Sfuggito
miracolosamente alla cattura degli uomini del re d’Inghilterra,
il capitano Jack Sparrow (Johnny Depp) viene a sapere che
qualcuno si sta spacciando per lui, radunando l’equipaggio
di una nave. Investigando, ritrova Angelica (Penelope Cruz),
una donna che appartiene al suo passato. La donna lo costringe
ad imbarcarsi a bordo della Queen Anne’s Revenge, la
nave del minaccioso pirata Barbanera (Ian McShane), coinvolgendolo
in un’avventura per arrivare alla mitica Fontana della
Giovinezza, durante la quale non saprà se deve temere
di più Barbanera o la donna del suo passato. Sulle
loro tracce c’è però Barbossa (Geoffrey
Rush), vecchia conoscenza di Sparrow che, divenuto corsaro
al servizio della marina inglese, riceve l’ordine di
catturare Sparrow e fermare Barbanera.
Prodotto
dalla Walt Disney Group insieme a Jerry Bruckheimer (“Armageddon”,
“Bad Boys”), “Pirati dei Carabi: Oltre i
confini del Mare” è il quarto episodio della
saga sul pirata Jack Sparrow dopo la trilogia diretta da Gore
Verbinski, qui sostituito dal brillante Rob Marshall (“Chicago”,
“Nine”, “Memorie di una Geisha”).
Il film ha una trama ispirata al romanzo di Tim Powers “La
Fontana della Giovinezza”, scritta da Ted Elliott, sceneggiatore
della precedente trilogia dei Pirati nonché autore
degli script di numerosi successi cinematografici come “Alladin”,
“Shrek”, “La Maschera di Zorro” e
“National Treasure”. Aggiungendo a tutto ciò
anche la verve dei protagonisti Johnny Depp, Penelope Cruz
e Geoffrey Rush, il risultato finale doveva essere come minimo
divertente, ma invece ci ritroviamo di fronte ad un film d’intrattenimento
totalmente inferiore alle aspettative, che non riesce a raggiungere
neppure la sufficienza. Dopo tre puntate cinematografiche
è più che evidente come le idee scarseggino
al punto tale che questo nuovo “Pirati dei Carabi”
si riveli non solo il capitolo più debole dell’intero
franchise, ma anche un prodotto poco intrigante. La sceneggiatura
è povera di sbocchi narrativi interessanti, con incipit
che risultano abbastanza superficiali sia a livello di storia,
sia di sviluppo dei personaggi, portando avanti un’esposizione
traballante costituita quasi solo da siparietti sensazionalistici
e tiepide gags umoristiche che riprendono in maniera stantia
la tradizione dei gloriosi swordfighting movies (genere
che ha prodotto superbi capolavori come “Capitan Blood”
o “il Corsaro dell’Isola Verde”, tanto per
fare due titoli).
Viene
così imbastito il solito carrozzone di luci e colori
che risulta molto più vacuo e meno divertente dei film
precedenti, con sequenze d’azione girate in maniera
concitata e poco chiara da un Rob Marshall incapace di adattare
il suo stile alle atmosfere di un film fantasy-avventuroso,
tra l’altro, realizzato con meno risorse economiche.
Il tutto risulta un guazzabuglio di duelli, inseguimenti improbabili
ed ambientazioni esotiche in cui il protagonista Sparrow si
muove sempre in maniera disinvolta (ma più che
altro per idiozia dei nemici/inseguitori), risultando
però anche gratuita e ripetitiva. Il personaggio di
Johnny Depp è un sicuro motivo di interesse, ma con
la sua mimica fisica ed espressiva non può reggerne
da solo il peso dell’intero film, la cui narrazione
risulta povera di idee e dall’incerto approccio registico.
Senza il supporto di una trama né di una regia convincente,
Jack Sparrow finisce per soccombere al nemico più insidioso
ed imprevisto: la noia del pubblico.
Paolo
Pugliese