Un’amicizia
durata 40 anni e un profondo legame è quello che il
regista Wim Wenders ha deciso di presentare e rappresentare
in questo suo film; un documentario che
è stato un’impresa lunga nella realizzazione
e anche nella progettazione.
La coreografa Pina Bausch, grande amica di Wim Wenders, si
è spenta poco prima della realizzazione di questo film,
dopo un lungo lavoro di ricerca e stabilità di immagini;
il risultato finale sarebbe andato perso se il regista non
avesse deciso di prendersi una pausa per elaborare il lutto
e per portare avanti questo, che come lui stesso ammette,
è un film per Pina e su Pina, su tutta la sua voglia
di ballare e di entusiasmare le persone che hanno avuto la
fortuna di conoscerla e di lavorare al suo fianco. Una delle
affermazioni più belle e più vere di questa
artista è stata senza dubbio questa: “Balliamo,
balliamo, altrimenti siamo perduti”. In essa, Pina
Bausch ha voluto racchiudere tutta se stessa, la sua essenza
di vita, che l’hanno condotta dalla più tenera
età di 14 anni a dedicarsi alla danza e alla rappresentazione
più viva di essa. Un modo di dedicarsi a questo mondo
unendo una totale libertà creativa abbinata ad altre
espressioni visive quali l’opera, la musica, il teatro,
la scultura, la pittura, e la fotografia, creando un affresco
unico e completo in cui far muovere il corpo umano senza gabbie
o schemi rigidi, e senza costrizione alcuna.
“Tanztheater”, teatro e danza, così come
Pina Bausch decise di chiamare questa sua essenza e nuova
espressione di vita, è ciò che le darà
fama per la capacità di far muovere i ballerini, lontani
dai canoni della danza tradizionale, facendoli interagire
sul palco nell’assoluta scelta di mezzi espressivi,
per impedire l’inibizione nei movimenti che dovevano
essere fluidi, naturali. Dopo 30 anni, Pina Bausch è
un’icona di questo nuovo modo di intendere la danza
e i suoi ballerini sono ormai da esempio per la loro capacità
di librarsi sul palco: un ambiente che evoca spazi poetici,
o paesaggi esterni che vengono visualizzati all’interno
di un teatro, in cui indossare le proprie emozioni, rappresentando
la vita di tutti i giorni. Sia con vesti minimaliste o con
sgargianti abiti da sera, i ballerini mettono a nudo se stessi
danzando in coreografie vorticose e impegnative in cui esplicano
la loro anima, così resa visibile.
Wim Wenders voleva molto bene a Pina Bausch, stringendo una
grande amicizia durata mezzo secolo, a cui ha voluto rendere
omaggio: una persona dotata di talento, genuina con se stessa
e con gli altri, e leggera nel suo modo di vivere la vita
così come le emozioni a teatro. Un 3D la cui realizzazione
è stata lunga e travagliata, in cui ci si è
dovuti preparare, documentare, imparare, usando come esempi
gli ultimi film di nuova generazione: immagini in movimento
al doppio della velocità, utili a ricreare le scene
di ballo che, altrimenti, non avrebbero retto sul normale
schermo di un cinema. Una terza dimensione che qui ha partorito
un’opera, un’allegoria, di ballerini, suoni e
colori, e una immensa felicità: una gioia che Wenders
ha voluto dedicare a chi ha conosciuto realmente Pina Bausch.
Uno spirito libero, un’anima radiosa, ma soprattutto
una grande amica indimenticabile.
Alessandro Cristofaro