Lake
Victoria, Arizona. Ogni anno la popolazione di questa tranquilla
località passa da 5mila a 50mila abitanti durante le
"vacanze di primavera": una settimana di sole, mare
e baldoria per gli studenti americani. Ma quest'anno i vecchi
abitanti del luogo non dovranno fare i conti solo con le sbronze
e gli schiamazzi dei vacanzieri, ma anche con l’arrivo
di nuovi, mortali, residenti: quando una scossa tellurica
apre un varco con un lago sotterraneo, liberando dai fondali
banchi di Piranha preistorici carnivori, a Lake Victoria si
scatena morte e terrore. Lo Sceriffo Julie Forester (Elisabeth
Shue), insieme al suo vice Fallon (Ving Rhames), scopre la
minaccia e si adopera per evitare una strage tra i bagnanti,
mentre il figlio Novak (Adam Scott) rimane intrappolato insieme
alla fidanzata Kelly (Jessica Szohr) ed altre persone su una
barca in avaria in mezzo al lago, che sta per affondare, circondata
da centinaia di Piranha famelici.
Dopo
aver diretto il remake di un cult-movie come “Le Colline
hanno gli Occhi” (a detta di molti migliore dell’originale),
il giovane e talentuoso regista francese Alexander Aja recupera
un altro celebre titolo horror di oltre trent’anni fa
come “Piranha”, dirigendo e producendone il terzo
sequel a distanza di quasi tre decenni dal secondo episodio
che, ricordiamo, fu diretto da un esordiente James Cameron,
futuro regista di successi come “Terminator”,
“Titanic” ed “Avatar”.
La trama di questo “Piranha 3D” ricalca più
o meno fedelmente quella de “Lo Squalo” di Steven
Spielberg, film che inaugurò il genere Horror con belve
assassine; un omaggio reso ancor più evidente dalla
presenza di uno dei suoi interpreti, Richard Dreyfuss, che
apre il film sacrificandosi nel ruolo-cameo di prima vittima
della furia dei pesci assassini. La pellicola si presenta
come un affettuoso omaggio al cinema horror degli anni ’70,
contenendone tutti gli elementi principali: l’ambientazione
marittima, la calma che procede la tempesta, i primi attacchi,
lo sceriffo tosto (qui una donna), il giovane eroe sottovalutato
che dimostrerà invece il suo coraggio, la bella da
salvare ed i bambini in pericolo, una pletora di imbecilli
pronti ad essere puntualmente sbranati, donne nude e seni
al vento. L’omaggio cinematografico non è né
scontato né fine a sé stesso, grazie all’inventiva
e al talento visivo di Aja, il quale realizza un film che
è sì un calderone di citazioni, ma che non si
limita affatto ad una semplice copia di quanto già
visto altrove, bensì ad una rielaborazione dei vari
archetipi stilistici del genere cinematografico.
Il
film diverte, con un impianto narrativo tanto semplice e lineare,
quanto visivamente spettacolare e thrilling; la regia di Aja
è tecnicamente ineccepibile, con ottime riprese subacquee,
un ritmo serrato in fase di montaggio ed un’effettistica
Splatter (specie nella seconda parte, con il massacro dei
bagnanti), creativa ed efferata, che riporta sul grande schermo
la cruda iconografia horror delle origini del genere, non
adatta ad un pubblico facilmente impressionabile: mutilazioni
e scarnificazioni vengono mostrate in maniera brutale, senza
auto-censure e con un tocco di umorismo nerissimo, come l’
esempio della pornostar dilaniata, di cui rimangono solo le
protasi, oppure la trasgressiva sequenza del pene di uno dei
protagonisti. Nel suo piccolo, “Piranha 3D” ha
dunque il pregio di osare, tra l’altro usando in maniera
non gratuita l’effetto 3D in sequenze dallo spettacolare
impatto visivo; per gli amanti del genere Splatter, insomma,
costituisce una ventata di aria fresca dopo decine e decine
di mediocri pellicole horror fintamente truci ed eccessivamente
patinate per far realmente paura.
Sul fronte del cast, bypassando la presenza dei giovani Adam
Scott e Jessica Szohr (lei è bravina comunque), fa
piacere ritrovare attori come Elisabeth Shue (chi se la ricorda
ne “Il Santo” o il “Karate Kid” originale?),
e Christopher Lloyd (lo scienziato di “Ritorno al Futuro”),
mentre Ving Rhames (“L’Alba dei Morti Viventi”)
e Dina Meyer (“Starship Troopers”, “Saw”)
appaiono in ruoli un po’ troppo sacrificati; da annotare
la comparsata gaudente di Eli Roth (regista dei due “Hostel”
e di “Cabin Fever”, ma anche attore per Tarantino
in “Bastardi senza Gloria”) e la presenza di due
tra i più antipatici bambini apparsi al cinema negli
ultimi anni.
Marco
Valerio