Dopo
aver recentemente saccheggiato con alterne fortune la letteratura
(Il Signore degli Anelli), i fumetti (X-Men,
Transformers e G.I.Joe, solo per dire i più
recenti) e persino i manga (Astroboy), il cinema
di svago di Hollywood torna nuovamente ai libri per ragazzi,
scegliendo di produrre un film tratto dalle storie di ambientazione
mitologica di Rick Riordan.
Ma il rischio di scadere nel ridicolo è forte dati
i precedenti sul tema (vedi Troy).
La storia, senza troppo svelare per non togliere la sorpresa,
ha per protagonisti un piccolo gruppo di teenager che in realtà
sono semidei, cioè figli di umani e divinità
greche, coadiuvati da altre creature mitiche, come i satiri
e i centauri. Il protagonista, Percy Jackson, ha la (s)fortuna
di essere il figlio di Poseidone, uno dei tre “pezzi
grossi”dell’Olimpo insieme a Zeus ed Ade; il ragazzo
conduce la classica esistenza normale in attesa del classico
evento paranormale (la falsa accusa di aver rubato la
folgore di Zeus), che nel più classico (che
altro?) dei copioni lo vedrà scoprire la sua vera
natura e darsi da fare, sfruttando i suoi poteri divini in
vista di uno scopo superiore, ovvero la (solita)
salvezza del mondo dalla minaccia di una guerra tra Zeus e
gli altri Dei dell’Olimpo.
La
regia, affidata al veterano Columbus, che già ha esperienza
con il genere fantasy per aver diretto i primi due episodi
di Harry Potter, realizza un film, pensato soprattutto
per un pubblico molto giovane, senza però scadere nell’umorismo
da caserma o presentare trame insulse. La sceneggiatura non
presenta niente di nuovo, ma i protagonisti fanno del loro
meglio per render appassionante una storia già vista
e rivista, dando atto agli sceneggiatori di non essere caduti
nella trappola del film eroico e serioso, ma di aver inserito
numerosi elementi brillanti, lasciando che gli attori garbatamente
prendessero in giro se stessi e la storia.
Degna di menzione, ad esempio, è la scelta di presentare
Ade come un musicista maledetto, tutto hard rock e acidi,
il classico tipo che ti aspetteresti vedere in un ambiente
gotico e un tantino cupo come l’Inferno.
E che dire del mito (rivisitato) dei mangiatori di loto che
se ne stanno beatamente in ozio in un casinò di Las
Vegas, oppure dell’Inferno che ha sede ad Hollywood?
Nonostante tutto questo e nonostante una trama lineare ma
garbata, effetti speciali più che discreti ed un cast
di attori famosi (Uma Thurman, Pierce Brosnan, Rosario Dawson,
Sean Bean, Catherine Keener) che accompagnano i giovani protagonisti,
Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo rimane
un film di grana grossa, superficiale nella caratterizzazione
dei personaggi e nell’uso di tutti gli archetipi della
mitologia greca che, se usati con maggiore attenzione, sarebbero
risultati di maggior fascino piuttosto che di semplice corollario
visivo alle vicende di Percy.
Gli sceneggiatori non sono quindi esenti da colpe: le note
stonate del film, oltre alla trama non proprio originalissima
(solo in parte imputabile al romanzo, dato che meno della
metà del primo libro è stata portata sullo schermo),
comprendono diverse modifiche meno che necessarie alla storia
originale, come l’età dei protagonisti dei libri,
circa 12 anni, che viene portata a 17-18, un po’ per
rendere più avvincenti i combattimenti, un po’
per introdurre l’immancabile storia d’amore tra
i figli di Atena e Poseidone.
In
conclusione il film entusiasmerà soprattutto gli spettatori
più giovani, risultando invece un po’ troppo
leggero e in fin dei conti deludente per quelli più
adulti.
Piccola curiosità mitologica: ma non era Vulcano, pardon
Efesto, a fabbricare le folgori in serie, tipo catena
di montaggio?
Giulio
Pesce