PIRATI DEI CARAIBI - AI CONFINI DEL MONDO

Titolo originale: Pirates of the Caribbean: At Worlds end.
Genere: Avventura, fantasy
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Terry Rossio ,Ted Elliott
Cast: Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Jonathan Pryce, Bill Nighy, Yun-Fat Chow, Martin Klebba, Keith Richards.
Musiche: Hans Zimmer
Produzione: Jerry Bruckheimer Films, Walt Disney Pictures
Paese d’origine: USA – 2006
Durata: 168 minuti

 

Nel giro di pochi giorni ho visto entrambi i terzi episodi delle saghe cinematografiche di Spider-man e di Pirati dei Caraibi…
Seppur nella grande diversità tra le pellicole, ho subito notato un elemento comune: sono due film “esagerati”. Che esista una sindrome da terzo anno?
Dopo un primo episodio che fa leva sull’elemento novità e un secondo film in cui si può sviluppare e ampliare le vicende (non essendoci più l’onere di presentare tematiche e personaggi), la terza tappa nelle sale sembra essere la più difficile da gestire: immagino che produttori e regista siano molto preoccupati… devono ancora una volta stupire e meravigliare lo spettatore, ma come fare? Se la risposta è: fare le stesse cose dei primi due film, ma raddoppiandone la quantità e l’intensità, allora forse c’è qualcosa che non va! Ed è proprio quello che succede in Pirati dei Caraibi - Ai confini del Mondo.
Questo è il principale difetto del film che, beninteso, rimane una pellicola godibilissima per grandi e piccini, pur restando nel filone del puro entertainment.

Mesi fa ci eravamo lasciati con Elizabeth e Will Turner che si uniscono al vecchio rivale Barbossa per cercare di salvare Jack Sparrow dalle grinfie dello spettrale Davy Jones, mentre il pirata fantasma si allea con la Compagnia delle Indie Orientali e semina distruzione nei mari. Ma la situazione ben presto si arricchirà di nuovi personaggi, mentre le alleanze si formeranno e si scioglieranno freneticamente, perché ognuno di loro ha un obiettivo da raggiungere, incompatibile con quello degli altri…

L’inizio del film è sorprendentemente cupo e soffocante e introduce subito lo spettatore nell’atmosfera giusta. La prima mezz’ora è tra le più riuscite dell’intera trilogia, intensa, vibrante, angosciante, spettacolare. Poi la trama inizia a diventare intricata con continui doppi giochi e salti di campo, nuovi personaggi e nuove tematiche vengono introdotti (alcuni senza essercene validi motivi) per poi magari risolversi in un nulla di fatto, la sceneggiatura presenta qualche buco e i personaggi a volte fanno cose incomprensibili. Insomma i classici difetti che presentano le pellicole “esagerate” di cui parlavo prima, in cui c’è troppa carne al fuoco e inevitabilmente qualche pezzo rimarrà crudo e qualcuno brucerà.
Ma pazienza! Perché il film resta sempre su livelli buoni, e alcune pause nel ritmo, cali di tensione, gag non sempre riuscite e il gigioneggiare di Johnny Deep vengono ampiamente compensate da grandiose (veramente grandiose) scene di combattimenti, naufragi, abbordaggi e quant’altro può capitare ad una ciurma di pirati… il tutto sullo sfondo di località tanto esotiche quanto sorprendenti.
Una vera manna di effetti speciali, tutti meravigliosi che riempiono gli occhi e i sensi dello spettatore. Da questo punto di vista ci si attendeva molto e vi assicuro che non c’è da restare delusi.
A stemperare il tutto ci sono le ormai familiari gag regalateci da uno Sparrow sempre più fuori di testa e dalle macchiette che abbiamo già imparato a conoscere: i due pirati imbranati, la scimmietta e i due soldati compassati.
Perciò, lo spettacolo scivola via, tra tradimenti e doppi giochi, battaglie e viaggi straordinari, amori e vendette, con un incedere epico e divertente allo stesso tempo. Per poi convergere nel pirotecnico finale, in cui tutti, ma proprio tutti, i personaggi vecchi e nuovi della saga collideranno nell’apocalittica resa dei conti conclusiva. Ho detto conclusiva? A guardare le ultime scene qualche dubbio viene, ma lascio a voi il giudizio in merito: finale aperto o ciclo concluso che si ripete all’infinito?

Mi accorgo di aver dato un giudizio positivo sul film senza nemmeno aver parlato del suo principale pregio… la coralità della narrazione. Se il primo episodio aveva Will Turner come personaggio principale (e data l’insipidezza interpretativa di Orlando Bloom non era certo un pregio…), il secondo film vedeva Jack Sparrow come indiscusso protagonista. Ma in Pirati dei Caraibi - Ai confini del Mondo è veramente arduo scegliere il protagonista: Jack Sparrow? Elizabeth Swann? Barbossa? Davy Jones? Will Turner?
Tutti loro, a turno, assurgono a ruolo di personaggi principali, rendendo varia la narrazione e mantenendo desta l’attenzione nonostante i 168 minuti di proiezione. E tutti ne vengono arricchiti, donandoci caratterizzazioni compiute e convincenti. Per fortuna l’esagerazione di trama e azione e l’orgasmo continuo di effetti speciali non hanno nociuto in questo aspetto e la conclusione della saga, oltre all’esplosiva risoluzione di tutte le trame, ci ha regalato anche personaggi a tutto tondo.
Anzi, resta un po’ di rammarico su alcune figure secondarie particolarmente azzeccate, che avrebbero meritato maggiore spazio. Chissà, magari in un eventuale quarto episodio…

Tutti bravi gli attori, anche se in fondo non avevano ruoli particolarmente impegnativi: Johnny Depp mattatore come al solito, anche se a volte insiste troppo nelle gag e diventa ripetitivo, ottimi i “cattivi” Geoffrey Rush e Bill Nighy (nei panni di Barbossa e Davy Jones), brava Keira Knightley a destreggiarsi nelle scene d’azione e che ci regala pure un pizzico di malizia… ma bravi un po’ tutti, con una menzione particolare per Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones, totalmente a suo agio nei pittoreschi panni da pirata. Scialbo come suo solito Orlando Bloom, che però fa sempre presa sulle ragazze e in questo modo si guadagna la pagnotta.

Un film che vale la pena di guardare, lasciandosi trascinare dal grande spettacolo messo in scena, un po’ macabro e un po’ circense, godendoselo con spirito da bambino, senza troppo dannarsi di capire ogni nodo della trama e senza crucciarsi per i dialoghi un po’ stereotipati. Il divertimento non mancherà.

Mario Colasuonno