza troppo dannarsi di capire ogni nodo della trama e senza
crucciarsi per i dialoghi un po’ stereotipati. Il divertimento
non mancherà.
Mario
Colasuonno