Tatto
dal libro-biografia scritto da Walter Veltroni, il nuovo film
di Riccardo Milani (“Auguri professore”, “Il
posto dell’anima”) racconta l’esistenza
breve e tormentata del geniale pianista jazz Luca Flores.
La madre del ragazzo muore in un incidente stradale in Kenia,
dove la famiglia, composta dai quattro figli, vive al seguito
del padre che viaggia di continuo per lavoro. Il piccolo Luca
si sente responsabile di quella morte. Da grande Luca frequenta
e si diploma brillantemente al conservatorio e rapidamente,
viste le sue doti fuori dal normale, diviene un jazzista noto.
Purtroppo
però il senso di colpa per la morte della madre continua
tormentare il suo spirito, sempre di più. Luca non
riesce ad esprimere le sue emozioni se non nella musica, non
riesce a gestire e perde un grande amore e alcune amicizie
importanti. Intanto, nonostante i successi nella musica, cade
pian piano nella follia, davanti all’impotenza dei fratelli
e del padre che cercano senza risultati di recuperarlo.
“Piano,
solo” è scritto per lo schermo in maniera asciutta,
precisa e diretta. Cattura l’attenzione e i sentimenti
dello spettatore dall’inizio alla fine e la bravura
dell’intero cast, aggiunta alla solidità dell’apparato
tecnico e visivo (ottima la fotografia di Arnaldo Catinari)
rende il film più che degno di essere visto. Certo
si può rilevare un certo accademismo, cioè un
certo essere “educati” dal punto di vista formale
che nel complesso toglie un po’ di forza all’operazione,
visto anche il tipo di storia piuttosto dura, ma si tratta
davvero del pelo nell’uovo. È un vero peccato
che il botteghino sia rimasto sostanzialmente indifferente
al film.
Bruno
di Marcello